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Home - Approfondimenti - Analisi - Nuova Ostia: microstoria di un disastro annunciato

Nuova Ostia: microstoria di un disastro annunciato

di Roberto Polillo
14 Novembre 2017
in Analisi

Conosco Nuova Ostia dalla fine degli anni ’70. Ho abitato nei pressi di Piazza Gasparri per circa un anno,  perché a quei tempi a Roma non si trovavano appartamenti in affitto e  perché volevo vivere in un posto di mare. Non sapevo nulla del quartiere, dove non ero mai stato prima, e dove non credo sarei andato se lo avessi conosciuto.

 

Il quartiere come si presentava

La piazza Gasparri, dove al posto del bitume delle strade c’era ancora la sabbia del mare, era al  centro di una sorta di quadrilatero: davanti il mare,  a destra l’idroscalo con le sue fatiscenti baracche dove il 2 novembre 1975 era stato ucciso Pasolini,  alle spalle le case popolari  occupate da abusivi e non e a sinistra gli appartamenti in cortina, in uno dei quali alloggiavo.

Le palazzine in cortina erano state concepite come seconde case e come tali non avevano nulla delle case popolari che si trovavano alle spalle della piazza; grandi balconi, doppi servizi  salone di rappresentanza etc. Erano state acquistate da gente comune che voleva una casa al mare e che in breve tempo si era ritrovata con un pugno di mosche. Dopo l’arrivo dei senza casa e dei baraccati che avevano occupato le case popolari (ancora con i balconi senza ringhiere in metallo)  i prezzi delle case erano crollate perché il quartiere si era trasformato in un ghetto senza speranza.

Di fatto le case in cortina erano state affittate o subaffittate (in genere senza alcun contratto) alle diverse etnie che in quegli anni transitavano per Roma. Al piano di sotto vivevano gli ebrei russi: cucinavano fin dal mattino salame, vociando rumorosamente e subito dopo si recavano sul pontile per vendere le loro mercanzie, dai cannocchiali alle Laika alle matrioska, trasportate in buste di plastica a righe.

Al piano di sopra la casa era stata affittata ad africani ( sedicenti studenti) che vi avevano aperto un locale da ballo con tanto di orario di servizio. Inutili le numerose proteste degli altri inquilini, ed infatti un giorno il nostro vicino, addetto alla sicurezza di Fiumicino, esasperato dai rumori, affrontò  i ballerini con la pistola in pugno per mettere fine a quel trambusto insopportabile. Nelle vie adiacenti c’erano gli zingari e ancora più là un gruppo di sardi ed abruzzesi, trasferitisi in blocco nel quartiere.  Al portone accanto abitava Pietrino il criminale di cui spesso si raccontavano le imprese. I negozi  erano quasi tutti abusivi: lo spaccio di frutta e verdura con un gestore donna consumata dagli anni e gli stenti,  che faceva battute salaci sulla lunghezza  di zucchine o banane;  i bar,  con la latteria dove entravi sempre con timore,  e soprattutto i garage. A Nuova Ostia  non si poteva parcheggiare la macchina in strada, perché immediatamente l’avresti ritrovata con il vetro rotto. E quindi dovevi custodirla nel garage a pagamento (abusivo) ricavato negli scantinati dei palazzi. E in uno degli scantinati trovavi anche  la sede del PCI con i suoi militanti e relativa vendita domenicale dell’Unità. Nel quartiere c’era anche un presidio di Sant’Egidio, attivo tutt’ora, a cui negli ultimi anni si è aggiunta CasaPound.

Il quartiere era un enclave, una  sorta di set di The Truman show sul degrado, isolato dal resto del mondo e collegato ad Ostia Città tramite due autobus lo 01 e lo 02  che spesso venivano fermati da malintenzionati e i cui viaggiatori ( rassegnati) derubati dal poco che avevano.

Nonostante questo il lungomare, malconcio come fosse uscito da un bombardamento,  esprimeva una sua struggente bellezza e  nel quartiere potevi incontrare persone più che degne che affrontavano quella condizione di vita drammatica con decoro, onestà e quella scanzonatezza che è un tratto peculiare dei ceti popolari di Roma

 

La svolta degli anni ’80-‘90: dalla strage per droga  al Porto di Ostia

Gli anni ’80 vedono la grande trasformazione del quartiere: Piazza Gasparri diventa la piazza più importante di Roma per lo spaccio di eroina e decine di giovani passano dal consumo di ero alla malattia e alla morte per HIV. Si perde in pochi anni  una intera generazione, sotto lo sguardo impotente dei volontari di Sant’Egidio, mentre le  famiglie criminali rafforzano il loro potere accumulando capitali con cui corrompono e impongono la loro forza. In un continuum temporale che arriva immodificato fino ai giorni nostri. Unico intervento strutturale nel quartiere è la costruzione del porto di Ostia iniziato negli anni 2000 e conclusosi con le note vicende giudiziarie che portano nel 2015 al sequestro della struttura e all’arresto del suo Presidente  Mauro Balini e di tre suoi sodali con l’accusa di associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta. Una grande struttura che forse oggi potrebbe risorgere e aprire una pagina nuova se sarà scritta con il raro inchiostro della trasparenza e dell’interesse per la collettività

 

Il quartiere come si presenta oggi

La sentenza emessa dai giudici di piazzale Clodio nell’ottobre 2017 e relativa al processo “Sub Urbe” è la certificazione di come gli Spada e le altre famiglie si siano impossessate  e tengano in pugno Nuova Ostia e non solo .  Sette imputati del clan Spada vengono condannati ad oltre 56 anni di carcere. Gli stessi imputati, ai quali è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso, saranno costretti a sborsare un il cospicuo risarcimento richiesto dalle parti civili: Libera, la Regione Lazio, Roma Capitale, l’Associazione Caponnetto, SOS impresa e le famiglie delle vittime.
“Gli episodi violenti si caratterizzano come affermazione di supremazia sul territorio. Sono espressione di una strategia articolata che vede un’organizzazione criminale su base familiare, quella degli Spada, cercare di affermarsi su Ostia” scrivono i giudici nel dispositivo della sentenza. La loro strategia criminale : “Depotenziare i Baficchio (un’altra famiglia mafiosa operante nel quartiere) . Acquisire gli ambiti criminali e territoriali dove operavano. Realizzare fatti con modalità tali da rendere palese la successione criminale”. Gli strumenti utilizzati per l’affermazione del proprio dominio quelli di sempre: le intimidazioni, gli schiaffi umilianti in pubblica piazza, le estorsioni, le gambizzazioni, la gestione delle case popolari e le spedizioni punitive. L’antica rivalità tra i Fasciani e i Triassi, lascia il posto a quelli che un tempo erano i loro alleati: Gli Spada e i Baficchio. Gli scontri diventano all’ordine del giorno. Due uomini (Galleoni e Antonini) vengono freddati  in pieno giorno e in pubblica via  a cui seguono  azioni dimostrative tra cui la gambizzazione di Massimo Cardoni proprio fuori dal supermercato che ‘proteggeva’”.

 

La vicenda della giornalista Federica Angeli di Repubblica

A svelare il grave inquinamento mafioso del quartiere contribuiscono le inchieste della giornalista Federica Angeli che fa luce sulla vicenda dello stabilimento balneare Orsa Maggiore la cui concessione viene revocata ai precedenti gestori, che ne erano titolari da molti anni e, nel giro di cinque giorni, è affidata a esponenti di uno dei tre storici clan criminali locali, gli Spada. A questo fanno seguito altre inchieste e subito arrivano le minacce. La giornalista subisce poi insieme alla sua troupe  un sequestro durato diverse ore da parte dello stesso clan  che riesce a filmare e che pubblica sul sito di repubblica. La vicenda diventa ancora più grave quando la Angeli è testimone involontaria di un conflitto a fuoco tra  due esponenti del clan Spada  e due uomini del clan Triassi che, nonostante l’omertà dei numerosi presenti,  è l’unica a  denunciare ai Carabinieri. Da allora la Angeli è sotto scorta ma, con incredibile coraggio, non accetta il suggerimento di lasciare Ostia per non cedere al potere criminale. E’ dunque il questo clima che va letto il selvaggio  pestaggio dell’inviato di Nemo da parte di Roberto Spada a cui fa seguito  l’ arresto  di quest’ultimo con l’accusa di violenza e comportamento mafioso.

 

Il fallimento della politica

Nuova Ostia è la dimostrazione del fallimento della classe politica che ha amministrato Roma e il Municipio di Ostia negli ultimi 20 anni. Un patrimonio naturalistico di rara bellezza: il lungomare, la pineta di Castelfusano, l’idroscalo, il porto vecchio  di Fiumicino e il suo faro , sono stati abbandonati al degrado e allo strapotere della criminalità. Una criminalità avvezza all’uso sfacciato della forza e della intimidazione, ma soprattutto abile nella corrompere i colletti bianchi, i funzionari dello Stato  e i politici delle diverse appartenenze. Emblematico il caso dello scioglimento per mafia dell’ultimo Consiglio circoscrizionale guidato da un presidente eletto nelle liste del PD. Un Partito arrivato primo ai tempi di Veltroni e ultimo  alle elezioni di pochi giorni che hanno visto il successo dei 5 stelle e delle destre, oggi al ballottaggio.

Una storia quella di Ostia che del resto non è molto dissimile da quelle di altre periferie difficili come San Basilio, Tor Sapienza, Ponte di Nona e Tor bella Monaca, definite da Franco Gabrieli come le più a rischio di Roma. Le strade di Nuova Ostia, come ho potuto vedere sui  telegiornali di questi giorni,  sono esattamente quella di  35 anni fa; identico il degrado, la sporcizia e il disordine. Anche via Forni , dove ho abitato,  è la stessa, ma il quartiere nel suo complesso è decisamente   peggiorato. A quei tempi i baraccati che avevano trovato o occupato casa avevano comunque migliorato le loro condizioni materiali di vita. Certo lo spaesemento e il ritrovarsi confinati in una enclave deve avere avuto l’effetto di una apocalisse culturale. Eppure c’era la speranza di una nuova vita che cominciava. Una speranza che oggi nessuna persona senziente del quartiere  riesce a vedere e che è forse la causa del successo di CasaPound e del suo 19% di consensi.

Roberto Polillo

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