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Home - Approfondimenti - Interviste - Panzarella (Feneal), dal governo gravi passi indietro sulla sicurezza. Al settore serve una politica industriale

Panzarella (Feneal), dal governo gravi passi indietro sulla sicurezza. Al settore serve una politica industriale

di Tommaso Nutarelli
28 Marzo 2024
in Interviste
Panzarella (Feneal), dal governo gravi passi indietro sulla sicurezza. Al settore serve una politica industriale

“Sulla sicurezza dobbiamo registrare un passo indietro da parte del governo. Servono interventi sostanziali non misure di facciata”. Vito Panzarella, segretario generale della Feneal Uil, riassume così le scelte dell’esecutivo in materia. “Per questo – afferma – la risposta degli edili di Uil e Cgil sarà lo sciopero di 8 ore il prossimo 11 aprile”. Il sindacato guidato da Panzarella esprime tutta la sua insoddisfazione per il decreto sicurezza e per quanto la maggioranza intende fare per la patente per le imprese che operano nei cantieri. Eppure, afferma, l’edilizia è uno dei settori più colpiti dalla piaga delle morti bianche. Un settore nel quale si è aperta un’importante stagione di rinnovi, alcuni già portati a casa altri ancora da conquistare come quello dell’edilizia, e sul quale, sostiene Panzarella, pesa l’assenza di una politica industriale che abbia una visione complessiva del paese.

 

Panzarella il suo sindacato è in piena compagna contrattuale. A che punto siamo?

A giugno scadrà il contratto dell’edilizia, che interessa oltre un milione di lavoratori, e ora stiamo mettendo a punto la piattaforma per la trattativa. L’ultimo rinnovo risale al marzo del 2022, poco dopo l’invasione dell’Ucraina. Un buon rinnovo sotto il profilo economico e normativo, che aveva posto attenzione al tema del sotto inquadramento e aveva ampliato la formazione. Si apre ora questo rinnovo, che secondo noi dovrà puntare molto sul recupero del potere di acquisto dei lavoratori. Anche le imprese hanno subito l’inflazione con l’aumento dei costi delle materie prime, ma è pur vero che la produzione è cresciuta ed è lì che si possono trovare le risorse. E poi dobbiamo mettere a terra tutto quello ottenuto nel precedente rinnovo.

Alcuni contratti sono già stati rinnovati.

Abbiamo sottoscritto quattro importanti accordi, quello dei materiali da costruzioni di Confapi-Aniem, quello del legno con Federlegno, l’edilizia per le imprese aderenti a Confapi-Aniem e quello del legno e dei lapidei per le pmi e le imprese artigiane. Rinnovi che interessano oltre 350mila lavoratori e nei quali abbiamo voluto dare una forte risposta alla questione salariale. La guerra in Ucraina, le varie tensioni internazionali e la crisi del canale di Suez hanno innescato una corsa dei prezzi e dell’inflazione che non si vedeva da almeno 15 anni. Con le imprese edilizie di Confapi abbia ottenuto risultati importanti anche sul sotto inquadramento, visto che il 70% dei lavoratori si trova al 1° o al 2° livello, e sulla formazione, come leva per salire di inquadramento. Con Federlegno la trattativa non è stata facile, particolarmente sul versante economico, ma alla fine abbiamo ottenuto un montante che nel triennio supera gli 11mila euro.

Altro tema centrale è quello della sicurezza. Il vostro settore è uno dei più colpiti e ci sono diversi tavoli aperti con il governo, da ultimo quello per l’introduzione della patente a punti per le imprese. Che cosa è emerso?

Il governo non ha minimamente coinvolto le parti sociali nella costruzione del decreto per la patente a punti per le imprese. C’è stato un secondo incontro tecnico al ministero del Lavoro, ma ancora non abbiamo ricevuto nessun testo. Noi avevamo una bozza unitaria risalante al 2011, che era il cuore politico della nostra proposta, e che rappresentava l’attuazione dell’articolo 27 del Testo unico sulla sicurezza del 2008, per la qualificazione delle imprese che operano nel settore edile. Una bozza che aveva avuto il benestare dell’Ance ma non degli artigiani che vedevano nella qualificazione un ulteriore appesantimento, soprattutto per le piccole imprese.

Come valutate le proposte avanzate dall’esecutivo?

Sul decreto siamo stati fin da subito molto critici. C’è un problema di metodo, perché il testo è stato costruito senza confrontarsi con il sindacato che è nei cantieri e che quindi conosce bene la realtà. C’è poi un problema sull’impianto generale, perché viene a mancare del tutto il tema della qualificazione. Per aprire un’impresa edile basta andare alla Camera di commercio. Negli anni del superbonus al 110% c’è stata una proliferazione di nuove realtà, e questo ha comportato un abbassamento dei livelli contrattuali e delle tutele per i lavoratori. Mentre la nostra richiesta è di allargare la qualificazione a tutte le imprese che operano nei cantieri temporanei e mobili anche se non sono edili, e agli autonomi. E poi dobbiamo segnalare anche delle criticità nei contenuti.

Quali?

Il decreto, in merito al contratto collettivo di riferimento, parla di quelli maggiormente applicati e non maggiormente rappresentativi. È una definizione generica, mai usata prima, pericolosa e non è figlia di una svista. L’allargamento della platea ad associazioni che rappresentano poco o nulla rientra nel modus operandi dell’esecutivo. Inoltre dietro a questa dicitura possono nascondersi contratti pirata, che magari sono identici al nostro dal punto di vista salariale, ma sono poveri sulle tutele o sulla formazione. Alla fine su questo punto abbiamo registrato una piccola apertura nel revisionare la dicitura su tutti i testi ministeriali, anche se non ci sono certezze. Per quanto riguarda il recupero crediti, abbiamo chiesto l’obbligo di corsi aggiuntivi di formazione non solo per il datore ma anche per tutti i lavoratori, e l’aggiornamento o la sostituzione dei macchinari quando sono causa di incidenti, perché non è raro che le aziende lavorino con macchine prese in affitto prive di controlli. Tra i motivi di riduzione dei punti riteniamo che vadano introdotto le malattie professionali, che sono in rapida crescita, e la presenza di lavoro nero, anche se non supera le soglie in base alle quali l’ispettorato del lavoro blocca l’attività. Nelle nostre richieste c’è anche l’estensione della patente alle imprese che hanno la certificazione SOA. Sono realtà che hanno ricevuto un’attestazione per lo svolgimento di uno specifico lavoro. Ma questo può essere un elemento di ulteriore qualificazione, non certo di esclusione dalla patente a punti. E, infine, che la decurtazione dei punti in caso di incidente avvenga subito, e non quando la sentenza è passata in giudicato. In questo modo si insinua il sospetto che la colpa sia del lavoratore, non si chiarisce quale grado di giudizio che si debba attendere e si permette all’azienda di continuare a operare.

Dunque che giudizio date al governo sulla sicurezza?

Dopo il crollo del cantiere di Firenze e la strage di Brandizzo, che hanno molto scosso l’opinione pubblica e avuto un forte risalto sulla stampa, senza dimenticare tutte le morti che ogni giorno avvengono nei luoghi di lavoro, speravamo che il governo prendesse sul serio il tema della sicurezza, e avviasse un confronto costruttivo con il sindacato. Purtroppo dobbiamo registrare un passo indietro. C’è un peggioramento dei contenuti del Testo unico sulla sicurezza, si punta molto sulle sanzioni e poco sulla prevenzione e la formazione, e anche la promessa di aumentare del 40% le ispezioni sembra una presa in giro. È dalla fine dell’emergenza pandemica che chiediamo maggiori controlli, specialmente in una fase che ha visto i soldi del 110% e le risorse del Pnrr. Servono 8mila nuovi ispettori e il governo ne assumerà 700-800, ma si tratta di una misura che avevamo già ottenuto con Draghi. Negli altri paesi c’è un ispettore ogni 10mila addetti, da noi uno ogni 40mila. C’è stata una deregolamentazione del subappalto, dove avvengono il 70% degli incidenti. Per gli appalti pubblici abbiamo ribadito l’applicazione del principio del pari trattamento economico e normativo per le aziende che operano in subappalto e, proprio per contrastare gli incidenti e le morti nei cantieri, che anche in quelli privati vengano estese le stesse regole del pubblico. Ma anche su questo aspetto c’è stata freddezza da parte dell’esecutivo. Sulla patente, al momento, sono previste solo sanzioni amministrative e non penali nel caso di irregolarità. Non c’è nessuna corresponsabilità delle imprese che subappaltano nella decurtazione dei punti quando si verificano gli incidenti, e che così possono continuare a scegliere le aziende non in base alla qualità e alle tutele per i lavoratori ma sul risparmio. Insomma ci aspettavamo interventi sostanziali e non di facciata. La sicurezza è un tema centrale, e il nostro settore è tra i più colpiti. Gli incidenti si combattono con il lavoro di qualità, con il contrasto al dumping contrattuale attraverso una legge sulla rappresentanza, mentre assistiamo a una frammentazione e a un impoverimento del lavoro e al proliferare di sindacati e associazioni di comodo che firmano contratti peggiorativi per il salario e le tutele. Tutti questi motivi ci hanno spinto a confermare, insieme alla Cgil, lo sciopero di 8 ore per l’11 aprile.

Uno sciopero alla quale la Cisl non prendere parte.

Pur essendoci sensibilità diverse all’interno del sindacato, siamo convinti che l’unità sia un valore aggiunto nella tutela dei lavoratori e che sulla sicurezza ci sia massima attenzione da parte di tutte le sigle.  A Firenze c’è stata una mobilitazione unitaria delle sigle locali. Ma non c’è stata la stessa unità al livello nazionale e neanche per lo sciopero che ci sarà ad aprile. È una scelta che da parte della Cisl non comprendiamo, perché condividiamo le stesse istanze presenti nella piattaforma unitaria.

Quali sono le prospettive per il comparto?

Le costruzioni sono un settore strategico, e se il Pil ha tenuto è anche grazie a noi. Ma dobbiamo uscire da una logica emergenziale per approdare a una vera politica industriale di ampio respiro. Dobbiamo sanare il gap infrastrutturale, accelerare sul Pnrr, incrementare gli investimenti e riqualificare molte zone, a partire dalle periferie. In altre parole serve una visione complessiva del paese che nell’agenda politica al momento è assente. La vicenda del superbonus è emblematica, perché serviva una pianificazione a lungo termine, che guardasse anche alle direttive europee. Anche i continui interventi del governo stanno mettendo in difficoltà imprese e cittadini, e se si decidesse di togliere lo sconto in fattura e la cessione del credito si andrebbe a colpire i ceti più bassi, e che da soli non hanno la forza economica per migliorare le proprie abitazioni. Noi siamo sempre stati favorevoli a rimodulare il superbonus, agganciandolo alla classe energetica e al reddito. In questo modo la misura sarebbe stata più leggera per i conti pubblici e avrebbe aiutato chi vive nelle periferie. Per cui si rischia di passare da una situazione di piena occupazione, con la nascita di 12mila nuove imprese in pochi mesi, e la difficoltà nel reperire manodopera, a una di segno del tutto opposto.

Parlando di infrastrutture, il ponte sullo Stretto si farà? Che posizione avete?

Non abbiamo mai avuto mai avuto una posizione pregiudiziale sul ponte. Ma vogliamo che ci sia l’assoluta garanzia sulla sicurezza dell’opera, viste le notizie che sono uscite dalla commissione tecnica, e che il ponte non diventi una cattedrale nel deserto, perché Calabria e Sicilia hanno bisogno di altre infrastrutture. Non lo so se il ponte si farà. Ad oggi non ci sono le coperture finanziare né alcun tipo di stima su quanti lavoratori potrebbe impiegare.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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