Nelle rituali kermesse del cinema, i film sono sempre stati di contorno. Più che sulle nuove uscite, l’attenzione si concentra sui lustrini, sulle facce (s)tirate, sugli abiti monumentali. Insomma, si parla di tutto fuorché della ragion d’essere lì. La Laguna non fa eccezione e anzi, qui tutto sembra amplificato: forse proprio per il nostro proverbiale provincialismo, per una crisi di mercato che morde i garretti agli indipendenti e la confusione che regna sovrana nei palazzi ministeriali, questa passata di polvere di stelle torna utile per occultare meglio i mali del nostro sistema produttivo e creativo. Ma se i signori Clooney confermano di essere i più charmant, Emma Stone invidiabilmente adatta a ogni taglio di capelli e Cate Blanchett elegante anche con la parannanza, qualcuno o qualcosa sempre si agita nelle retrovie.
L’anno scorso il casus fu l’arrembaggio della riforma del Tax Credit e dell’affaire Sangiuliano-Boccia. Quest’anno, invece, pur irrisolta la paralisi delle produzioni, la questione centrale è di altra natura. Autori, registi, attori e professionisti del cinema a vario titolo si sono riuniti nella sigla Venice for Palestine per richiamare l’attenzione sul genocidio della popolazione palestinese e sull’efferatezza dell’esercito israeliano “in violazione del diritto internazionale e umanitario nonché dei più basilari valori umani”. Per questo hanno inviato una lettera aperta (sottoscritta da oltre 1.500 firmatari) alla Biennale di Venezia, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, alle Giornate degli autori, alla Settimana internazionale della critica e ai professionisti del cinema e dell’audiovisivo, della cultura e dell’informazione. “Da quasi due anni a questa parte ci giungono immagini inequivocabili dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania. Assistiamo, incredulә e impotenti, allo strazio di un genocidio compiuto in diretta dallo Stato di Israele in Palestina”. Eppure, “mentre si accendono i riflettori sulla Mostra del Cinema di Venezia, rischiamo di vivere l’ennesimo grande evento impermeabile a tale tragedia umana, civile e politica. Lo spettacolo deve continuare, ci viene detto, esortandoci a distogliere lo sguardo – come se il ‘mondo del cinema’ non avesse a che fare con il ‘mondo reale’”. La richiesta è che “lo spettacolo si fermi” e che organizzatori e promotori prendano “una posizione netta e sostenere queste istanze”. L’ufficio stampa della Biennale ha risposto sinteticamente: “La Biennale di Venezia e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica sono sempre stati, nella loro storia, luoghi di confronto aperti e sensibili a tutte le questioni più urgenti della società e nel mondo”, ricordando anche la portata di alcuni titoli in concorso, quest’anno (The Voice of Hind Rajab che tratta della morte di una bambina palestinese di 5 anni nel 2024) come nelle passate edizioni. Risposta suffragata anche dal direttore artistico, Alberto Barbera, e dal presidente della Biennale, Pierangelo Buttafuoco.
Ma la legittimità di queste istanze è stata quasi immediatamente smontata da una seconda richiesta di Venice for Palestine, quella di ritirare gli inviti all’attrice Gal Gadot e all’attore Gerard Butler, entrambi protagonisti della pellicola di Julian Schnabel In the Hand of Dante alla sua premiere mondiale (fuori competizione) proprio a Venezia. “Chiediamo che venga ritirato l’invito a partecipare alla Mostra di Venezia a Gerard Butler, Gal Gadot e a qualunque artista e celebrità che sostenga pubblicamente e attivamente il genocidio. E che invece quello spazio venga messo a disposizione di una nostra delegazione che sfili sul red carpet con la bandiera palestinese”. Il peccato originale è che Gadot ha prestato servizio nell’esercito israeliano (è prevista la leva obbligatoria) senza prendere una posizione di netto contrasto contro la violenza dell’esercito nei confronti dei civili, mentre Butler ha partecipato a raccolte fondi per l’Idf (insieme a Robert De Niro, Arnold Schwarzenegger e Ashton Kutcher). A riguardo, l’opinione si è spaccata, anche tra i firmatari della lettera – tra gli altri, Paolo Sorrentino e Carlo Verdone (che al Corriere ha detto “Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo”). Barbera ha respinto con forza la richiesta affermando di non avere intenzione di applicare “alcuna forma di censura, nei confronti di nessuno”, così come Buttafuoco, per il quale “certamente qui mai potrà allignare la censura, mai potrà allignare l’atteggiamento coercitivo nei confronti della libertà di espressione”. Fatto sta che né Gadot e né Butler erano stati invitati, quindi la questione era un po’ morta sul nascere.
Intanto è attesa per la giornata di sabato 30 agosto una manifestazione organizzata da realtà politiche, associative e sindacali del Veneto cui hanno aderito anche i firmatari della lettera, che partirà alle 17 dall’approdo di Santa Maria Elisabetta al Lido per culminare davanti al Palazzo del Cinema, lungo il Gran Viale dell’isola al grido “Free Palestine. Stop al genocidio”. Presente anche la Cgil del Veneto. In questi mesi, spiega il sindacato, “abbiamo assistito a un massacro sistematico della popolazione civile di Gaza: bombardamenti su ospedali, scuole, campi profughi; interruzioni forzate di accesso a beni essenziali come acqua, cibo, elettricità e cure mediche; attacchi mirati contro operatori umanitari e giornalisti”. Alle inaccettabili decisioni del Governo israeliano “si somma l’uso sistematico della fame e della sete come strumento di guerra contro la popolazione civile palestinese che ha creato una situazione di carestia estrema, confermata pochi giorni fa anche dall’Onu”. Come Cgil del Veneto “condividiamo la profonda preoccupazione per la catastrofica situazione umanitaria a Gaza e per le azioni in corso del governo israeliano contro la Palestina, compresa l’espansione delle colonie israeliane illegali di Gerusalemme Est e Cisgiordania che prosegue indisturbata e chiede l’immediato cessate il fuoco”. Il sindacato, inoltre, sostiene le iniziative contro l’inasprimento delle operazioni militari della Striscia, come lo sciopero organizzato in Israele che ha coinvolto oltre 2 persone e la Global Sumud Flottilia.
“Aderiamo alla manifestazione del 30 agosto – quindi – per chiedere: lo stop immediato al massacro di civili a Gaza ; la fine dell’export di armi verso Israele; un cambio di rotta nella politica estera dell’Unione Europea e del Governo italiano; l’affermazione della diplomazia e del diritto internazionale come strumenti per risolvere i conflitti; il rilascio immediato degli ostaggi e la liberazione dei prigionieri politici palestinesi; il rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni Onu; il riconoscimento pieno dello Stato di Palestina . Non c’è giustizia senza pace, e non può esserci pace senza il rispetto dei diritti umanitari ”.
Inevitabile, infine, riprendere il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che così risponde alla lettera inviatagli dalla madrina della Mostra, Emanuela Fanelli: “Il cinema è parte essenziale della cultura italiana e ne esprime, nel mondo, il genio; trasmette e consolida bellezza, speranza, valori. Il contributo del cinema è particolarmente prezioso in questo periodo nella vita del mondo che manifesta sovente il bisogno di recuperare solidità culturale e senso di umana solidarietà”.
Elettra Raffaela Melucci