Non ho molto da aggiungere alle unanimi espressioni di cordoglio che hanno accompagnato la scomparsa di Valeria Fedeli. Avverto però il dovere di salutarla per l’ultima volta con un gesto di gratitudine per un evento che, a mio avviso, rende testimonianza della serena correttezza con la quale Valeria si rapportava, senza pregiudizi, con le persone. Quando Valeria era vice presidente del Senato promosse, nel 2016, un’iniziativa dedicata a Luciano Lama nel ventennale della sua morte con l’intervento del presidente del Senato Pietro Grasso, del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, dello storico Edmondo Montali e dell’ex amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti. Ricordo che Valeria mi fece chiamare dalla sua segretaria (anche lei ex Cgil) per invitarmi al Convegno, benché sulla mia persona gravasse ancora la fatwa della Confederazione. Valeria non aveva mantenuto soltanto un dialogo da lontano e occasionale con me, ma sapeva del rapporto speciale che mi legava a Luciano Lama e che era proseguito anche dopo la sua uscita dal sindacato. Ed era consapevole del mio diritto ad essere presente a prescindere da ogni discutibile ragione politica. Ricordo che mi sentii onorato per quell’invito e che presi parte alla iniziativa quasi con uno spirito di rivincita. Ebbi anche il piacere di incontrare in quella occasione Ottaviano Del Turco anche lui tra gli ospiti nonostante la presa di distanza della Cgil per le sue note vicende giudiziarie. Il destino riservava una sorpresa. Nello svolgere il suo discorso il presidente Pietro Grasso citò un passaggio di un articolo da me scritto e pubblicato sul Quotidiano nazionale a commemorazione della figura di Lama, definendomi “il suo amico”. Nella sala si avvertì un brivido di sorpresa, silenzioso ma talmente percepito che persino Grasso si fermò per qualche frazione di secondo roteando gli occhi sulla platea, come se fosse in attesa di una reazione di cui tuttavia non comprendeva le motivazioni. Valeria mi aveva redento. Gliene sono ancora grato.
Giuliano Cazzola



























