Acciaierie d’Italia (AdI) ha presentato un’istanza di autorizzazione alla proroga della Cigs per un massimo di 4.450 lavoratori, di cui 3.803 a Taranto. E’ quanto riferiscono fonti sindacali. La richiesta di proroga Cigs “decorrerà dalla data del 1 marzo 2026 per i successivi 12 mesi e comunque nell’ambito della gestione commissariale”, si legge nell’istanza presentata dall’azienda. I dipendenti di AdI in As sono 9.702.
“I concorrenti fattori avversi al regolare e proficuo svolgersi dell’attività produttiva e commerciale – scrive l’azienda nella richiesta di proroga della Cigs – hanno provocato e via via aggravato lo squilibrio dei fattori produttivi”. La cassa integrazione e il relativo piano di risanamento, sottolinea AdI, sono funzionali al superamento delle criticità e “risultano essenziali per la stessa sopravvivenza della compagine sociale”.
“Lo stato di fatto venutosi a creare quale risultante di più fattori concorrenti – si legge nella richiesta – impone un deciso e pronto intervento per riequilibrare i fattori produttivi mediante l’adozione di un piano di risanamento finanziario e di riassetto industriale, oggi imposto anche dagli obblighi connessi all’ammissione alla amministrazione straordinaria”. L’azienda procederà alla sospensione dei contratti di lavoro del personale addetto agli impianti ed amministrativo in relazione ai livelli produttivi consentiti dallo stato di fatto e dalle disponibilità finanziarie.
“I siti produttivi del gruppo a valle dello stabilimento di Taranto – aggiunge – subiranno le ricadute produttive del livello di produzione di acciaio, con conseguenti ripercussioni sul livello di saturazione degli assetti di marcia degli impianti e, quindi, sulla possibilità di impiego, in modo continuativo, di tutto il personale addetto in ambito produttivo e dei vari enti di staff e servizi. Conseguentemente, l’individuazione del personale da sospendere dal lavoro sarà effettuata con prioritario riferimento alle esigenze tecnico produttive”.
L’Azienda quindi avvia il rinnovo dell’ammortizzatore sociale per 4.450 unità in tutto il gruppo, per ulteriori 12 mesi, e chiede, come previsto dalle normative, l’avvio dell’esame congiunto presso il Ministero del Lavoro. Per i sindacati di categoria, “nulla è cambiato, almeno nelle comunicazioni ufficiali, dalle ultime richieste dei Segretari Generali di Fim Fiom Uilm in cui si chiedeva la riconvocazione del tavolo presso Palazzo Chigi, che manca dallo scorso 18 novembre 2025, per conoscere e discutere lo stato di avanzamento della vertenza e per denunciare, anche in quella sede, la grave condizione di insicurezza negli stabilimenti.”
“Unica recente novità – spiegano i sindacati in una nota congiunta – è stata la nota del MiMIT con la quale si rendeva noto l’avvio di una trattativa esclusiva, fra commissari di ILVA AS e ADI AS ed il fondo d’investimento Flacks Group, senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e senza fornire alcun elemento di trasparenza, a partire dal piano industriale, ambientale ed occupazionale. Contestiamo sia il metodo utilizzato, ribadendo che il sindacato non può essere “l’ente certificatore” di scelte che ricadono su 20.000 lavoratori, che il merito. Chiediamo da tempo che la CIGS sia funzionale ad un percorso di rilancio, con gli addetti alle manutenzioni a lavoro e gli stabilimenti in funzione, esattamente come è stato definito nella condivisione del piano di Ripartenza, unico piano a noi noto e condiviso da tutti i soggetti coinvolti nella vertenza.”
“Chiediamo, ancora una volta, al Governo che ricerchi il confronto con i rappresentanti dei lavoratori e non lo scontro e non continui con le scelte unilaterali come successo nella precedente concessione della CIGS e con i bandi di gara. Si riapra il tavolo a Palazzo Chigi, unica sede in cui una vertenza così complessa può trovare la sua soluzione condivisa e socialmente sostenibile, con la consapevolezza che il Governo deve decidere la partecipazione pubblica nella guida dell’azienda. Fim Fiom Uilm – concludono – non accettano e rigettano questa impostazione: basta parlare solo di cassa integrazione, i lavoratori voglio decisioni su prospettive industriali, ambientali ed occupazionali.”


























