Non è soltanto una questione di organici. Dietro lo stato di agitazione aperto dai sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltrasporti Uil, Ambiente FP Cgil Uilt trasporti e Fit Cisl, nel gruppo Iren ci sono problemi che riguardano anche gli investimenti, l’organizzazione del lavoro e, più in generale, la direzione che sta prendendo la multiutility. Sullo sfondo ci sono anche relazioni industriali diventate più complicate, con tavoli che faticano a produrre risposte e accordi che, secondo i sindacati, non sempre trovano una piena applicazione.
“Il problema è poter fare assunzioni, coprire gli organici, fare gli investimenti come andrebbero fatti e investire anche sugli strumenti di lavoro”, spiega a Il Diario del Lavoro Ilvo Sorrentino, segretario nazionale della Filctem Cgil, entrando nel merito di una vertenza portata avanti unitariamente dalle sei categorie. Si tratta, ricorda, di aziende che gestiscono servizi essenziali: elettricità, gas, acqua e ambiente. Per questo la carenza di personale non riguarda soltanto le condizioni di chi lavora, ma finisce per avere effetti anche sul servizio.
Gli organici sono uno dei nodi principali. Chi lascia l’azienda, racconta Sorrentino, “spesso e volentieri non viene rimpiazzato”. Anche quando partono nuove assunzioni, i tempi possono essere lunghi: ci sono lavoratori che restano “tre o quattro anni da precari” e che nel frattempo possono scegliere altre aziende. A questo si aggiungono le uscite per pensionamento previste nei prossimi anni. “Gli organici gridano vendetta. Qui ci sono reparti con lavoratori che andranno in pensione fra poco e non si vuole assumere”.
Per le sei categorie, la combinazione tra personale ridotto, aumento dei carichi di lavoro e investimenti insufficienti ha conseguenze anche sulla sicurezza e sulla qualità dei servizi. Nella nota unitaria vengono richiamati i blackout che hanno interessato Torino, mentre Sorrentino cita anche le criticità emerse sul servizio idrico in diversi territori.
C’è poi il capitolo delle relazioni industriali. I sindacati chiedono un confronto sulla contrattazione di secondo livello, sulla valorizzazione delle professionalità e sul recupero del “gap economico e normativo”. Ma, secondo Sorrentino, il confronto si scontra spesso con la difficoltà di avere dall’altra parte del tavolo interlocutori con un mandato sufficiente per arrivare a una decisione. Il sindacalista parla di una sorta di “triumvirato”: le decisioni passano attraverso più centri e chi conduce la trattativa per l’azienda deve confrontarsi con diversi livelli prima di poter dare una risposta. Per Sorrentino questo rallenta il confronto e rende più difficile arrivare al tavolo con posizioni definite.
Ne risentono anche questioni sulle quali una discussione era già stata avviata tra le parti. Ci sono accordi sperimentali sull’organizzazione del lavoro e sulla produttività, temi legati alla genitorialità, smart working, rinnovo dei ticket, sviluppi professionali e intese che devono essere rinnovate o consolidate.
Tra i nodi da sciogliere c’è anche quello dell’intelligenza artificiale. I sindacati hanno chiesto un incontro dopo l’introduzione di questi strumenti anche in alcune attività commerciali. “Domani ci ritroviamo con un’azienda che applica l’intelligenza artificiale e magari gli effetti li vedremo fra un bel po’, quindi se questa trasformazione non è gestita diventa un problema. Noi stiamo cercando, in tutte le aziende dei settori che seguiamo, di costruire un approccio comune alla gestione di queste trasformazioni”, spiega Sorrentino. Il tema è affrontare prima, e non dopo, le possibili conseguenze sull’occupazione e sulle professionalità, costruendo percorsi di riconversione dove necessari. È la stessa impostazione che, spiega il sindacalista, le organizzazioni stanno cercando di portare nelle altre aziende dei settori seguiti.
Poi ci sono gli appalti. Da anni i sindacati cercano di arrivare a un protocollo che stabilisca regole più chiare, senza riuscire a chiudere il confronto. Ed è proprio il rapporto tra attività interne ed esternalizzazioni uno dei punti sui quali si concentra la vertenza. “Quando si esternalizza troppo il prezzo più grosso lo paga chi deve avere quel servizio. C’è la questione dei subappalti e dei subappalti a cascata e, alla fine, non c’è un programma di internalizzazione delle attività e non ci sono assunzioni”, spiega Sorrentino.
Il problema, spiegano i sindacati, è anche la perdita progressiva di attività e competenze interne. Se chi esce non viene sostituito e, nello stesso tempo, aumentano le attività affidate all’esterno, il perimetro industriale del gruppo rischia di ridursi. Criticità vengono segnalate anche negli appalti delle pulizie, che sarebbero stati ridimensionati. Inoltre, per Sorrentino si sta spingendo molto “sulla logica finanziaria, sul fare cassa”. Il rischio è quello di costruire “una scatola legata alla finanziarizzazione e non a un modello industriale”, mentre proprio il modello industriale “dovrebbe essere per queste aziende un elemento di riferimento”. I sindacati non contestano l’appalto in quanto tale, quanto piuttosto la possibilità che l’esternalizzazione diventi progressivamente il modello prevalente.
Per i sindacati, quindi, la discussione riguarda insieme assunzioni, investimenti, appalti e futuro industriale del gruppo. Dopo le richieste avanzate nei mesi scorsi e le risposte giudicate insufficienti, le sei categorie hanno deciso di aprire lo stato di agitazione.
Emanuele Ghiani

























