“La nostra convivenza ferita, in questo mondo a pezzi, ha bisogno di lacrime sincere, non di circostanza. Altrimenti si avvera quanto predissero gli apocalittici: non generiamo più nulla e poi tutto crolla’’. È una frase di Jorge Mario Bergoglio, contenuta nelle orazioni della sua ultima Via Crucis, pochi giorni prima della morte, nell’aprile 2025. Una frase che riassume, in pochissime parole, lo spirito esatto di questi tempi: la fine dell’empatia e della solidarietà, il ritorno delle guerre, la violenza dilagante, la perdita di speranza nel futuro, in un mondo stretto tra crisi demografica, aumento delle diseguaglianze, avvento di nuove e incontrollabili tecnologie. La sensazione, sempre più diffusa, che ‘’tutto stia crollando’’. Anche la democrazia.
La frase è citata nel libro di Marco Damilano “Noi siamo i tempi. La chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi”. Pubblicato la primavera scorsa da Mondadori, vale la pena di rileggerlo oggi che il ruolo politico del Vaticano, soprattutto nell’attuale contesto mondiale di guerre devastanti e migrazioni epocali, a fronte di politiche inadeguate a gestire entrambe, appare sempre più un punto di riferimento cui guardare, un argine all’imbarbarimento dei tempi. Non è affatto un libro ‘’di religione’’, anzi: è un libro di politica, politica pura, tema sul quale del resto Damilano è sempre stato tra i più precisi osservatori, sia sui giornali per i quali scrive o che ha diretto, sia nei suoi precedenti saggi. E infatti “Noi siamo i tempi”, titolo attinto da Sant’Agostino, può essere apprezzato a maggior ragione dai non credenti: che sapranno cogliere, al di là della fede, il senso di quel fortissimo ruolo politico che il papato di Bergoglio ha avuto nelle vicende internazionali, e che oggi è passato nelle mani di Leone con una forza forse perfino maggiore.
Una staffetta, quella tra i due pontefici, apparentemente inattesa ma, in realtà, accuratamente preparata: come farebbero intuire alcune coincidenze che Damilano estrae dalle cronache degli anni precedenti al passaggio di consegne: a partire dallo scontro tra il Vaticano e il vicepresidente americano JD Vance sulle ‘’priorità’’ dell’amore, a cui rispose per primo, assai duramente, “un cardinale di curia, nato in America, quasi sconosciuto al mondo”, ovvero tal Robert Francis Prevost. E se la querelle sull’ordo amoris può sembrare un dettaglio, non lo è: lo scontro con l’amministrazione Trump era iniziato con Francesco, ai tempi del primo mandato presidenziale, soprattutto a causa della guerra ai migranti mossa dal presidente Usa, ma è proseguito, e si è perfino intensificato, nel secondo mandato del tycoon, proprio attraverso il primo papa americano. Prevost, infatti, nominato da Francesco alla guida della congregazione che sceglie i vescovi di tutto il mondo, personaggio abitualmente “schivo e per nulla incline a esibire i suoi orientamenti civili e politici”, non ha esitato a schierarsi apertamente.
“Scatole cinesi, matrioske”: così Damilano descrive “la scacchiera misteriosa su cui Francesco ha effettuato le mosse per la successione’’, creando un conclave ‘’globale, dalle identità multiple”, un conclave “meticcio”, di una Chiesa “universale e multiculturale’’: il perfetto modello alternativo “al mondo di oggi, in cui tornano il nazionalismo, il razzismo, la fobia dello straniero e del diverso, la limpieza de sangre dei Torquemada antichi e moderni’’. Un processo che una sorta di ‘’complotto globale’’ partito dagli Usa e arrivato fino a Roma, nei giorni del passaggio tra il funerale di Francesco e l’elezione di Leone ha tentato di impedire, ma senza successo. E Leone, forse pre-scelto, ha immediatamente deluso chi sperava in un distacco dalla linea del predecessore: a partire dalle sue prime parole sulla pace, ‘’disarmata e disarmante’’, dalle precise accuse contro le guerre, contro le stragi a Gaza, contro le persecuzioni dei migranti. Si dirà: è il Papa, la pace, la carità, è il mestiere suo. Ma non era detto che la sua prima enciclica fosse dedicata a una analisi attenta, documentata, e assai allarmata, dell’intelligenza artificiale e delle sue possibili conseguenze. Non solo sull’occupazione, sul lavoro, ma sulla politica e la stessa democrazia.
Damilano è anche un abilissimo narratore e nel libro, oltre alle analisi politiche, c’è il racconto giornalistico di momenti di grande impatto anche visivo: dai colloqui nella stanza privata di Francesco, la 201 di Santa Marta, ai suoi funerali, all’insediamento di Prevost, con tutto il contorno di poteri mondiali che affollarono Roma in quei giorni. Ci sono le interviste e le testimonianze con cui ricostruisce il percorso dei due papi; ci sono i reportage internazionali, dall’Argentina agli Usa, da Buenos Aires a Chicago, fino al confine col Messico, dove l’America combatte la sua inutile guerra ai migranti, condannata da Prevost come ‘’deportazioni di massa indiscriminate’”, mandando su tutte le furie Trump. Tanto che un personaggio assai inserito nel mondo trumpiano come Steve Bannon lo disse fin da subito: ‘’Prevost è la peggiore scelta per i cattolici MAGA. È un voto anti Trump da parte dei globalisti della curia’’.
Due pontefici estremamente politici, Francesco nei suoi dodici anni di mandato e Leone, da poco arrivato al soglio di Pietro, si sono dunque susseguiti. Come del resto altrettanto fortemente politico era stato Woytila, con il suo ruolo sulla caduta del Muro. Ruolo ripreso da Francesco nel 2014 con le trattative segrete – di cui il libro ripercorre le inedite tappe- portate avanti con l’amministrazione Obama per risolvere, attraverso un accordo pacificatore tra i due paesi, la difficilissima questione di Cuba. La stessa Cuba che oggi viene perseguitata e affamata dall’amministrazione Trump.
L’ultimo capitolo del libro di Damilano ha come titolo: C’è ancora vita nella Chiesa? “La speranza non delude”, si leggeva all’inizio della bolla papale con cui Francesco nel 2024 aveva indetto il Giubileo, poi concluso nel 2025 da Prevost. Ed è a Prevost che spetterà il compito di rispondere: sia alla domanda che pone il titolo del capitolo, sia all’affermazione del suo predecessore. E sperabilmente prima che “tutto crolli”.
Nunzia Penelope

Titolo: Noi siamo i tempi. La Chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi
Autore: Marco Damilano
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: aprile 2026
Pagine: 325 pp.
ISBN: 978880481364
Prezzo: 20 euro


























