È stata un’estate tragica per il lavoro nel Lazio. Sono ben 24 persone hanno perso la vita sul lavoro nei soli mesi di giugno, luglio e agosto. Un dato drammatico, che si accompagna a una crescita continua delle denunce di infortuni e conferma quanto la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori siano ancora troppo spesso subordinate all’organizzazione e ai ritmi del lavoro. A fare i conti è stata la Cgil di Roma e Lazio, rielaborando i dati Inail. Nel solo mese di agosto nel Lazio sono state presentate 2.498 denunce di infortunio, un’impennata dell’11,7% rispetto allo stesso mese del 2025. Si tratta, osserva il sindacato, di un’accelerazione ancora più forte di quella registrata nei mesi precedenti. Nello stesso mese sono state 8 le denunce con esito mortale.
“Guardando ai primi otto mesi dell’anno – spiega la Cgil romana – le denunce complessive salgono da 28.141 a 30.417, con un incremento dell’8,1%. A crescere ancora di più sono gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, che passano da 21.712 a 23.767, +9,5%. Il dato più grave riguarda le denunce con esito mortale, che passano da 53 a 62, +17%, mentre quelle avvenute in occasione di lavoro aumentano da 32 a 39, quasi il 22% in più.
L’aumento interessa tutte le province della regione. A Viterbo le denunce crescono del 13%, a Rieti del 10%, a Roma dell’8,3%, a Latina del 6,6% e a Frosinone del 3,3%. Anche sul fronte delle morti il quadro peggiora: Roma passa da 34 a 40 denunce con esito mortale, Latina da 7 a 10 e Rieti da 1 a 2.
Tra i settori con il maggior numero di denunce spiccano trasporto e magazzinaggio, con 2.106 casi, sanità e assistenza sociale, con 2.042, il commercio, con 1.633, e le costruzioni, con 1.505. In forte crescita percentuale le attività artistiche, sportive e di intrattenimento, +42,2%, e le attività professionali, scientifiche e tecniche, +18,3%. Nelle costruzioni le denunce con esito mortale passano da 5 a 8. A preoccupare è anche l’aumento degli infortuni tra le donne, per le quali le denunce salgono del 10,4%, e tra le fasce più giovani: tra i 15 e i 19 anni l’incremento è del 14,1%, tra i 20 e i 24 anni dell’11,5% e tra i 25 e i 29 anni del 10,9%.”
“Giugno, luglio e agosto sono stati segnati da condizioni di caldo estremo che hanno aumentato l’esposizione al rischio di chi lavora, soprattutto all’aperto e nelle attività più pesanti. – evidenzia la Cgil di Roma e Lazio – Lo stress termico aumenta la fatica, riduce la concentrazione e la capacità di reazione ed è a tutti gli effetti un fattore di rischio sul lavoro. In alcuni casi è stato proprio il calore estremo a causare la morte delle persone. Non possiamo continuare ad affrontarlo come un’emergenza stagionale”.
“L’ordinanza regionale anticaldo è stata uno strumento importante, ma non basta più. È tempo di dotarsi di strumenti strutturali sull’organizzazione del lavoro e sugli orari, più prevenzione e controlli e risorse per garantire sostegni al reddito a chi deve interrompere l’attività nelle ore e nelle giornate più pericolose. Sono temi su cui sappiamo che c’è attenzione da parte della Regione Lazio per questo ci aspettiamo che stimoli il sistema delle imprese ad aprire la contrattazione i sindacati affinché l’organizzazione del lavoro si adegui ai cambiamenti climatici e garantisca il benessere lavorativo.”
Ma la Cgil chiede “un cambio di passo anche da parte del Governo”, perché, spiega, non si tratta solo di un problema di norme ma anche e soprattutto di risorse: “Il prossimo 17 ottobre saremo in piazza a Roma affinché la legge di bilancio preveda finanziamenti adeguati per garantire la salute e la sicurezza sul lavoro”




























