Sono 105.228 i lavoratori metalmeccanici coinvolti in crisi aziendali tra gennaio e agosto 2026, circa 10.169 in meno rispetto ai 115.397 rilevati a dicembre 2025. Il calo, tuttavia, non indica necessariamente un miglioramento della situazione industriale: secondo la Fim-Cisl, molti lavoratori, una volta esauriti gli ammortizzatori sociali, vengono espulsi dal contesto lavorativo e non sono più conteggiati tra i cassintegrati.
Le difficoltà interessano soprattutto siderurgia, automotive ed elettrodomestico, ma coinvolgono anche macchine agricole e movimento terra, componentistica elettromeccanica, fonderie, zincatura e lavorazioni meccaniche. In sofferenza anche i produttori di beni per l’infanzia, infissi e materiali per l’edilizia, biciclette e componentistica, oltre ai comparti delle moto e dei motocicli.
Tra le cause principali, rileva il sindacato, ci sono il costo dell’energia e delle materie prime, la crisi geopolitica e la gestione della transizione green ed energetica da parte dell’Europa. Le piccole imprese risentono inoltre del costo del credito, che può arrivare al 10%, e delle difficoltà finanziarie legate alla carenza di ordini e agli elevati costi energetici. Sulle crisi incidono anche eventi atmosferici straordinari, seppure in misura più limitata.
Secondo il report, su 105.228 lavoratori coinvolti, 85.728 sono interessati da crisi di settore, 9.457 da crisi di carattere finanziario e 5.485 da situazioni legate ai diversi indotti.
Le regioni più colpite sono quelle a maggiore vocazione industriale – Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte – dove crescono le ore di cassa integrazione, soprattutto nei comparti dei macchinari e dell’impiantistica industriale, dell’automotive, dell’elettrodomestico, della siderurgia, delle biciclette e della minuteria metalmeccanica. In Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Lazio si confermano le difficoltà dei settori automotive, siderurgico ed elettrodomestico. Nel Centro-Sud, oltre a questi comparti, sono in sofferenza anche le imprese della microelettronica, dei semiconduttori, della manutenzione industriale e dell’impiantistica. Risultano invece fuori dalla situazione di sofferenza l’aerospazio, la difesa e la cantieristica navale, che attraversano una fase di crescita.
Per il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, «i dati del report sulle crisi aziendali rilevano un leggero miglioramento rispetto all’ultimo semestre sui dati di cassa integrazione, anche se preoccupa tantissimo l’esplosione della cassa straordinaria rispetto a quella ordinaria. La situazione internazionale e i costi dell’energia rischiano di peggiorare ulteriormente la situazione».



























