I sindacati di categorie e l’Abi si sono incontrate ieri per discutere del rinnovo del contratto nazionale dei bancari. Il segretario generale della Uilca, Fulvio Furlan, intervistato da Il Diario del Lavoro, esprime un giudizio critico sulle risposte ricevute dall’associazione bancaria in materia di benessere lavorativo, tra cui permessi, tutele e provvedimenti disciplinari. Secondo Furlan, Abi avrebbe mostrato un approccio miope nei confronti delle richieste sindacali. Il sindacalista chiede quindi un cambio di passo nella trattativa e una visione del contratto capace di migliorare concretamente le condizioni di lavoro nel settore.
Furlan, l’ultimo incontro con Abi sul rinnovo del contratto nazionale si è concluso con un giudizio critico dei sindacati. Che cosa è successo al tavolo?
Siamo partiti dal benessere lavorativo e abbiamo registrato una posizione che, secondo noi, non coglie l’importanza di questo tema. Vogliamo un contratto che metta al centro le persone e consenta loro di lavorare meglio: senza pressioni commerciali, con una riduzione dei carichi di lavoro, una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e una riduzione dell’orario. Non parliamo soltanto di salario, ma anche di tanti altri aspetti della vita professionale e personale. Se già su questo argomento partiamo con queste distanze, quando affronteremo gli altri rischiamo di trovarci in una situazione in cui sarà difficile procedere. Serve un cambio di passo.
Abi avrebbe respinto diverse richieste sostenendo che non sono previste dalla legge. Ma la contrattazione collettiva serve anche a introdurre tutele ulteriori. Come giudica questa posizione?
È sintomatica di un approccio miope, direi asfittico, a un tema che dovrebbe avere una visione molto più ampia. Qui c’è anche il ruolo sociale delle banche, il valore del rapporto tra operatore bancario e clientela. Rispondere che la legge non prevede una certa misura, o prevede solo questo, è un atteggiamento notarile, non da contrattazione. Su permessi, tutele e aspetti legati ai provvedimenti disciplinari abbiamo avuto una serie di no. Dobbiamo capire se è una tattica per non aprire un confronto reale o se si vuole fare un rinnovo senza prospettiva e contenuti. In un caso o nell’altro, non è un’impostazione che aiuta a fare un buon contratto in tempi brevi.
Quanto sono diffuse le pressioni commerciali, lo stress e l’aumento dei carichi di lavoro nelle banche?
Quasi ovunque. Quello che registriamo è un profondo malessere delle persone che lavorano in banca. Ci sono situazioni di tensione fortissima e lo stress lavoro-correlato è ormai una patologia diffusa nel settore. Servirebbe più occupazione, perché con più personale in servizio si potrebbe lavorare meglio e offrire un servizio migliore. Oggi chi lavora in banca è scontento, non sta bene. Non è un caso che quando si aprono i fondi esuberi ci sia la corsa ad aderire. E dal 10 al 15% dei neoassunti a tempo indeterminato si dimette entro diciotto mesi. Sono segnali che ci dicono quanto sia centrale il tema del benessere lavorativo.
Avete insistito molto sull’indagine di clima. Come funzionerà? Abi ha dato la propria disponibilità?
Sì, sull’indagine c’è stata disponibilità, ma è un lavoro della cabina di regia di settore, non un tema del rinnovo del contratto. Sarà un questionario rivolto a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, predisposto da una società demoscopica e analizzato dalle università di Bari e Padova. Qualche mese fa come Uilca avevamo fatto con la Sapienza un sondaggio, su un campione molto più piccolo, che già testimoniava il disagio nel settore. Questa indagine più ampia sarà importante per certificare lo stato di salute delle persone, non solo fisico, ma anche per capire come vivono il loro lavoro.
E dai risultati dell’indagine quali interventi concreti potrebbero derivare?
Intanto molti interventi ci sono già nella piattaforma. Ne abbiamo discusso al tavolo e le risposte che abbiamo avuto non sono state positive. L’indagine servirà a spingere ulteriormente verso soluzioni che oggi non vediamo. Crescono le pressioni commerciali, lo stress, i carichi di lavoro, le responsabilità per i colleghi. Bisogna rispondere con misure normative e con maggiore occupazione. E poi ci sono la riduzione dell’orario di lavoro, le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale: tutti aspetti che riguardano il modo in cui si lavora in banca.
Le banche negli ultimi anni hanno registrato utili molto elevati. Quali sono le richieste economiche della piattaforma e perché le ritenete sostenibili?
Di salario al tavolo ancora non abbiamo parlato. Nella piattaforma chiediamo un aumento del 15% sulla figura media, pari a 518 euro lordi al mese. È una richiesta che comprende sia il recupero dell’inflazione sia la redistribuzione della ricchezza e della produttività. È quello che abbiamo fatto anche nel 2023, con i 435 euro di aumento. Quando ci dicono che abbiamo chiesto troppo, noi rispondiamo che abbiamo chiesto il giusto. Le banche sono solide patrimonialmente, fanno redditi record e hanno una redditività record. E, nonostante gli aumenti degli anni passati, hanno ridotto ulteriormente il costo del lavoro. Per noi è una richiesta congrua e del tutto sostenibile.
La durezza delle prime risposte di Abi può essere una tattica negoziale, anche in vista della discussione sugli aumenti?
Noi abbiamo valutato quello che è avvenuto al tavolo e lo abbiamo fortemente contrastato. Abbiamo detto che, se questa è la linea, non è quella su cui vogliamo costruire un rinnovo importante e lungimirante. Poi vedremo sui prossimi argomenti. Per quanto ci riguarda l’aumento salariale è molto importante, ma anche gli altri aspetti della piattaforma hanno grande rilevanza.
Il prossimo incontro è fissato per il 26 ottobre. Che cosa vi aspettate da Abi? E se non cambiasse impostazione, potreste arrivare a iniziative di mobilitazione?
Ci aspettiamo un atteggiamento diverso, una visione di rinnovo che abbia una prospettiva per il settore, non una semplice manutenzione, la sistemazione di poche cose poco significative. Quanto alla mobilitazione, non è oggi in campo, ma è uno degli strumenti che si hanno in una trattativa. Ci auguriamo di non doverci arrivare e di fare un buon contratto in tempi brevi. Nel settore le relazioni sindacali sono strutturate, evolute, positive. Ci sono stati contratti in cui abbiamo fatto due o tre giornate di sciopero e altri in cui non è stato necessario. Non si sciopera per la singola richiesta, ma quando c’è un’impostazione che impedisce il rinnovo o svilisce il contratto nazionale. Vedremo come proseguirà il confronto e faremo tutte le valutazioni unitariamente.
Emanuele Ghiani




























