La terza edizione degli Stati Generali su salute e sicurezza, promossi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta della Camera dei Deputati sulle condizioni di lavoro e in corso a Montecitorio dal 20 al 22 ottobre, ha come tema centrale l’impatto dell’intelligenza artificiale proprio su salute e sicurezza, attraverso un’analisi di quelli che sono i risvolti positivi che l’uso della tecnologia può dare nella prevenzione dei rischi e delle malattie o nell’evitare ai lavoratori operazioni potenzialmente pericolose. Accanto a questo, tuttavia, si pone il tema di come l’ingresso nei luoghi di lavoro dell’intelligenza artificiale sia contrattato dalle parti sociali, del grado di partecipazione dei lavoratori e di come i dati raccolti attraverso gli strumenti forniti dall’ia siano gestiti.
“Sarà dedicato ampio spazio all’intelligenza artificiale – ha detto Chiara Gribuado, deputata del Pd e presidente della Commissione – perché salute e sicurezza dipendono anche dalla capacità di governare il cambiamento. Le tecnologie possono, infatti, aiutarci a individuare i rischi e prevenire gli infortuni e le malattie professionali, ma devono essere accompagnate da regole e garanzie che mettano al centro la persona e la sua dignità”.
Nel corso del dibattito, che ha visto i contributi dei rappresentanti di lavoratori e imprese, il sindacato ha ribadito la necessità di passare dalla contrattazione e dalla partecipazione per governare l’intelligenza artificiale. “Questa nuova tecnologia – ha ricordato Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil – è estrattiva e invasiva, perché capace di generare valore e di accedere a informazioni che toccano la sfera privata dei lavoratori. È una tecnologia capace di ridisegnare non solo l’organizzazione ma anche lo spazio di lavoro, ed è sfidante anche per come portiamo avanti l’azione sindacale. Sicuramente è nella contrattazione che dobbiamo ricercare gli strumenti per gestirla”. Per il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli, “l’implementazione dell’intelligenza artificiale può diventare centrale per la prevenzione, per evidenziare ancor meglio i near miss, i quasi incidenti, e quindi offrire anche un supporto per affinare la formazione su salute e sicurezza. È chiaro che c’è un tema di gestione dei dati che non può che passare dalla partecipazione dei lavoratori. Servirebbe, inoltre, una struttura nazionale ed europea per la raccolta di queste informazioni, così come una banca condivisa tra imprese e sindacati nella quale, ad esempio, raccogliere i near miss e mettere queste conoscenze a disposizione del sistema produttivo”.
Francesco Maria Gennaro, responsabile ia per la Uil, ha messo in luce “il riardo sul quale non solo si trova l’Italia ma anche l’Europa su questa tecnologia, dal momento non siamo sovrani ma dipendiamo da altri. La contrattazione deve arrivare prima dei cambiamenti. Bisogna poi puntare molto sulla formazione, su un aggiornamento delle competenze, con la consapevolezza che una parte della forza lavoro non può o non vuole essere formata, quindi bisogna pensare percorsi di uscita dal mercato del lavoro”. “Non possiamo negare i vantaggi dell’intelligenza artificiale, per migliorare la sicurezza e quindi accrescere il benessere o ridurre l’orario di lavoro e quindi libera tempo. Permangono, comunque, criticità e sappiamo come portare questa tecnologia nelle piccole imprese, dove anche il sindacato è meno presente, sia più complesso” ha precisato Luigi Ulgiati, vice segretario generale vicario della Ugl.
“Le imprese hanno il dovere di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori e devono poter utilizzare tutte le soluzioni disponibili, a partire dalle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dalla sensoristica. La sicurezza non è una questione esclusivamente sindacale ma tocca anche l’azienda” ha detto Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria. “Per far questo serve un quadro normativo che stia al passo con i cambiamenti. L’obiettivo non è controllare la prestazione, ma proteggere le persone. La tutela della vita deve essere il criterio guida anche nell’evoluzione delle regole”. Per Rita Ghedini, responsabile politiche del lavoro della Legacoop, “dobbiamo fare i conti con il fatto che siamo davanti a una tecnologia che evolve continuamento e che anticipa dunque la normativa e l’applicazione nei luoghi di lavoro. Bisognerebbe dunque pensare anche una sandbox dove imprese e sindacati studino e analizzino assieme i risvolti sul lavoro e la sicurezza dell’intelligenza artificiale e magari condividerli”.
“Quando di parla di salute e sicurezza nelle piccole e medie imprese la collaborazione tra datore di lavoro e lavoratori è ancora più stretta – ha precisato Claudio Bertazzi, vicepresidente Cna -. L’intelligenza artificiale può rappresentare per le PMI una trasformazione paragonabile alla diffusione di Internet. La sfida non è soltanto disporre delle tecnologie, ma acquisire le competenze necessarie per utilizzarle. Servono quindi figure tecnico-manageriali capaci di accompagnare le imprese nell’adozione delle nuove soluzioni, coniugando maggiore produttività, efficienza e sicurezza”. Stefano Crestini, presidente di Confartigianato edilizia, sostiene “come la protezione dei dati sia un tema complesso, che ci interessa quotidianamente come cittadini e sul quale, molto spesso, come singoli individui siamo lasciati un poi in balia degli avvenimenti. Dall’altro canto il luogo di lavoro, in quanto spazio di condivisione, può rilevarsi una realtà molto più sicura sotto questo profilo”. Infine Gianni Di Nunno, responsabile relazioni esterne Confcooperative Lavoro e Servizi, afferma che “non bisogna delegare a soggetti esterni le modalità con le quali l’intelligenza artificiale entra nel lavoro, ma questo è compito esclusivo delle parti sociali”.
Tommaso Nutarelli


























