L’allarme lanciato recentemente dal quotidiano Corriere della Sera sul settore terziario fotografa con chiarezza la dimensione dell’emergenza retributiva che attraversa ampi settori del Paese. Una contrazione dei salari reali di quasi undici punti percentuali dimostra come i ritardi nei rinnovi e la pressione inflazionistica impattino in modo devastante sul reddito di lavoratrici e lavoratori.
Di fronte a questo scenario, la battaglia che la UILTuCS, al fianco della UIL, sta conducendo unitariamente nel settore del commercio e dei servizi merita il massimo sostegno. La vertenza in corso per la difesa del potere d’acquisto rappresenta uno snodo cruciale per il futuro del Paese e per la tenuta stessa del nostro sistema economico. Non si tratta soltanto di recuperare terreno rispetto all’inflazione, ma di riaffermare un principio cardine dell’azione sindacale: il lavoro deve tornare a essere elemento centrale di dignità, giustizia sociale e sviluppo sostenibile.
L’attacco al potere d’acquisto, l’insidia del lavoro povero e la piaga dei contratti pirata sono minacce trasversali che richiedono una risposta di sistema. Una risposta che non può esaurirsi nei singoli rinnovi, ma deve trovare nella qualità delle relazioni industriali e nella capacità delle parti sociali di individuare soluzioni condivise le basi per una tutela più efficace e duratura dei salari.
L’esperienza maturata nei settori manifatturieri dell’industria dimostra che risposte concrete e avanzate sono possibili quando la contrattazione collettiva viene interpretata con visione, serietà e responsabilità. Ne è un esempio significativo il recente rinnovo dell’ipotesi di accordo per il CCNL Legno-Arredo Industria, sottoscritto il 3 settembre 2026 da FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil insieme a Federlegno Arredo.
Nel settore del CCNL Legno, Arredamento, Mobili e Sughero (Industria), la gestione degli aumenti retributivi e la tutela del potere d’acquisto si basano su un meccanismo orientato all’inflazione effettiva. A partire dal rinnovo del 2016 e attraverso gli accordi successivi del 2019, 2023 e settembre 2026, il contratto ha consolidato un modello di verifica ex post dell’IPCA, l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione europea. Sulla base della verifica annuale, di norma tra gennaio e giugno, viene rilevata l’inflazione effettiva registrata dall’ISTAT nell’anno precedente e si procede all’adeguamento dei minimi tabellari secondo le modalità previste dal contratto.
Dal rinnovo del 2016, inoltre, le parti sociali hanno concordato di utilizzare l’IPCA non depurato dai costi dei beni energetici importati, con l’obiettivo di garantire una copertura più ampia rispetto agli effetti dell’inflazione. Un impianto che rappresenta un’esperienza significativa di come la contrattazione possa dotarsi di strumenti concreti per proteggere le retribuzioni dall’erosione del potere d’acquisto, offrendo continuità e maggiore prevedibilità al percorso di adeguamento salariale.



La filiera del legno-arredo si trova ad affrontare sfide complesse, tra l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, gli oneri legati alla transizione ambientale e la crescente pressione competitiva dei mercati internazionali. L’Europa deve accompagnare gli obiettivi di decarbonizzazione con politiche industriali adeguate, evitando che gli obblighi imposti alle imprese comunitarie si traducano in uno svantaggio competitivo rispetto a prodotti provenienti da Paesi extra-UE che non rispettano standard ambientali e sociali equivalenti. Per questo è necessario rafforzare i controlli sulle importazioni e contrastare il dumping, tutelando il mercato europeo, la manifattura di qualità e l’occupazione. In questo contesto, il rinnovo del CCNL Legno-Arredo dimostra come relazioni industriali responsabili possano coniugare la difesa del potere d’acquisto con l’attenzione alla competitività e alla tenuta della filiera produttiva.
Il confronto tra le criticità riscontrate nel terziario e gli avanzamenti registrati nelle filiere industriali conferma una verità di fondo: non esistono scorciatoie ma l’impegno a rafforzare il sistema contrattuale nel suo complesso, valorizzando le esperienze che hanno dimostrato di poter offrire risposte concrete ai cambiamenti economici e alla perdita di potere d’acquisto. È in questa prospettiva che si inserisce il confronto tra le parti sociali per il rinnovo del modello contrattuale: un’occasione per individuare un quadro condiviso che sostenga la dinamica dei salari, favorisca il recupero delle retribuzioni rispetto all’inflazione e rafforzi la qualità della contrattazione, insieme alla formazione, alla salute e alla sicurezza.
Restano centrali anche l’estensione del valore legale ed erga omnes dei minimi contrattuali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, la certificazione rigorosa della rappresentanza e una decisa politica fiscale di detassazione degli aumenti salariali conquistati ai tavoli negoziali. Obiettivi che richiedono un impegno comune e una visione capace di andare oltre le singole vertenze, perché la tutela del potere d’acquisto non sia affidata soltanto alla capacità di recuperare a posteriori le perdite, ma diventi una componente sempre più solida e strutturale del sistema di relazioni industriali.


























