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Home - Newsletter - Newsletter – 23 gennaio 2015

Newsletter – 23 gennaio 2015

23 Gennaio 2015
in Newsletter

Mille miliardi di nuova moneta, al servizio del più colossale ‘’shopping’’ della storia. E’ arrivata giovedì 22 l’attesa mossa della Bce per debellare la deflazione e rilanciare l’economia europea. Il Quantitative Easing varato da Mario Draghi verrà erogato in tranches da sessanta miliardi al mese, fino al settembre del 2016. E anche oltre, se necessario: l’obiettivo è riportare l’inflazione Ue almeno al 2%. I fondi verranno usati dalla Bce  per acquistare titoli, mettendo così a disposizione degli Stati un’imponente massa di denaro  che, si spera, renderà più rosea la vita a imprese e cittadini. Insomma, alla fine, anche la rigorosa banca centrale europea ha dovuto rassegnarsi al fatto che l’austerità non aiuta la crescita e adeguarsi all’esempio americano di battere nuova moneta per immettere liquidità in un sistema ormai prossimo all’agonia. Sperando che non sia troppo tardi: la Fed una decisione simile l’aveva presa ormai oltre cinque anni fa, e i risultati si sono visti, l’economia statunitense vola, l’occupazione aumenta, e l’America registra, sotto la presidenza di Barack Obama, la più forte crescita degli ultimi vent’anni. La Bce dunque si muove con almeno cinque anni di ritardo. Ovviamente, gli Usa non sono la Ue, e possono battere moneta quando vogliono; noi, com’e’ noto, siamo ancorati a ben più rigidi parametri. Ma soprattutto, siamo inchiodati dalla catena di veti e sospetti che caratterizza i rapporti tra gli stati europei. Anche il quantitative easing e’ stato, infatti, il frutto di una lunga serie di compromessi tra soggetti preoccupati di ritrovarsi sulle spalle debiti altrui, a partire dalla potente Bundesbank che fino all’ultimo si e’ opposta. Draghi ha dovuto quindi piegarsi a un compromesso: in caso di perdite nell’operazione QE, la Bce se ne accollerà solo il 20%, mentre il resto sarà a carico delle  banche centrali dei diversi paesi.

Funzionerà, non funzionerà? Alla notizia del ricchissimo QE i mercati hanno sparato i fuochi artificiali, scommettendo su un futuro di tassi in calo, spread al lumicino, un euro finalmente competitivo, un debito più sostenibile. Ma e’ difficile dire, oggi, quale sarà l’effetto reale della mossa di Draghi, occorre attendere gli sviluppi delle prossime settimane, o mesi. Senza dimenticare che, come sempre, sull’economia giocheranno un ruolo anche gli eventi politici dei prossimi giorni. Due, in particolare, non passeranno senza conseguenze. La prima e’ il voto di domenica in Grecia, dove le previsioni danno per vincente la sinistra-sinistra di Tsipras, il quale ha chiuso la campagna elettorale cantando ‘’Bella ciao’’ e promettendo in caso di vittoria una svolta sull’economia: ‘’pagheremo i debiti, ma non rispetteremo gli accordi di austerità firmati da predecessori’’. Il che però rischierebbe di escludere automaticamente la Grecia dai fondi del QE.

Il secondo evento e’  l’inizio delle danze ufficiali nel parlamento italiano, giovedì 29, per l’elezione del presidente della Repubblica. Su quest’ultimo fronte la confusione e’ assoluta, soprattutto nel centro sinistra, dilaniato da una guerra ormai dichiarata tra renziani e antirenziani, giunta all’apice con addio al PD di Sergio Cofferati, in seguito ai pasticci delle primarie in Liguria. Da Cofferati sono arrivate accuse pesantissime al partito di cui ha fatto parte, ininterrottamente, dal 1973: ma chi conosce un poco l’ex leader della Cgil, sa quanto deve essergli costato, anche dal punto di vista emotivo, non solo politico, questo addio. Quanto potrà costare al PD, invece, ancora non e’ chiaro. Un sondaggio Ixe, condotto per la trasmissione di RaiTre Agorà, accredita una eventuale formazione politica alla sinistra del PD, guidata da Cofferati, attorno al 10%. E anche se il diretto interessato smentisce qualunque intenzione di dar vita a un nuovo partito, resta il fatto che nel PD molti stanno immaginando una ‘’Cosa Rossa’’, e infatti l’opposizione mostra i muscoli: mercoledì scorso il governo si e’ trovato senza i voti necessari per far passare la riforma elettorale, e ha dovuto chiedere aiuto ai parlamentari di Forza Italia. Cosi, uscito dalla porta, ecco che Silvio Berlusconi, per l’ennesima volta, è  rientrato dalla finestra. Non solo. Con notevole tempismo, l’Inaffondabile ha anche indicato il suo candidato per il Colle in Antonio Martino, gia’ ministro del suo governo nel lontanissimo 1994: vecchi tempi che ritornano, da ogni punto di vista. Certo, Martino è solo un candidato di bandiera, ma consente all’ex Cav di mettere a cuccia i suoi, in attesa che Renzi sfoderi il nome del suo candidato; o meglio, come sostengono in molti, in attesa di scegliere assieme a Renzi il candidato di entrambi. Anche da Stefano Fassina arriva un siluro al premier: sarebbe stato proprio Renzi, ha affermato in una intervista l’ex viceministro, l’artefice della ormai famosa fronda dei 101 contro Romano Prodi. Renzi, però, continua per la sua strada, incassando anche i complimenti di Angela Merkel. Al termine del bilaterale Italia-Germania in corso a Firenze, la Cancelliera ha definito “molto ambizioso”, il piano di riforme italiano aggiungendo di essere “sicura che verrà portato avanti e che darà ottimi risultati”. A sua volta, Renzi ha sottolineato che “riforma principale è tornare a credere nel nostro futuro: troppi italiani hanno paura, spendono poco e credono poco nel futuro”. E però, alla fine, si può davvero dar loro torto?

Al di là della politica e della Bce, pochi gli altri eventi di spicco della settimana. Tra questi, vale la pena di ricordare le nuove vicissitudini dell’Ilva: giovedì il commissario straordinario Piero Gnudi ha depositato presso il tribunale di Milano la richiesta di amministrazione controllata. L’Ilva diverrà quindi proprietà dello Stato, almeno per qualche tempo, finché non si sarà trovata un’altra soluzione. Netta l’opposizione della Confindustria, che in una audizione parlamentare ha definito la mossa del governo come una ‘’espropriazione senza indennizzo’’. In parallelo, il consigliere del governo per l’Ilva, Andrea Guerra, ha avvertito che se non arriveranno ‘’immediatamente’’ fondi freschi l’azienda dovrà portare i libri in tribunale.

E ancora, novità in arrivo anche sul fronte pensioni: mentre la Consulta ha bocciato il referendum proposto dalla Lega per abolire la riforma Fornero, a sorpresa il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha ammesso: ‘’la legge Fornero e’ da rivedere: se restasse così ci sarebbero catastrofici effetti sociali’’.

Infine, sul fronte del rinnovo dei contratti, il Diario rivela che e’ in arrivo una brutta sorpresa per i dipendenti del comparto chimico: a causa dell’inflazione zero, ad aprile potrebbero trovarsi ‘’in debito’’ nei confronti dei datori di lavoro di ben 80 euro. Il che equivarrebbe a un rinnovo contrattuale con un aumento retributivo quasi nullo, mettendo quindi in discussione, una volta di più, lo stesso istituto del contratto nazionale. Sul nostro giornale, tutti i dettagli della paradossale situazione, e le soluzioni allo studio per uscirne senza (troppi) danni.

Contrattazione
Questa settimana gli incontri sulle trattative industriali del paese sono stati diversi, ma con un solo comun denominatore: l’incertezza sull’esito delle vertenze stesse. Notizie allarmanti arrivano, per cominciare, dal fronte termoelettrico, per il quale si è aperto uno specifico tavolo di crisi sul settore per cercare di risolvere il problema della ristrettezza dei tempi per la risoluzione delle singole crisi. E mentre riprendono le trattative tra regione Sicilia ed Edipower per cercare di scongiurare la chiusura della centrale termoelettrica di San Filippo del Mela, che impiega oltre 400 lavoratori, l’incontro sulla vertenza Tirreno Power viene rinviato. Poco chiaro anche il futuro dei due siti Telespazio, quello campano e quello siculo, che l’azienda aveva comunicato di voler chiudere, per poi cedere alla richiesta dei sindacati, ma formulata dal Governo, di rinviare la decisione a dopo la presentazione del piano industriale di Finmeccanica. La situazione non migliora neppure per i dipendenti del sito di Carini dell’AnsaldoBreda: l’azienda, dopo avere confermato il distacco di 35 dipendenti nello stabilimento di Reggio Calabria, infatti, ha comunicato, senza preavviso, a altri 15 operai il trasferimento nell’altro sito di Napoli. Infine arrivano notizie discordanti dal settore dei call center: se i sindacati sono riusciti a firmare l’accordo per l’erogazione degli stipendi arretrati per i dipendenti della 4U di Palermo, per quelli di Infocontact si teme il peggio, vista la scadenza il prossimo 31 gennaio della commessa Wind.

Opinioni
Questa settimana pubblichiamo due articoli di Maurizio Ricci, il primo sui benefici effetti che le baby imprese stanno avendo sull’occupazione, e il secondo sul vero stato dell’ economia europea, Germania compresa. E ancora, una analisi di Roberto Polillo, sulla situazione della sanità nel nostro Paese, confrontandola anche con gli altri paesi occidentali. Polillo suggerisce un cambio di rotta del nostro servizio sanitario nazionale, sia sotto il profilo cognitivo, sia organizzativo.

Documentazione
Nella sezione  troverete disponibili i testi della Cgil e della Cisl in audizione alla Commissione Lavoro Senato sui decreti attuativi; i rapporti Istat sul commercio estero, sul commercio estero extra Ue, sul fatturato e ordinativi dell’industria; il documento sulle aziende Finmeccanica e la lettera a Sergio Chiamparino inviata dai sindacati metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm; Il Report di monitoraggio Garanzia Giovani n.35; Infine, il VII Rapporto di Federalberghi sul sistema alberghiero italiano.

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