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Home - Newsletter - Newsletter – 7 novembre 2014

Newsletter – 7 novembre 2014

7 Novembre 2014
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Spiragli di luce nella trattativa per l’Ast di Terni. La prima riunione al ministero dello Sviluppo ha cominciato a dare risultati concreti. Il nuovo piano di sviluppo dell’azienda dovrebbe consentire di mantenere accesi i due forni dello stabilimento e questo significherebbe una forte riduzione  del numero degli esuberi. Ancora, da lunedì saranno pagati gli stipendi di ottobre, che la Ast aveva bloccato mettendoli in relazione con le agitazioni e lo sciopero in atto. Questo non significa che tutto è risolto, al contrario, si continua a trattare, già da lunedì mattina, e non sarà facile arrivare a un accordo, ma il negoziato sembra avviato sulla strada giusta. Federica Guidi e Claudio De Vincenti, ministro e viceministro, si sono impegnati a fondo e i risultati non mancano. Del resto sono ancora aperte altre vie, quella del costo dell’energia, per cercare di abbassarlo, e quello della revisione della decisione presa a Bruxelles dall’Unione europea che bloccò la vendita dell’azienda da parte della ThyssenKrupp ai finlandesi della Outokumpu. Del resto, le buone notizie che interessano il comparto dell’acciaio non finiscono qui, perché per Piombino si profila la possibilità di un nuovo investimento da parte di una cordata di imprenditori italiani che potrebbe facilitare la costruzione di un destino migliore per lo stabilimento ex Lucchini.

Per quanto si riferisce a Terni resta però l’amaro in bocca. Perché lo sblocco delle trattative non è arrivato dal tavolo del negoziato, ma dai clamori della piazza, dall’eco delle manganellate di Piazza Indipendenza, dove il responsabile delle forze d’ordine lanciò quell’ordine: “Caricate” che giustamente ha dato il via a un fiume di critiche e rampogne. E’ un dato di fatto che lo sblocco del negoziato sia venuto nel corso di un incontro a Palazzo Chigi tra l’amministratore delegato dell’azienda e la presidenza del Consiglio dopo i fatti di Piazza Indipendenza. Continuiamo a credere che quell’intervento doveva essere esperito prima, perché era in ballo la vita di un’azienda tra le più efficienti del nostro paese, dove si produce un acciaio di grande qualità e perché un’intera città vive di questa produzione. Al di là delle proteste degli operai le nostre autorità avrebbero dovuto credere necessario un loro intervento più pressante.

Del resto Renzi continua ad affermare, anche oggi lo ha ripetuto, che il mondo del lavoro non deve essere il terreno dello scontro. E’ bene che il presidente del Consiglio pensi che non ci si debba accapigliare per questioni del lavoro, ma perché, riteniamo, questi problemi dovrebbero avere la precedenza su tutto ed essere affrontati e possibilmente risolti prioritariamente. Il punto è che questo non accade, i problemi del lavoro vengono posti in secondo piano e affrontati davvero solo sotto la pressione dell’emergenza, magari della piazza in disordine, e questo non va bene. Ed è lo stesso Renzi che da un lato nega l’interlocuzione ai sindacati confederali, dall’altra non vuole che manifestino il loro disappunto perché questa interlocuzione non c’è. E’ evidente che il premier vorrebbe tutti in linea con le sue priorità, ma questo non sempre è possibile. Del resto, la concertazione proprio a questo serve, a creare un ordine di priorità dei problemi che consenta una ordinata gestione della società complessa in cui viviamo. Renzi ha negato il ricorso al metodo della concertazione, benissimo, è nelle sue prerogative di scegliere il modo di governare. Ma non può poi adirarsi se i problemi crescono, a volte divampano. Il sindacato confederale, la Cgil in particolare, quando si è accorta che la strada della concertazione era bloccata ha scelto di tornare alla contrattazione: ha avanzato alcune richieste e adesso le sostiene con gli strumenti di cui dispone. Non c’è di che meravigliarsi.

Sempre in tema di ordine pubblico, ha suscitato alcune perplessità una recente presa di posizione del presidente della Repubblica. Il quale in occasione della festa delle forze armate ha parlato dell’esistenza di “spinte dell’antagonismo sull’onda di contrapposizioni ideologiche così datate e insostenibili” che porterebbero “nella nostra società rotture e violenze di intensità forse mai viste prima”. I virgolettati sono testi tratti dal suo discorso. Parole pesanti, che in verità non si capisce a cosa si riferiscano. Quali sono queste rotture, così gravi da superare tutto ciò che abbiamo vissuto in passato? Noi abbiamo avuto quindici anni di terrorismo, che non era un movimento eversivo scollegato con la nostra società, al contrario era ben radicato nel mondo, soprattutto nel mondo del lavoro, fino a quando coraggiosamente il movimento sindacale non si schierò di traverso, asciugando nelle fabbriche l’acqua in cui nuotava il terrorismo. Diamo quindi per scontato che il presidente non si riferisca alle recenti manifestazioni di protesta dei sindacati. Resta però l’interrogativo: a chi, a quali antagonisti, a quali “contrapposizioni ideologiche” si riferiva? Non sono domande inutili, perché è bene che sia chiaro cosa accade. Forse il capo dello Stato dovrebbe svelarci questo arcano. Dire chiaramente quali siano queste forze che lui stesso ha accomunato all’Isis, questo sì un movimento eversivo.


Contrattazione
Questa settimana sono stati siglati, per quanto riguarda l’azienda Aprica, due accordi sul premio di risultato: uno valido per le sedi di Brescia e Bergamo (500 lavoratori) e uno per la sede di Como (100 lavoratori). E’ stato siglato anche un protocollo d’intesa tra Eni e parti sociali per l’area industriale di Gela che ha messo al centro un progetto di riconversione in “green refinery”, tra le più grandi d’Europa. Non procedono invece le trattative per la Se.Pre di Serravalle a Po (Mantova) e questo crea delle preoccupazioni perché se la direzione di Se.Pre e la società Serravalle srl proprietaria del terreno sul quale sorge lo stabilimento non dovessero definire l’accordo sulle rate di affitto pregresso entro il 10 dicembre 2014, tutti i lavoratori interessati sarebbero licenziati. In sospeso altre due trattative. La prima riguarda i 4.000 lavoratori della Ex Lucchini: il governo ha chiesto altri dieci giorni per decidere fra le proposte l’acquisto dell’acciaieria di Piombino di Jindal e di Cevital. La seconda trattativa riguarda la Fincantieri di Palermo:  sarà convocato un nuovo tavolo entro 10 giorni per definire l’accordo di programma che porterà alla costruzione di un nuovo bacino galleggiante entro dicembre.


Opinioni
Il Diario del lavoro pubblica un articolo di Roberto Polillo, che spiega quale ruolo dovrebbe avere la Cgil rispetto alla crisi sociale e morale che investe il nostro paese, causata a suo avviso da una non equa distribuzione delle sempre minori risorse fra le diverse classi sociali. Per Polillo, il sindacato potrebbe farsi portavoce di un nuovo modo di concepire la società. Ancora, Il diario del lavoro pubblica un pezzo di Giuseppe Casadio, a lungo responsabile dei temi del mercato del lavoro della Cgil, che ricostruisce vent’anni di interventi legislativi e smonta la tesi di un mercato del lavoro “sclerotizzato”.


Documentazione
Su Il diario del lavoro questa settimana è possibile consultare  il testo del documento presentato dalla Cgil in audizione presso le Commissioni Bilancio, i testi dei verbali di accordo Aprica per la definizione del premio di risultato dei siti di Como e Brescia, il testo del documento presentato dai lavoratori Ast Terni al Parlamento Ue e il protocollo d’intesa per il sito industriale di Gela.

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