Sono passati tre anni dal terremoto che ha distrutto l’Aquila e la situazione rimane ancora molto difficile.
Roberto Campo, segretario generale della Uil Abruzzo, quale è la situazione all’Aquila?
Da due anni la ricostruzione è ferma. Subito dopo il terremoto c’è stato grande dinamismo, sono state costruiti 20 villaggi con costruzioni antisismiche. C’è chi ha messo in discussione il piano e avrebbe preferito che si cominciasse a ricostruire subito quello che era possibile. Ma complessivamente non si può negare che molto sia stato fatto.
Che è successo dopo?
Lentamente il governo ha perso interesse per la città. Si è scelto di nominare commissario per l’emergenza il presidente della Regione, Giovanni Chiodi. A mio parere è stato un errore. Il presidente è anche commissario per la Sanità, compito già piuttosto gravoso. Anche gli enti locali si sono dimostrati litigiosi e inconcludenti. Inoltre, stiamo anche entrando in fase di campagna elettorale visto che in primavera ci saranno le elezioni in molti comuni e province.
I tagli dell’ex ministro dell’economia, Giulio Tremonti, hanno rallentato la ricostruzione?
Tremonti ha avuto un ruolo veramente negativo per il territorio aquilano. Ha lesinato i fondi per la ricostruzione e ha rinviato al futuro quelli per lo sviluppo. A mio avviso l’erogazione andava fatta in parallelo. Non c’è ricostruzione senza sviluppo.
L’economia della provincia ha dato qualche segno di risveglio?
Solo qualche timidissimo segnale. Inoltre, la crisi economica internazionale ha finito per complicare ancora di più la situazione. Nemmeno il settore edile è ripartito perché la grande ricostruzione non è iniziata.
Il Governo Monti ha invertito la rotta?
I primi segnali sono positivi. Abbiamo molto apprezzato che il governo abbia incaricato Fabrizio Barca, ministro alla Coesione Territoriale, di occuparsi della ricostruzione dell’Aquila. La scelta è ottima per due ragioni: la prima è che Barca si occupa di coesione territoriale, fondi strutturali e Mezzogiorno e quindi ha gli strumenti necessari per fare qualcosa; la seconda è che il ministro si è già occupato della ricostruzione della città per conto dell’Ocse.
Quindi si tratta di una vecchia conoscenza?
Sì, Barca aveva proposto un piano con l’Ocse per far ripartire la città basato sulla rinascita e il potenziamento dell’Università. L’idea era che la conoscenza potesse essere il volano per fare ripartire la città. All’epoca fece anche alcuni incontri con le parti sociali sul progetto, ma poi non se ne fece più niente.
Voi sindacati avete portato avanti le idee dell’Ocse?
Sì, il Fondo Terremoto raccolto da Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, che ha una consistenza di circa 7,5 milioni, finanzierà alcuni progetti e una ricerca che si ispirano alle proposte dell’Ocse.
Quali soni i proggetti più importanti?
I progetti sono: alla Thales Alenia Space la formazione di ricercatori in tecnologie di comunicazione e radar; alla Selex Elsag un sistema di sorveglianza per sistemi aeroportuali e di sicurezza in volo; alla Lynx un progetto sull’internazionalizzazione piccole imprese. Ancora, all’Iciet un laboratorio di restauro di ceramiche artistiche; all’ITS un progetto sull’efficienza energetica, all’Antares uno sulla sincronizzazione della trasmissioni TLC e alla K-Unit sulla formazione superiore e il gemellaggio con Wayne State University Detroit.
La ricerca come funzionerà?
Il progetto di ricerca, intitolato “Sulle ali dell’Aquila, verso il 2030”, verrà realizzato mediante l’unione di 2 commesse: la prima, commissionata dal Dipartimento Politiche di Sviluppo (DPS) del Ministero Sviluppo Economico (MISE) all’OCSE; la seconda, commissionata dal Comitato Abruzzo Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, costituito nell’ambito del sopra ricordato accordo del 10 aprile 2009, all’Università di Groningen.
Cosa chiedete al nuovo governo?
Di riprendere i colloqui nell’ambito “del Patto per lo Sviluppo” il tavolo che le parti sociali hanno creato con la regione. Grazie a un incontro tenutosi con il vecchio governo si erano sbloccati i fondi Fas. Chiediamo al nuovo esecutivo di partecipare alle riunioni.
Luca Fortis



























