I governi dell’Ue continuano a ‘sforbiciare’ gli aiuti di Stato alle imprese e l’Italia si distingue fra i Paesi che negli ultimi anni lo hanno fatto con maggiore intensità: nel triennio 1998-2000, la media annua di sovvenzioni pubbliche concesse è scesa infatti a 11,8 miliardi di euro contro i 16,3 miliardi del periodo 1996-98.
In percentuale sul Pil, la quota di aiuti italiani è calata dall’1,53% medio del 1996-98 (quando la media Ue era stata pari all’1,32%), all’1,06% del triennio 1998-2000 (contro l’1,08% dell’Ue).
Sono alcune delle principali indicazioni contenute nell’ ultima edizione dello ‘scoreboard’ sugli aiuti di Stato compilato dalla Commissione europea.
Nel solo anno 2000 – rileva l’esecutivo Ue – l’importo complessivo delle sovvenzioni nei 15 paesi dell’ Unione è ammontato a 82,4 miliardi di euro, pari allo 0,99% del pil, in netta flessione rispetto ai 105 miliardi del 1996.
La ‘classifica’ europea in termini assoluti vede nelle posizioni di testa i ‘big’ (com’è naturale, considerata la dimensione delle economie): la Germania (25 miliardi di euro) è seguita dalla Francia (15,7 miliardi), dall’Italia (10,4) e dal Regno Unito (6,5). Ma la ‘fotografià cambia se si confrontano i dati relativi al Pil: in testa, nel 2000, è la Finlandia (1, 44%), seguita nell’ordine da Belgio (1,34%), Lussemburgo (1,24%), Germania e Danimarca (1,23%), Irlanda (1,20%), Portogallo (1,18%). L’Italia viaggia al di sotto della media Ue (0,92% del Pil contro 0,99%), anche se il Regno Unito fa ancora meglio (solo 0,46%).
Dal commissario alla concorrenza Mario Monti è giunto un giudizio positivo accompagnato però da un invito a proseguire gli sforzi: “Pur rallegrandomi della generale riduzione del livello degli aiuti di Stato – ha detto – non posso negare che l’effetto cumulativo di un volume di aiuti pari a 82 miliardi di euro eserciti una notevole distorsione sul mercato interno. Gli Stati membri devono ulteriormente tagliare le sovvenzioni e proseguire nel processo teso a riorientare gli aiuti verso settori di interesse comune quali l’ambiente, l’occupazione, le attività di ricerca e sviluppo e le piccole e medie imprese”.
Assai meno positivi, per l’Italia, sono i dati comparati sui costi amministrativi ed i tempi necessari per registrare una nuova impresa: i ‘nuovì imprenditori italiani devono ancora fare i conti con la burocrazia più lenta (35 giorni in media) e con costi (1.620 euro) inferiori solo a quelli sostenuti in Grecia (1.700 euro) ed Austria (2.232 euro).
Il ‘tabellone’ della Commissione fornisce infine anche dettagli sui casi aperti fra Bruxelles e gli Stati membri in materia di aiuti di Stato; nel 2001 hanno superato il migliaio.
Nel triennio 1999-2001, Bruxelles ha adottato in totale 1955 decisioni sugli aiuti di Stato. Nei 328 dossier riguardanti l’Italia, i verdetti sono stati positivi nell’89% dei casi, negativi nell’11%.
Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali
Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu



























