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Antipasto di governo

Riccardo Barenghi
Ottobre27/ 2022

Non è fascista, Giorgia Meloni, o almeno fa finta di non esserlo. E la sua parte la recita anche bene, almeno a giudicare dai suoi discorsi in Parlamento. Non è fascista, ma forse lo è stata e forse, chissà, nel fondo del cuore lo è ancora un pochino. Però ha capito che non può governare l’Italia da fascista, in fondo abbiamo già dato e comunque non è più il tempo di dittature di quel tipo. Almeno qui da noi.

E allora eccola la prima donna premier della nostra storia che si presenta al Parlamento e quindi a tutti gli italiani in una veste “democratica”, nessun accenno alle maniere forti, nessuna minaccia di ridurre le nostre libertà, neanche i diritti civili acquisiti. Una donna di destra certo, anche parecchio di destra, ma non una nuova Mussolini. E’ intelligente, Meloni, e anche furba, sa che si sta giocando la partita politica della sua vita. E non vuole perderla. E così comincia bene, dal suo punto di vista, riuscendo anche a spiazzare gli avversari che non hanno trovato grandi argomenti per metterla in difficoltà. Ecco allora l’Era Meloni che può cominciare senza troppe difficoltà.

Ma è solo l’inzio, anzi neanche: siamo alle premesse. Prima o poi, più prima che poi, il gioco si farà duro, durissimo. Quando per esempio il suo governo cercherà di imporre la flat tax, ovvero una riduzione delle tasse per i più ricchi.  Oppure quando il neo ministro dell’Interno, cioè quel Piantedosi, che poi non è altro che la controfigura di Salvini, farà di tutto  respingere quei migranti che cercheranno di raggiungere l’Italia (per la verità l’ha già fatto). O quando lo stesso Salvini, oggi ministro delle Infrastrutture solo perché la premier non l’ha voluto al Viminale, farà di tutto per travalicare i suoi poteri e occuparsi della sua “magnifica ossessione”, ovvero i migranti che vede come fumo negli occhi. In fondo, i porti sono un’infrastruttura, quindi non ci vorrà molto per lui per sostenere che ha il potere di chiuderli quando e come vuole. Anzi, l’ha già detto, aspettiamo solo che lo faccia.

Oppure, tanto per restare sulla scia delle politiche di destra ma non esattamente fasciste, quando il nuovo governo metterà in pratica l’annuncio fatto da Meloni in Parlamento: più contante nelle tasche degli italiani, alla faccia del lavoro nero, del riciclaggio e dei soldi sporchi di mafia e camorra. E ancora,  riecco i condoni tanto graditi agli evasori fiscali. E riecco pure la lotta al Covid, anzi la lotta a chi ha condotta la lotta al Covid: tutto sbagliato, spiega Meloni, lockdown, green pass e restrizioni varie. Libertà, libertà, libertà, è il grido che risuona nel mondo del nuovo governo.

Libertà di fare quel che si vuole, a condizione ovviamente che se ne abbia la possibilità. Ossia che si abbiano i mezzi – i soldi – per potersela comprare, quella libertà. E gli altri, quelli che i soldi non li hanno? Si arrangino, anzi già che ci siamo togliamogli pure il reddito di cittadinanza che altrimenti rubano allo Stato per starsene tranquilli sul divano a non fare nulla.

Ma non tutte le libertà sono uguali nell’epoca della Meloni: per esempio quella di scegliere la propria identità sessuale non sarà garantita, tutt’altro. D’ora in poi sarà molto difficile la vita per tutte quelle persone che erano uomini ma vogliono essere donne (e viceversa), sarà complicato essere gay e girare per strada mano nella mano con il proprio compagno o compagna, possiamo scommettere sul fatto che aumenteranno le aggressioni omofobe e che spesso e volentieri resteranno impunite. Così come il diritto di aborto sarà sempre meno garantito checché ne dicano la stessa premier e la sua ministra della famiglia e della natalità (natalità…) Eugenia Roccella. Saranno sempre di più i medici obiettori che si rifiuteranno di praticare aborto, quindi saranno sempre di più le donne che saranno costrette a rivolgersi alle vecchie mammane (un salto indietro nel passato remoto), oppure a tenersi un figlio che non vogliono o non possono allevare.

Naturalmente non mancheranno i tentativi di cambiare (diciamo pure stravolgere) la nostra Costituzione. L’idea di trasformare la Repubblica da parlamentare in presidenziale è esplicita, Meloni e i suoi lo hanno detto e ripetuto fino alla nausea. Al momento non hanno i numeri in Parlamento, ma qualche aiutino da una parte della cosiddetta opposizione non mancherà: Matteo Renzi lo ha già dichiarato nel suo discorso in Senato, altri seguiranno (Carlo Calenda?).

Insomma, questa è la destra che ha vinto le elezioni e questi sono solo i primi esempi di quello che potrebbe o vorrebbe fare se nessuno glielo impedirà. Ruolo che spetterebbe alla sinistra, sulla quale per ora stendiamo un pietoso velo.

Riccardo Barenghi

Riccardo Barenghi

Giornalista