A margine della Conferenza degli Ambasciatori in corso in questi giorni a Roma, i sindacati Sndmae e Cgil – che rappresentano i diplomatici e il personale di ruolo della Farnesina – e le associazioni Did, Diplo21 e Globe MAE si sono riuniti per esprimere congiuntamente un appello sull’attuale situazione, a fronte della carenza di risorse finanziarie e umane per un’istituzione che deve rappresentare il Paese all’estero e “promuovere gli interessi nazionali in scenari globali sempre più complessi e competitivi”.
Il personale di ruolo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale risulta essere diminuito di quasi il 25% in dieci anni e solo quest’anno andranno in pensione oltre 120 persone, numeri definiti “impietosi: la Farnesina deve far fronte a compiti crescenti nei più diversi scenari globali con risorse finanziarie oggi pari ad appena lo 0,11% della spesa pubblica. Una frazione di quelle a disposizione delle diplomazie degli altri principali paesi europei”.
“Le nostre sedi all’estero sono perlopiù ‘in ginocchio’ – prosegue la nota congiunta di sindacati e associazioni – Molto spesso il personale è composto da un solo diplomatico e da 1-2 funzionari di ruolo. Alla carenza di risorse finanziarie e umane si aggiunge una burocrazia crescente con effetti devastanti, specie nelle sedi piccole. Solo la preparazione e l’abnegazione del suo ‘capitale umano’ hanno sinora consentito alla Farnesina di non affondare. Ma il divario tra le poche, declinanti, risorse disponibili e i crescenti compiti istituzionali indispensabili al sistema Paese messi in risalto, da ultimo, anche in occasione della Conferenza degli Ambasciatori, sembra accrescersi sempre più”.
Tra i tanti settori di attività della Farnesina, quello dei rapporti bilaterali è stato oggetto di uno studio di Prometeia che ha evidenziato come nel solo 2015 il sostegno della rete diplomatica all’estero al sistema produttivo ha portato nel complesso circa 16 miliardi di euro in termini di valore aggiunto. In questo senso per le sigle rappresentanti è indispensabile riaprire le assunzioni nelle aree funzionali e valorizzare i giovani diplomatici, in modo da ricostruire l’ossatura degli uffici, in Italia e all’estero, e non precludere effettive prospettive di carriera. Il problema inoltre risulta essere presente anche ai gradi più alti. “Le influenze esterne, in particolare della politica, sono sempre maggiori, mentre la competenza acquisita passa spesso in secondo piano, con il risultato di una inevitabile non-valorizzazione di funzionari eccellenti – hanno aggiunto – e occorre monitorare e correggere le discriminazioni di genere e d’altro tipo”.
“Le soluzioni per valorizzare il ‘capitale umano’ del ministero degli Esteri e ridare slancio alla sua attività, a Roma e nelle sedi estere, non possono attendere ulteriormente – concludono le sigle – i tagli lineari dell’ultimo decennio hanno penalizzato la Farnesina, più di altre strutture in Italia con una ben maggiore dotazione finanziaria, limitando fortemente la nostra proiezione estera. Occorre una inversione di tendenza”.



























