Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, chiede al Parlamento di cambiare la denominazione dell’ente di previdenza in Istituto nazionale per la protezione sociale, “perché corrisponda maggiormente a ciò che effettivamente facciamo ogni giorno”. Illustrando il rapporto annuale, Boeri ha sottolinea che “non ci sono oneri aggiuntivi per la finanza pubblica” e che “non servirà neanche cambiare l`acronimo sulle nostre sedi”.
Il numero uno dell’istituto ricorda che “sono 440 le prestazioni oggi erogate, di cui solo 150 di natura pensionistica.
Nell`ultimo anno abbiamo aggiunto alla gamma di misure gestite dall`Inps il bonus mamma domani, l`Ape sociale e l`Ape volontaria, tutte prestazioni di natura non strettamente previdenziale. Fra qualche giorno cominceremo a gestire in via telematica il nuovo contratto di prestazione occasionale, ‘Presto’, ormai denominato ‘contratto Inps’. Da settembre attueremo le visite fiscali, puntiamo a farne mezzo milione all`anno, anche nel pubblico impiego. Nel 2018 l`Inps sarà l`ente concessorio del reddito di inclusione, la prima misura di assistenza sociale estesa su tutto il territorio nazionale”.
Boeri aggiunge che “ogni volta si propone un programma rivolto direttamente ai cittadini, alle famiglie, l`Inps viene chiamato in causa come amministrazione cardine di questi servizi. Non siamo perciò più solo erogatori di pensioni. I cittadini devono sapere che sono nostri clienti fin dalla nascita, spesso anche prima, non solo quando si ritirano dalla vita attiva. Siamo il grande istituto della protezione sociale in Italia e siamo orgogliosi di esserlo”.



























