Proseguono gli incontri separati con governo e sindacati di Rete Imprese Italia sulla riforma del mercato del lavoro. Domani Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti si incontreranno nuovamente con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.
Mario Bussoni, vice direttore Rete Imprese Italia, come procede la trattativa?
Ci stiamo confrontando su alcuni punti significativi, ma non siamo ancora entrati nel merito. In particolare abbiamo affrontato i temi di flessibilità del lavoro in entrata, incentivi per favorire l’occupazione, ammortizzatori sociali e flessibilità in uscita.
E ci sono già dei punti di condivisione?
L’obiettivo di tutti i soggetti coinvolti nella trattativa è quello di garantire una buona occupazione. La flessibilità in entrata in questo senso può aiutare molto. Rete Imprese Italia chiede di mantenere la struttura dei contratti di apprendistato, d’inserimento per giovani e donne, quelli a chiamata, forma tipica dei nostri settori quando ci troviamo ad affrontare picchi di attività produttiva, senza però aggiungere ulteriori costi fissi per le imprese.
Qual è la posizione del governo?
Il ministro Fornero ha ribadito di voler procedere alla stabilizzazione del lavoro, limitando il più possibile le forme di lavoro precario e là dove esistenti farle costare di più proprio per evitarne l’abuso. Scelta che possiamo anche condividere, ma solo dopo aver verificato l’entità effettiva dei costi aggiuntivi per le imprese. Questo perché più che aumentare i costi, sarebbe opportuno favorire gli incentivi per quelle imprese che garantiscono nuova occupazione o rendono possibile il reinserimento di neodisoccupati o l’inserimento di giovani e donne.
Avete parlato anche di formazione?
Il ministro ha espresso la volontà di rafforzare la formazione e di certificarla, ma dobbiamo ancora conoscere bene i dettagli. Non abbiamo capito in che cosa consisterebbe la certificazione e se certificare non aumenta la burocratizzazione e i costi delle imprese.
E’ vero che sono sempre meno i giovani nel mondo dell’artigianato?
Effettivamente c’è la tendenza a evitare i lavori artigianali, ma il problema più grande è che manca un raccordo globale tra istruzione e lavoro. Il punto su cui lavorare è come migliorare il passaggio tra questi due momenti di vita e come finalizzare la formazione all’aumento dell’occupazione o alla rioccupazione.
Cosa pensa Rete Imprese Italia della flessibilità in uscita?
Per noi il discorso sull’articolo 18 non è una priorità, mentre è importante la riforma degli ammortizzatori sociali che hanno una forte ricaduta sul mondo del lavoro. Chiediamo di ragionare sui criteri contributivi legati a ogni comparto, con l’obiettivo che ciascun settore paghi quello che effettivamente utilizza. Questo perché finora la cassa integrazione è stata utilizzata prevalentemente (circa il 72%) dall’industria, mentre è stata pagata in larga misura dai nostri settori. Nella riforma degli ammortizzatori bisognerebbe considerare la ricaduta sulla piccola e media impresa. Anche se in questo momento condividiamo l’idea dei sindacati di non toccare niente aspettando che la situazione economica si stabilizzi, riteniamo necessario procedere a una riforma per evitare gli sprechi.
Francesca Romana Nesci



























