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Duci (Cisl Lombardia), un patto sociale? Ora più urgente del’93

Tommaso Nutarelli
Aprile12/ 2022

Il XIII° congresso della Cisl Lombardia ha riconfermato Ugo Duci alla guida della confederazione. Il post pandemia, afferma, si ricostruisce con un Pnrr il più possibile partecipato e condiviso, e le conseguenze del conflitto ucraino possono creare un mix esplosivo per lavoratori e imprese.

Duci, il congresso arriva dopo oltre due anni di pandemia. Che eredità sta lasciando il covid?

La pandemia ci sta lasciando una triste eredità, fatta di un tessuto produttivo e sociali sfilacciato e debole, e un welfare che, nonostante le eccellenze ospedaliere della nostra regione, si è dimostrato impreparato al covid. È mancato, non solo da noi ovviamente, un piano pandemico aggiornato e abbiamo purtroppo riscontrato l’assenza della medicina territoriale e di prossimità. Nel mercato del lavoro della locomotiva d’Italia sono emerse forti sacche di precariato e di diseguaglianza, e non possiamo dimenticare come nei primi mesi della pandemia Confindustria e altre rappresentanze datoriali hanno anteposto la produzione alla tutela della salute dei lavoratori. Infine la dad ha evidenziato la disparità, tra famiglia e famiglia, nell’accesso alla formazione dei figli.

Come si guarda al futuro?

La grande sfida per il futuro si chiama Pnrr. Quello che abbiamo chiesto alla regione, ai presidenti di provincia e ai sindaci delle principali città lombarde è la strutturazione di una governance condivisa nella gestione di queste risorse, che come prima cosa devono creare buona occupazione. La nostra richiesta è che per ogni voce di spesa e ogni progetto si possa quantificare l’impatto occupazionale, garantendo la salute e la sicurezza dei lavoratori e salari adeguati al costo della vita.

Che effetti sta avendo il conflitto ucraino?

La Lombardia è la prima regione per export verso la Russia e gli effetti del conflitto si fanno sentire, assieme a un peggioramento generale dell’economia italiana. L’incremento del costo dei beni energetici e sta pesando come un macigno sulle imprese e sulle famiglie, che devono fare i conti anche con la perdita del potere d’acquisto causata dall’inflazione. Insieme al presidente della Regione, Attilio Fontana, abbiamo chiesto al governo e quindi anche all’Europa di rimodulare il Pnrr. Ci sono alcune missioni che oggi non sono più così urgenti, e quindi è bene rivederle.

Ritiene plausibile un embargo totale al gas russo?

La prima cosa è fermare la guerra e le atrocità che stanno colpendo il popolo ucraino, e per far questo bisogna fermare Putin con tutti gli strumenti a nostra disposizione. L’embargo al gas russo è uno scenario che dobbiamo valutare con grande discernimento. Ovviamente non possiamo pensare di paralizzare il sistema produttivo, ma possiamo benissimo fare qualche sacrificio nel privato, eliminando i consumi superflui, per il bene della pace.

Il premier Draghi ha parlato della necessità di un percorso unitario delle forze politiche per affrontare questo delicato passaggio, e dopo l’incontro con l’esecutivo la Cisl si è detta disponibile a un patto sociale per il paese. Ci sono le condizioni?

La situazione economica e sociale che stiamo vivendo è molto peggiore di quella del 1993, quando le forze sociali definirono con il governo Ciampi un nuovo patto sociale per il paese. Quindi il bisogno di una nuova unità d’intenti è più forte che mai. La Cisl lo ha sempre sostenuto. Chiaramente sindacati e imprese devono ripensare le proprie logiche di azione per affrontare i cambiamenti irreversibili portati dalla pandemia. Dal nostro congresso abbiamo voluto lanciare il “nostro PNRR”, che deve fondarsi sulla partecipazione di cittadini e lavoratori alle scelte che dobbiamo compiere per governare queste trasformazioni; sulla negoziazione, perché senza di essa c’è solo il conflitto; sulla rappresentanza, ossia sul coinvolgimento dei corpi intermedi che tutelano gli interessi di lavoratori e imprese; e sulla responsabilità, perché se dovesse mancare alla politica e alle forze sociali in un momento così delicato, difficilmente si potrebbe immaginare un futuro per il nostro paese.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Redattore de Il diario del lavoro.

Redattore de Il diario del lavoro.