Nel primo trimestre dell’anno si conferma la stagnazione dell`attività produttiva nel settore metalmeccanico, emersa nel corso del 2018. E’ quanto rileva la 150esima indagine congiunturale realizzata da Federmeccanica. I dati evidenziano che nel periodo gennaio-marzo la produzione, dopo il quarto trimestre dello scorso anno negativo (-1,1% nel confronto con i precedenti tre mesi), registra un parziale recupero rispetto alla fine del 2018 (+0,3%), ma attesta una diminuzione dei volumi del 2,1% nel confronto con l`analogo periodo dell`anno precedente.
Il calo tendenziale è stato determinato dalla contrazione registrata nei comparti degli autoveicoli e rimorchi (10,4%), dei prodotti in metallo (-5,2%) e della metallurgia (-3%). I restanti comparti hanno segnato variazioni positive, ma inferiori all`1%, con la sola eccezione degli altri mezzi di trasporto la cui produzione è invece aumentata del 7,1%.
“Il rallentamento dell`economia globale – ha sottolineato Fabio Astori, vicepresidente di Federmeccanica – insieme con l`incertezza della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina che si è accentuata nelle ultime settimane, la frenata della produzione in Germania e le incognite sulla conclusione della Brexit sono tutti fattori che generano incertezza e possono spingere verso una preoccupante recessione. A questo si aggiunge l`instabilità interna che rende il contesto economico ancora più complesso. I Paesi con un alto debito come il nostro sono maggiormente esposti a rischi quando le condizioni esterne si deteriorano. In questo scenario generale, il quadro dell`industria metalmeccanica e meccatronica nel nostro Paese è molto variegato: a fronte di settori e aziende con volumi che tengono, ci sono settori e aziende che già si trovano in una fase di stagnazione o recessione”.
Il rallentamento delle dinamiche dell`interscambio di prodotti metalmeccanici osservato nella seconda metà del 2018 si è protratto anche nei primi mesi del 2019. Nel periodo gennaio-marzo, infatti, sia le esportazioni sia le importazioni sono cresciute di un modesto 0,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L`export metalmeccanico è cresciuto dell`1,3% per la quota diretta ai paesi dell`Unione europea, mentre ha registrato una contrazione dello 0,7% verso il resto del mondo.
I risultati realizzati sul mercato comunitario, anche se moderatamente positivi, sono stati ottenuti grazie al forte incremento registrato verso il Regno Unito (+17,8%), presumibilmente favorito dalle attese difficoltà di approvvigionamento conseguenti alla Brexit, mentre i flussi diretti in Germania sono diminuiti dello 0,4% quale conseguenza della frenata produttiva registrata nel paese. Per quanto riguarda i paesi esterni all`Unione europea, i risultati negativi registrati nei primi tre mesi dalle esportazioni metalmeccaniche verso Cina (-6,4%) e Turchia (-28%) sono state parzialmente compensate dai flussi diretti in Giappone (+20,8%) e India (+8,2%), Paesi verso cui l’Italia indirizza poco più dell`1% delle esportazioni totali. Complessivamente nei primi tre mesi dell`anno le esportazioni metalmeccaniche sono ammontate a circa 54 miliardi di euro, le importazioni sono state pari a 43 miliardi con saldo attivo di 11 miliardi, sostanzialmente in linea con quanto osservato nello stesso periodo del 2018.
“Preservare la metalmeccanica e stimolare la sua crescita – ha affermato Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica – deve essere quindi la priorità per la politica nazionale e locale, nell`interesse generale. Le istituzioni sono chiamate a sostenere chi può dare forza al Paese: le imprese. A partire dalla metalmeccanica, che con 120 miliardi di euro di valore aggiunto (il 50% del valore aggiunto manifatturiero) forma l`8% della ricchezza nazionale misurata con il Pil. Bisogna puntare di più sulla metalmeccanica, vero motore del Paese, spina dorsale della nostra economia. Il nostro tessuto industriale è per la stragrande maggioranza composto da piccole imprese che svolgono un ruolo chiave nelle filiere del valore. La competitività del Paese passa anche attraverso azioni coordinate a livello europeo, nazionale e locale. Nel nostro Paese le politiche industriali devono contemplare sinergie tra centro e periferia e anche la convergenza di politiche economiche, dell`istruzione e del lavoro”.
Per quanto riguarda le dinamiche occupazionali, nei primi tre mesi le imprese metalmeccaniche con oltre 500 addetti hanno registrato andamenti moderatamente negativi: i livelli occupazionali medi sono diminuiti dello 0,5% rispetto all`analogo periodo del 2018 e le ore effettivamente lavorate sono diminuite mediamente dell`1% con una contrazione più marcata per gli operai (-1,8%) e più contenuta per gli impiegati (-0,1%). E’ inoltre tornato a crescere il ricorso all`istituto della cassa integrazione. Nel primo trimestre, le ore autorizzate per gli addetti metalmeccanici sono state pari a 30,2 milioni, il 39,6% in più rispetto all`analogo periodo del 2018.
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