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Home - Approfondimenti - Interviste - Iarlori (Leonardo), ascolto, confronto e dialogo: per questo le nostre relazioni col sindacato non conoscono crisi

Iarlori (Leonardo), ascolto, confronto e dialogo: per questo le nostre relazioni col sindacato non conoscono crisi

di Massimo Mascini
2 Luglio 2018
in Interviste
Un modo diverso di fare relazioni industriali. Nel gruppo Leonardo, l’erede di Finmeccanica, non c’è scontro, non ci sono frizioni, mancano le prove di forza. Si parla, si dialoga, ci si confronta, il sindacato è considerato un interlocutore importante, che sa di avere interessi collimanti quando non identici con quelli dell’impresa e si comporta di conseguenza. Simonetta Iarlori, Chief People, Organization and Transformation Officer, è molto soddisfatta del proprio lavoro, dei risultati che ha ottenuto portando avanti relazioni industriali distese. Perché sa che in questo modo si ottengono dei risultati positivi. Del resto in un mercato così difficile come quello in cui si muove Leonardo non sarebbe possibile una politica diversa. Un sistema alternativo che sembra funzioni molto bene. 
Dottoressa Iarlori, sono in crisi le relazioni industriali?
Non per noi. Al contrario, troviamo nei nostri interlocutori grande collaborazione. Assieme stiamo costruendo un modello diverso, un nuovo modo di interagire più vicino alle esigenze della One Company.
Una necessità?
Un’opportunità, direi. Alessandro Profumo, il nostro Amministratore Delegato, ha chiarito subito che, di fronte a una concorrenza internazionale sempre più forte e agguerrita, il nostro principale obiettivo è quello di assicurare la crescita che genera occupazione sostenibile. È questa la sfida che ha lanciato al sindacato che l’ha raccolta con senso di responsabilità. 
Una gestione centralizzata delle relazioni industriali?
La nostra è una visione che focalizza i bisogni sulle reali necessità. Cerchiamo di portare avanti questa declinazione sia a livello nazionale di categoria che nel gruppo.  Siamo presenti in Federmeccanica e crediamo molto nel valore dei risultati contrattuali e cerchiamo di implementarli con il contratto integrativo, attraverso il quale stiamo dando attuazione ai principi indicati dal contratto nazionale. 
Quindi lei difende il doppio livello di contrattazione collettiva?
Sì, anche se credo che nei fatti – ancor più dei modelli contrattuali di cui tanto si discute e che, a mio avviso, dovrebbero essere adattabili alle necessità delle diverse realtà aziendali – contino il metodo negoziale, la correttezza delle relazioni e la coerenza nei comportamenti. Bisogna procedere con cautela, pazienza e capacità, sempre tenendo presenti gli obiettivi di fondo della nostra azione. Il nostro management è abituato ad ascoltare, a confrontarsi, e questo è stato capito dai nostri interlocutori. Del resto, di fronte alla concorrenza internazionale, gli obiettivi sono gli stessi per noi come per il sindacato, e perseguirli è così più facile.
Un sistema combinato di intervento?
Vede il nostro è un macrosistema industriale molto atipico nel quale lavorano, solo in Italia, 27mila persone altamente specializzate e quasi 7mila ingegneri. Fino al 2016, la ex Finmeccanica era un gruppo che si componeva di ben sei diverse e autonome società, ciascuna con le sue politiche del personale, il suo sistema di relazioni industriali e il suo contratto collettivo aziendale, con inevitabili duplicazioni di costi e problemi. Ora sono tutte confluite nella One Company Leonardo, che si è dotata di un unico accordo integrativo d’impresa e di un unico sistema di relazioni industriali. Ma siamo consapevoli che, in un quadro di crescente concorrenza internazionale come quello con il quale dobbiamo confrontarci ogni giorno, per raggiungere i risultati operativi attesi, non è sufficiente sottoscrivere gli accordi ma è necessario attuarli con la massima efficacia al fine di valorizzare il nostro capitale umano e la sua professionalità.
Il confronto col sindacato è continuo?
Sì. Abbiamo preso l’abitudine di vederci ogni settimana, per affrontare i problemi che possono sorgere, cominciare a leggerli assieme e avviare quel percorso che possa condurre a un accordo. 
Quali problemi affrontate?
Tanti, diversi tra loro. Ascoltiamo cosa ci dice il sindacato. È il nostro sistema, ascoltare le persone, coinvolgerle. Cerchiamo di capire e, come è naturale in una One Company, unificare le procedure e i rimedi. Tutto deve essere armonizzato. Le sei diverse divisioni devono essere collegate tra loro, le regole devono essere uguali per tutti.

Il sindacato vi ha capito?
Sì e questo ci ha aiutato. Per loro sarebbe stato più facile dialogare con le singole aziende, ma hanno capito il valore di un discorso globale e hanno aiutato i nostri stessi colleghi a capire il valore di una One Company nel mutato contesto competitivo
Il metodo del dialogo porta frutti importanti?
Certamente. Lo abbiamo verificato quando abbiamo avuto la necessità di prepensionare delle persone ricorrendo alla procedura indicata dall’articolo 4 della Legge Fornero. Noi abbiamo chiarito il numero massimo di persone che si poteva prepensionare e i sindacati hanno compreso che era necessario assicurare il ricambio generazionale e il cambio mix, salvaguardando il bagaglio di competenze presenti in azienda che rappresenta il nostro principale asset competitivo. Vede, i lavoratori di Leonardo rappresentano uno straordinario giacimento di competenze innovative al servizio del paese e il nostro obiettivo è quello di metterle in condizione di fare il loro lavoro al meglio per produrre valore per gli azionisti e, più in generale, per il paese. 
E lo avete seguito anche in altri campi?
Sì, certo, è il metodo che seguiamo ogni giorno per affrontare i tanti problemi di armonizzazione conseguenti all’operazione One Company.  È il metodo che adotteremo per ridefinire il sistema di inquadramento professionale che, a mio avviso, rappresenta una priorità per l’industria metalmeccanica. D’altra parte, questo metodo ci ha già consentito di raggiungere importanti risultati anche per quanto riguarda il modello di assistenza sanitaria integrativa di gruppo, in coerenza con quanto definito dalla contrattazione collettiva nazionale, e lo smart- working. E proprio in questi giorni abbiamo concluso gli incontri con i sindacati per presentare il nuovo Piano industriale e le sfide che da esso discendono e che dovremo affrontare insieme. 
Insomma, avete messo in piedi un sistema alternativo, che funziona?
La cosa importante è far funzionare l’azienda e che le persone che vi lavorano siano motivate, perché solo così si compete sul mercato globale. L’innovazione tecnologica si realizza motivando le persone.
Massimo Mascini
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