Ted Jacobson, segretario del Consiglio centrale del Lavoro dell’Afl-Cio, con sede a New York, ha preso carta e penna e ha scritto al presidente del Consiglio Berlusconi. Senza indugi, senza esitazione alcuna, Jacobson, da parte del milione e mezzo di iscritti al Consiglio, ”molti dei quali figli e figlie di milioni di immigrati italiani che hanno arricchito gli Stati Uniti socialmente, culturalmente, politicamente ed economicamente”, protesta contro il tentativo del governo italiano di imporre una Thatcherite in nome di presunte riforme a scapito del movimento sindacale italiano.
”Nello specifico – scrive Jacobson – la proposta del governo di eliminare l’articolo 18 e il rifiuto di avviare un significativo dialogo con i sindacati italiani, minacciano di destabilizzare tali relazioni che impediranno alla Bella Italia non solo una consona permanenza all’interno dell’Unione europea, ma anche una sua affermazione come potenza economica”. A tale riguardo, spiega poi il sindacato americano, ”i fratelli e le sorelle di Cisl, Cgil e Uil” si sono sacrificati attivamente per raggiungere invece tali risultati. E invece, ”considerando i giorni di lavoro perduti e le immense manifestazioni a Roma e in altre parte della Repubblica, ”è chiaro che la destabilizzazione in Italia è all’orizzonte e questo stato di cose dovrebbe preoccupare il suo governo e guidare ad incontri immediati con i sindacati per raggiungere una mutua soddisfacente soluzione ai problemi attuali che affliggono l’Italia”.
”Date le circostanze, signor presidente – ammonisce concludendo la lettera – vi chiediamo con forza ed urgenza di riaprire un dialogo coi sindacati. Esitare a farlo condurrà solo al caos”.
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