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Home - In evidenza - Lavoro, Ocse: per i giovani iscritti ai tecnici-professionali basso tasso di occupazione e più Neet

Lavoro, Ocse: per i giovani iscritti ai tecnici-professionali basso tasso di occupazione e più Neet

12 Settembre 2023
in In evidenza, Notizie del giorno
Firmato il nuovo contratto scuola, aumenti da 80 a 110 euro

In Italia, il 40% dei giovani di 15-19 anni è iscritto a percorsi di istruzione secondaria superiore a indirizzo tecnico-professionale, rispetto al 23% dell’area dell’OCSE, ma nonostante i percorsi di IFP (istruzione e formazione professionale, ndr) siano ampiamente diffusi, i risultati ottenuti dagli studenti sono inferiori rispetto alla media dell’OCSE. A rilevarlo è l’OCSE nella nota sull’Italia nel rapporto “Education at a Glance 2023”, presentato oggi al Ministero dell’Istruzione. I tassi di occupazione dei diplomati dell’IFP dopo uno o due anni dal conseguimento del titolo, continua il rapporto, sono i più bassi in tutta l’OCSE, con una percentuale pari al 55%. Analogamente, il tasso di giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo (i cosiddetti NEET) di età compresa tra i 15 e i 34 anni con un diploma tecnico-professionale è pari al 28,1%, ben al di sopra del 12,0% per i loro coetanei con un diploma di istruzione secondaria superiore a indirizzo liceale o post-secondaria non terziaria e anche notevolmente al di sopra della media dell’OCSE, pari al 15,2%. Questi dati indicano che i percorsi di IFP in Italia si trovano ad affrontare notevoli sfide nell’agevolare la transizione dei loro studenti verso il mercato del lavoro.

Per l’OCSE, “sebbene un diploma di istruzione secondaria superiore sia spesso il livello minimo necessario per partecipare con successo al mercato del lavoro, alcuni giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni abbandonano comunque gli studi senza conseguire tale qualifica. In media, in tutta l’area dell’OCSE, il 14% dei giovani adulti non ha conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore. In Italia la quota è superiore alla media dell’OCSE (22%)”.

“In media, nei Paesi dell’OCSE, il 9,9% dei giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 29 anni in possesso di qualifiche di livello terziario non segue un percorso scolastico o formativo (NEET), mentre in Italia la percentuale corrispondente è del 16,3%. In tutta l’area dell’OCSE – spiega ancora il rapporto – il 17,1% delle persone di età compresa tra i 25 e i 29 anni in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore o post-secondaria non terziaria a indirizzo tecnico-professionale rientra nella categoria dei NEET, mentre in Italia tale percentuale è pari al 26,2%. I tassi di NEET per le donne di età compresa tra i 15 e i 34 anni in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore a indirizzo tecnico-professionale sono leggermente superiori a quelli degli uomini. La riduzione dei tassi di NEET tra i giovani adulti è una sfida particolarmente rilevante in tutti i Paesi, in quanto coloro che diventano NEET ottengono in seguito risultati peggiori sul mercato del lavoro rispetto ai loro coetanei che hanno continuato a frequentare percorsi di istruzione o formazione alla stessa età”.

Secondo l’OCSE, inoltre, “in Italia, i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore o post-secondaria a indirizzo tecnico-professionale guadagnano solo il 4% in più rispetto ai loro coetanei che non hanno conseguito tale qualifica. Questo valore è inferiore a quello di qualsiasi altro Paese dell’OCSE”.

“Tuttavia, il vantaggio retributivo aumenta al 40% tra le persone di età compresa tra i 45 e i 54 anni in possesso di un diploma di livello secondario superiore o post-secondario non terziario a indirizzo tecnico-professionale, una percentuale notevolmente superiore alla media dell’OCSE pari al 23% per detta fascia di età. Ciò può spiegare la persistente popolarità dei percorsi di IFP tra gli studenti della scuola secondaria superiore”, conclude il rapporto.

Ma non solo studenti. Il rapporto dell’OCSE riporta anche i dati sugli investimenti del Pil dei Paesi dell’area e dei Paesi partner destinati all’istruzione. “Nel 2020 – si legge – i Paesi dell’OCSE hanno speso in media il 5,1% del loro PIL per gli istituti di istruzione dal livello primario a quello terziario”, mentre in Italia “la quota corrispondente era pari al 4,2% del PIL, di cui il 30% era destinato all’istruzione primaria, il 16% all’istruzione secondaria inferiore, il 30% all’istruzione secondaria superiore e post-secondaria combinati e il 24% ai percorsi di laurea triennale, laurea specialistica e dottorato o equivalenti”.

“Il finanziamento a favore dell’istruzione in termini assoluti – ricorda l’organizzazione – è fortemente influenzato dai livelli di reddito dei Paesi. I Paesi con un PIL pro capite più elevato tendono a registrare una spesa per studente più elevata rispetto a quelli con un PIL pro capite inferiore. Per tutti i livelli di istruzione, da quella primaria a quella terziaria, l’Italia spende 11 439 USD all’anno per studente equivalente a tempo pieno (adeguato in funzione del potere d’acquisto), rispetto alla media dell’OCSE pari a 12 647 USD. La spesa per studente equivale al 27% del PIL pro capite ed è in linea con il valore medio dell’area dell’OCSE, pari al 27%”.

Quanto agli gli insegnanti, in Italia “tendono ad avere un’età avanzata. Il 60% del personale docente della scuola secondaria superiore ha 50 anni o più, mentre la media dell’OCSE è solo del 40%. Gli stipendi medi effettivi degli insegnanti corrispondono a solo il 69% degli stipendi di altri lavoratori con un livello di istruzione terziaria, il che potenzialmente riduce l’attrattività della professione per i nuovi candidati”.

e.m.

redazione

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