“Il richiamo da parte della Corte dei conti europea alle lacune presenti nella nuova architettura della Pac, che metterebbero a rischio la sana e trasparente gestione dei flussi economici, conferma le preoccupazioni espresse in più occasioni dalla Fai Cisl e dal mondo produttivo, a maggior ragione contiamo su un negoziato costante e trasparente tra istituzioni e parti sociali che nei prossimi due anni indirizzi la riforma della Politica agricola comune verso una maggiore attenzione alla qualità del lavoro, alla concorrenza leale, alla coesione sociale”.
Così il reggente della Fai Cisl nazionale Antonio Castellucci commenta il parere espresso dalla Corte dei Conti europea sulla nuova architettura della Politica Agricola Comune (PAC) e dell’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM).
“La fusione dei fondi per lo sviluppo rurale con quelli per l’agroalimentare, peraltro ridotti, accanto a prospettive di rinazionalizzazione dell’agricoltura – aggiunge il sindacalista – rischiano, se non ben orientate, di incidere negativamente sul sistema produttivo, intaccando tutele dei lavoratori, competitività d’impresa, e con esse un pilastro strategico dell’economia comunitaria. La chiave di volta è nella qualità del lavoro, nella sua sicurezza e capacità di generare valore aggiunto attraverso buona contrattazione, innovazione e formazione. Le risorse dell’Unione in questi anni hanno garantito significativi passi avanti: qualsiasi riforma deve rafforzare questi obiettivi e coniugare la semplificazione e la flessibilità nell’utilizzo delle risorse con le dovute tutele sociali, con investimenti produttivi e criteri di trasparenza che garantiscano tracciabilità e legalità in tutte le fasi dei finanziamenti”.
Dello stesso avviso anche il presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei che sottolinea come “la Commissione Europea non ha ascoltato per mesi la voce dei produttori, delle filiere agricole, e di molti stati membri. E adesso incassa una ferma critica anche dalla Corte dei conti, che ribadisce le criticità già espresse dalla cooperazione agricola e da tutto il mondo agricolo all’indomani della presentazione della proposta del nuovo impianto finanziario. Ci auguriamo che questo contribuisca a rivedere in modo sostanziale la proposta e ad aprire una stagione di maggiore interlocuzione con le rappresentanze, nel rispetto dei ruoli di una democrazia reale”.
Il presidente Drei auspica che, sulla base delle valutazioni espresse dalla Corte dei Conti, “l’Europa sia più coerente con quanto più volte proclamato, ovvero che decida di dare centralità al comparto agricolo. L’Europa non può permettersi di abbandonare una politica agricola comunitaria, considerata uno dei pilastri fondamentali dell’Unione. La proposta della Commissione, che prevede ad oggi l’inserimento delle risorse agricole in un fondo unico e la loro riduzione, rischia di indebolire fino a smantellare la politica agricola comune. Un approccio che introdurrebbe plafond nazionali, spingendo ogni Stato membro a creare propri piani di sostegno agricolo, con inevitabili distorsioni competitive interne tra Stati membri dell’Unione Europea”.


























