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Home - Primo Piano - Pnrr, la rimodulazione del governo preoccupa i sindacati

Pnrr, la rimodulazione del governo preoccupa i sindacati

di Tommaso Nutarelli
28 Luglio 2023
in La nota
Pnrr, firmato protocollo tra Anci e Cgil, Cisl e Uil

Il governo mette fuori dal Pnrr misure per 16 miliardi di euro, modificando 144 dei 349 progetti da centrare entro il 2026. Una rimodulazione che i sindacati hanno accolto con forti perplessità.

Da corso d’Italia, sede della Cgil, il segretario confederale Christian Ferrari ha messo in luce una duplice criticità, di metodo e di merito. “Siamo di fronte – ha detto il sindacalista – a scelte unilaterali e alla cancellazione, di fatto, del confronto con le parti sociali previsto sia dai regolamenti europei che dalla normativa italiana”.

“Il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, – ha reso noto Ferrari – ci ha fatto pervenire oggi pomeriggio la richiesta di trasmettere, entro il 1° agosto, le nostre osservazioni. Cosa che, ovviamente, faremo, ma questo non ha nulla a che fare con una vera negoziazione e con il confronto preventivo previsti dalle norme”. “Stiamo parlando di un piano che, non va mai dimenticato, non appartiene al governo in carica, ma riguarda l’intera società italiana”.

Sui contenuti “le decisioni del governo in merito al Pnrr sono a dir poco preoccupanti. Si cancellano progetti per ben 16 miliardi che riguardano, tra l’altro, il rischio alluvione, il dissesto idrogeologico, gli investimenti per la decarbonizzazione, solo per fare qualche esempio. Lo stesso – ha concluso il segretario confederale della Cgil – avviene per la sanità territoriale e per i progetti dei comuni. Si rischia, in questo modo, di compromette gli obiettivi strategici del Piano sull’ambiente, sulla conversione ecologica, sul rafforzamento del welfare, sulla riduzione delle diseguaglianze e dei divari territoriali”.

Sempre dalla confederazione di Maurizio Landini, Emilio Miceli, responsabile nazionale delle politiche della Legalità, ha espresso preoccupazione per i tagli dei fondi destinati alla manutenzione dei beni confiscati alle mafie. “Con un appello al governo, sottoscritto con tutte le associazioni antimafia, avevamo già criticato ampiamente la scelta di finanziare il sostegno per il recupero dei beni confiscati sottratti alle mafie solo per le otto regioni del Sud” ha detto. “Oggi – ha concluso il sindacalista – alla beffa si aggiunge il danno: l’esecutivo taglia, senza prevedere alcuna rimodulazione, i 300 milioni previsti per manutenzione, riuso dei beni confiscati, stanziati e assegnati attraverso un bando rivolto ai comuni interessati”.

Anche dalla Cisl non filtra serenità per la sorte degli investimenti avrebbero dovuto rafforzare le infrastrutture materiali ed energetiche, e migliorare la coesione geografica e sociale. Il sindacato di via Po inviata a fare particolare attenzione a questi temi e spinge affinché “i definanziamenti, fra i quali la gestione del rischio alluvione, il riassetto idrogeologico, le infrastrutture sociali quali istruzione, sanità e inclusione, siano compensati in tempi rapidi da altre risorse comunitarie e nazionali”.

Per la confederazione guidata da Luigi Sbarra è “fondamentale è trovare soluzioni a problemi delicati a partire dall’aumento dei prezzi delle materie prime, cha ha causato un’impennata dei costi degli appalti per le opere”. La Cisl ha inoltre ribadito la necessità di rafforzare la macchina della pubblica amministrazione per svolgere con la massima efficienza e celerità le complesse procedure amministrative per la messa a terra degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

In merito alla riprogrammazione del Pnrr, per la Cisl “occorre riallineare e coordinare i programmi REPowerEU, Pnrr, Programmazione dei fondi strutturali 21-27 e FSC per agevolare la realizzazione di progetti e riforme. Condivisibile l’impostazione che configura il REPowerEU come una missione aggiuntiva del Pnrr, ma vanno individuate risorse ben superiori a quelle messe a disposizione dalla Ue”.

“Le proposte di investimento e le riforme del capitolo REPowerEU – si legge nella nota – devono riguardare in particolare alcuni assi strategici: il contrasto alla povertà energetica; il sostegno agli investimenti produttivi nelle filiere verdi; gli interventi in infrastrutture e impianti energetici per incrementare la sicurezza e la diversificazione dell’approvvigionamento”.

“Va posta – conclude la Cisl – grande attenzione alle tutele dei lavoratori nelle filiere verdi dove vasta è la presenza di micro e piccole imprese che utilizzano contratti di subappalto e spesso dequalificano il lavoro e abbassano le tutele. Allo stesso modo bisogna focalizzare investimenti in nuove infrastrutture così da orientare la transizione su uno sviluppo sostenibile e compatibile con la coesione sociale e il rilancio quantitativo e qualitativo dell’occupazione”.

Sulla stessa linea delle due sorelle, anche la Uil. “Esprimiamo più di qualche dubbio sulla rimodulazione dei progetti del Pnrr, a partire dalla questione del dissesto idrogeologico sino a quelle relative agli alloggi per gli studenti universitari e alle opere infrastrutturali definanziate” puntualizza Ivana Veronese, segretaria confederale.

“Tra l’altro, questa rimodulazione conferma i ritardi nella messa a terra dei progetti – ha continuato Veronese – e non risolve l’annoso problema delle istituzioni di fare spesa per investimenti in “tempi europei”. Non ci stancheremo di ripeterlo: servono assunzioni stabili nella pubblica amministrazione centrale e locale in grado di programmare e spendere l’enorme “tesoretto” dei fondi europei e nazionali costituito dal Pnrr e dai fondi per la coesione europei e nazionali”.

“Attendiamo – ha concluso la sindacalista – di essere coinvolti in un confronto vero e non formale. Adesso, condividendo appieno le sagge parole del Presidente della Repubblica: “pancia a terra e al lavoro”.

Nello specifico, dei 16 miliardi rimodulati, 6 sarebbero dovuti andare per la resilienza del territorio e l’efficientamento energetico dei comuni, 3,3 miliardi per la rigenerazione urbana con l’obiettivo di ridurre il degrado e l’emarginazione e altri 2,5 miliardi per i piani urbani integrati. E ancora 1,2 miliardi per la gestione del rischio alluvione e il dissesto idrogeologico, un miliardo per l’uso dell’idrogeno, 725 milioni per le aree interne, 675 milioni per la promozione di impianti innovativi incluso offshore, 300 per milioni la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e, infine, 110 milioni per la tutela del verde urbano e extraurbano.

Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Europei e il Pnrr, ha detto che si tratta di progetti che in sede di attuazione e rendicontazione hanno mostrato rilevanti criticità. In molti casi, ha spiegato, i progetti non sono risultati coerenti con le condizioni imposte dal Piano, come il principio di “non arrecare danno significativo” (Do-No-Significant-Harm, DNSH) che richiede di impostare i progetti di investimento secondo requisiti stringenti di rispetto dell’ambiente e di sostenibilità. Il ministro Fitto ha precisato che queste misure saranno recuperate con altri programmi, come i fondi per la coesione e lo sviluppo, e che queste risorse saranno dirottare sul RePowerEU, pensato per fronteggiare le difficoltà energetiche innescate dalla guerra in Ucraina, che dagli attuali 2,7 miliardi salirà a 19. Fitto ha inoltre espresso la volontà di aprire un confronto con gli enti locali e le parti sociali.

Tommaso Nutarelli

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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