La direzione di Stellantis conferma ai sindacati l’intenzione di dare continuità al sito di Termoli attraverso le lavorazioni meccaniche e, in particolare, mediante l’adeguamento del Gse agli standard Euro 7 e l’allocazione di nuovi cambi per motori ibridi Edct. Nel corso di una riunione l’azienda chiarisce il già annunciato programma di rientro al lavoro dei lavoratori attualmente in smart working. Lo riferisce una nota unitaria di Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr.
“Per quanto concerne il sito di Termoli – dicono le categorie – abbiamo ricevuto piena disponibilità da parte di Stellantis a offrire opportunità di ricollocazione ai 34 lavoratori italiani già assunti in Acc. Abbiamo inoltre avanzato la richiesta di riconoscere a 21 lavoratori che erano già dipendenti Stellantis la priorità nel rientro presso lo stabilimento di provenienza originario. Abbiamo inoltre concordato la necessità di dettagliare in un programma operativo le decisioni assunte sulle nuove produzioni di meccanica a Termoli. A tal fine si terrà a Roma, il 6 marzo, un incontro tra Stellantis e le organizzazioni sindacali sia nazionali che territoriali”.
Per quanto riguarda l’annunciato rientro al lavoro dei lavoratori attualmente in smart working “Stellantis ha assicurato che il percorso sarà graduale – aggiungono i sindacati – anche in ottemperanza al dettato contrattuale e in conformità alle esigenze logistiche dell’azienda, per il 2026 i lavoratori continueranno a svolgere lo smart working per una media di tre giorni settimanali.
L’attività lavorativa in presenza riprenderà fra circa un anno e mezzo. E’ stato concordato che eventuali casi singoli di oggettiva necessità, legati a problemi di salute, potranno essere esaminati dall’azienda a livello di singola unità con il coinvolgimento delle Rsa. In relazione al regime definitivo del lavoro agile, al fine di affrontare la questione nel prossimo rinnovo contrattuale, considerato che il Ccsl scade a fine 2026, le parti hanno incaricato le commissioni welfare e pari opportunità di predisporre proposte relative alle categorie di lavoratori per le quali potrà essere valutata l’opportunità di mantenere la possibilità di ricorso al lavoro agile (smart working). Infine, le parti hanno previsto di riconvocarsi immediatamente dopo la comunicazione al mercato dei risultati annuali del gruppo fissata il 26 febbraio”.
“Esprimiamo la nostra apprensione per la situazione particolarmente difficile in cui versa il gruppo – concludono – e ribadiamo la necessità da un lato di rilanciare le produzioni negli stabilimenti italiani; dall’altro, di insistere in sede europea affinché vengano modificate le regole autolesioniste sulla elettrificazione che stanno mettendo in ginocchio l’industria dell’auto”.
Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil, ritengono “sbagliata” la scelta di rinunciare allo smart working, perché “in molti casi rappresenta un elemento attrattivo soprattutto rispetto alle nuove generazioni di lavoratrici e lavoratori”. Inoltre, “è necessario tenere conto delle esigenze di chi in questi anni ha organizzato la propria vita sulla base delle attuale organizzazione aziendale”.
Riguardo alla gigafactory a Termoli, per i due sindacalisti è prioritario trovare una soluzione per i 34 dipendenti attualmente allocati in Francia e dipendenti di ACC. Stellantis, riferiscono, si è resa disponibile a trovare soluzioni utili alla ricollocazione.
Un incontro è stato già fissato al prossimo 6 marzo, per discutere circa le prospettive di rilancio del sito molisano. “Occorre anticipare il lancio dei progetti già annunciati, come il GSE adeguato agli standard Euro 7 e l’arrivo di nuovi cambi per motori ibridi EDCT. Come abbiamo già ribadito, la decisione di abbandonare il progetto della gigafactory a Termoli, da parte del consorzio ACC – di cui Stellantis è maggiore azionista – sia un errore strategico, che rischia di aumentare ulteriormente il ritardo tecnologico nei confronti dei competitor, soprattutto asiatici”.
Infine, concludono Lodi e D’Alessio, “è necessario che il Governo affronti la situazione in maniera seria e trasparente convocando immediatamente un tavolo a Palazzo Chigi per discutere del futuro dell’auto nel nostro Paese, partendo proprio dalla scelta di abbandonare l’unico progetto che poteva garantire all’Italia la produzione di batterie e ridurre la dipendenza dai produttori esteri”.



























