Il racconto collettivo del talento imprenditoriale italiano che si apre al mondo: potrebbe essere questo il pitch, appunto, di The Perfect Pitch, l’innovativo docu-reality a episodi dedicato alle startup italiane, presentato ieri in Confindustria e disponibile sulla piattaforma Mediaset Infinity. Prodotta da IlNewyorkese, la serie segue il percorso di crescita di tre startup della mobilità sostenibile – Arlix, Limitless e Novac – selezionate da RetImpresa nell’ambito del concorso ROCK per l’Open Innovation.
Le tre realtà sono approdate a Detroit, negli Stati Uniti, per confrontarsi con investitori e operatori economici locali attraverso un intenso programma di mentoring e networking, arricchito da momenti di intrattenimento e sfide da superare. Un format inedito nel panorama audiovisivo italiano, che consente di osservare da vicino ciò che per il grande pubblico è spesso rimasto una sorta di chimera: il mondo delle startup giovanili.
La presentazione della serie è stata anche un’importante occasione di confronto sui nodi centrali dell’imprenditoria italiana, oggi non più rinviabile alla luce di scenari globali in rapida trasformazione. «Startup significa innovazione, progresso e produttività», ha sottolineato Fabrizio Landi, presidente di RetImpresa. Una definizione che assume un valore ancora più forte in un contesto in cui la capacità di innovare e l’urgenza di nuove idee rappresentano il principale fattore competitivo per la crescita. Eppure, in Italia, il primato della fuga di cervelli e l’elevata mortalità delle imprese giovanili sembrano smentire questa consapevolezza, evidenziando una fragilità che – è bene ricordarlo – riguarda l’intera Europa.
Per questo, come ha ribadito Stefano Cuzzilla, presidente di 4 Manager, sostenere le startup italiane significa sostenere il sistema Paese: aiutare le imprese e le idee, creare connessioni tra cultura manageriale e venture capital. Un percorso possibile attraverso il riconoscimento del valore dell’imprenditoria giovanile e il dialogo con le grandi aziende rappresentate da Confindustria, per favorire il trasferimento di competenze e la concretizzazione delle idee innovative, come ha evidenziato Carlo La Rotonda, presidente di RetImpresa.
Le startup, ha aggiunto Riccardo Di Stefano, delegato Education e Open Innovation di Confindustria, creano occupazione rispondendo a una crescente domanda di autoimprenditorialità giovanile e innovano tanto la pubblica amministrazione quanto il settore privato. Tra il 2023 e il 2024, inoltre, hanno generato un incremento del fatturato del 3% (dati Assolombarda), rafforzando la necessità di trattenere e far rientrare i talenti, oltre che di attrarne di nuovi. Ma soprattutto, nella natura stessa delle startup c’è la capacità di pensarsi in chiave globale e di rete. In questo quadro si inserisce anche la “diplomazia della crescita” promossa dalla Farnesina, come spiegato dal viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli, che ha richiamato il valore della multilateralità e il ruolo strategico degli italiani all’estero.
The Perfect Pitch, ha concluso Davide Ippolito, CEO di Reputation Research e IlNewyorkese, va letto come un progetto di intrattenimento-business nella cornice Italia-Stati Uniti: una narrazione che valorizza l’eccellenza, la manifattura e la creatività italiane nella loro autenticità, superando il bias di un’Italia poco innovativa. L’obiettivo è sostenere la crescita internazionale delle startup e avvicinare le nuove generazioni alle opportunità offerte dagli attori che operano per la promozione economica del sistema Paese, in un’ottica di educazione all’autoimprenditorialità.
Infine, per Fausto Bianchi, presidente di Piccola Industria Confindustria e vicepresidente di Confindustria, «non è un caso che il racconto arrivi fino a Detroit, ecosistema simbolo di manifattura e trasformazione. Iniziative come questa dimostrano come open innovation e collaborazione tra imprese, istituzioni e startup siano strumenti concreti di sviluppo per rafforzare il Made in Italy». Quel “bello e ben fatto” che deve diventare una vera ossessione e che, secondo Bianchi, richiede anche una legislazione ad hoc per sostenere la crescita delle piccole industrie.
A margine dell’evento, il presidente di Piccola Industria Confindustria ha inoltre affrontato con Il Diario del Lavoro il tema del gender gap in Italia, sottolineando come nel mondo delle startup questa criticità tenda a ridimensionarsi grazie a una logica fondata sulla valorizzazione delle competenze e delle idee. «Nel mondo dell’innovazione e delle startup, così come in quello delle piccole imprese, il gender gap non viene vissuto in modo traumatico come accade in altri settori», ha spiegato. In generale, in Italia le donne presentano livelli di scolarizzazione più elevati, ma continuano a essere sottorappresentate nelle discipline STEM. «In questo ambito – ha aggiunto Bianchi – il tema del gender gap si pone in termini diversi, perché a emergere sono semplicemente i più competenti. Non è una questione di genere, ma di competenze».
Sul piano territoriale, infine, Bianchi ha evidenziato come l’innovazione sia un fenomeno trasversale, capace di attraversare il Paese da Nord a Sud, così come l’Europa e il resto del mondo. «È questa la vera forza delle startup».
Elettra Raffaela Melucci


























