I Cantieri navali di Stettino, che con lo sciopero dell’ agosto dell’80 insieme con Cantieri Lenin di Danzica, hanno dato inizio al movimento Solidarnosc, dopo dieci anni dalla privatizzazione ora tornano di nuovo nel settore statale. La re-nazionalizzazione è il primo intervento di questo genere del governo polacco guidato dal postcomunista Leszek Miller, deciso a salvare in questo modo i cantieri dalla bancarotta a causa di un debito complessivo di 450 mln dollari.
L’accordo raggiunto ieri prevede che il Tesoro, il quale dopo la vendita del 1992 ha conservato il 10% delle azioni – ora riacquisterà a un prezzo simbolico le azioni dagli privati per riconquistare la maggioranza nell’ assemblea dei soci (ma il 25% delle azioni resteranno nelle mani degli operai). A queste condizioni il Tesoro è disponibile a offrire alle banche le garanzie del governo per nuovi crediti di 40 milioni di dollari necessari per ultimare la costruzione delle tre navi.
I problemi dei Cantieri di Stettino Porta Holding SA sono dovuti, dicono gli esperti, al calo di prezzi mondiali per le navi ma anche alla troppo forte moneta polacca. Le recenti perdite dell’ holding che qualche anno fa è stato valutato come il quinto cantiere nel mondo (ora è 11/mo), sono causate dall’impegno di costruire prototipi delle navi. Continuano intanto le proteste dei 6 mila operai dei cantieri che da marzo scorso non ricevono la busta paga.
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