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Home - Approfondimenti - Analisi - Una nuova frontiera per la contrattazione: la medicina di genere

Una nuova frontiera per la contrattazione: la medicina di genere

di Alessandra Servidori
10 Maggio 2021
in Analisi
Sottoscritto accordo tra sindacati e regione Emilia-Romagna su appalti

A ridosso dei rinnovi contrattuali e con la pandemia che ci circonda diventa fondamentale  individuare  nuovi ambiti di  scambio tra lavoro produttività e benessere della persona. Sicuramente un ambito ancora poco esplorato anche dallo strumento della contrattazione di prossimità in materia di welfare  e dalle possibili clausole sociali è la medicina di genere. In Italia la legge sulla Medicina di Genere risale all’anno 2018 (n.3 del gennaio 2018) e si è redatto il piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere che rende obbligatoria la divulgazione, la formazione e l’indicazione di pratiche sanitarie nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura che tengano conto delle differenze derivanti dal genere, al fine di garantire la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale in modo omogeneo sul territorio nazionale.

Che cosa è la medicina di genere? Dove la si applica? Riguarda solo le donne? Esistono, infatti, delle differenze nella cura e nelle manifestazioni delle malattie legate proprio al genere, che è giusto conoscere e per le quali è utile informarsi. Per medicina di genere s’intende lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso), socioeconomiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Infatti, molte malattie comuni a uomini e donne presentano molto spesso differente incidenza, sintomatologia e gravità. Uomini e donne hanno, inoltre, una diversa risposta alle terapie e reazioni avverse ai farmaci. Anche l’accesso alle cure presenta rilevanti diseguaglianze legate al genere. La Medicina di Genere è una dimensione trasversale a tutte le discipline della medicina che studia come differiscono le malattie tra uomo e donna in termini di prevenzione, sintomatologia, terapia, prognosi, impatto psicologico e sociale.

Dunque la conoscenza delle differenze di genere favorisce maggiore appropriatezza della terapia e una maggiore tutela della salute per entrambi i generi. In questa situazione di pandemia legata al Covid è provato scientificamente che la donna, innanzitutto, è più colpita dal COVID, ma muore di meno: possiamo dire che la donna, è più esposta al COVID (infermiere, operatrici sanitarie, badanti…), ma la letalità del COVID-19 è inferiore nella donna. Ad oggi ci sono diverse teorie che cercano di spiegare in modo specifico le motivazioni di questa differenza. Innanzitutto, la donna fuma di meno e beve di meno, ma è anche più attenta alle tre regole fondamentali per contrastare il COVID, ossia lavaggio frequente delle mani, uso della mascherina e distanziamento. Spesso, poi, è colei che fa applicare queste regole alla famiglia e questo verrà dimostrato da lavori recenti che farò vedere durante il convegno. C’è, poi, un discorso biochimico, più complesso: ci sono dei meccanismi recettoriali, tra il virus e le cellule, in cui la donna è avvantaggiata. Ad esempio, il recettore ACE2, che diminuisce l’entrata del virus nella cellula polmonare è stimolato dagli estrogeni. Nell’uomo, invece, per via della proteina TMPRSS2, stimolata dagli androgeni, il SARS CoV-2 entra più facilmente nelle cellule.

Il sistema immunitario, poi, è più attivo nella donna rispetto all’uomo, inoltre gli estrogeni hanno effetti antinfiammatori, mentre il testosterone ha degli effetti immunodepressivi. Tutto questo rende il sistema immunitario del genere femminile più vivace rispetto a quello dell’uomo.  La Medicina di genere (o, più precisamente, genere-specifica) prende in considerazione come varie patologie, la loro diagnosi e terapia si differenzino tra uomo e donna, sia a livello di sesso biologico che di genere, sulla base delle ricadute sociali del genere stesso. Ormai dagli anni ’90, grazie ai primi studi di Bernadine Patricia Healy, si parla di Medicina di genere, ed è tempo che la Sanità completi il suo processo di adattamento a questo nuovo approccio, sia a livello globale che in Italia. Le donne, infatti, hanno una più alta aspettativa di vita rispetto agli uomini, ma sono più sensibili ad alcune malattie, come quelle cardiovascolari, mentre sono meno soggette ad alcuni tipi di tumore, come il melanoma.

Anche in altri ambiti, come la psichiatria, la psicogeriatria, la medicina del lavoro e quella interna, la reumatologia e l’ortopedia, le differenze di genere vanno tenute in considerazione per creare un percorso di cura “su misura” e attento alle esigenze dei singoli individui. La popolazione italiana sta invecchiando: si vive sempre di più, e i cittadini anziani sono sempre più numerosi rispetto ai giovani. Questo porta a un incremento dell’incidenza delle malattie croniche legate all’età, con un forte impatto sulla Sanità. Le donne, con la loro maggiore aspettativa di vita (84,2 anni vs. 80,8) e la tendenza a sviluppare multicronicità, sono le più colpite da questo fenomeno. La popolazione italiana complessivamente è in buona salute, ma per poter garantire la sostenibilità del SSN è importante promuovere ulteriormente campagne di prevenzione mirate e garantire appropriatezza delle prestazioni. Calibrare l’offerta terapeutica sulle differenze di genere consente di avere un sistema sanitario più efficace e alla portata di tutti e a raggiungere buoni risultati, come dimostrato in ambito oncologico grazie al controllo dei fattori di rischio, come fumo e sovrappeso, alla diffusione di programmi screening e a terapie più mirate.

Con la riduzione del gap lavorativo tra donne e uomini, si evidenzia sempre di più la necessità di considerare le peculiarità di genere rispetto al rapporto salute/ambiente di lavoro. Le differenze di genere in ambito lavorativo sono state oggetto di attenzione istituzionale, con l’intento di combattere le discriminazioni sul posto di lavoro. Questo ha portato, nel tempo, allo sviluppo di un’analisi di come genere e sesso influenzino le pratiche di sicurezza sul lavoro: dall’adeguatezza dei diversi dispositivi di protezione individuale, alla diversa sensibilità alle sostanze chimiche, alle differenti reazioni allo stress sulla base delle pressioni della società, fino ovviamente alla relazione tra lavoro e gravidanza. Quest’analisi influirà positivamente sulla creazione di ambienti di lavoro più equi, anche attraverso la corretta formazione del Medico Competente, sia come figura tecnica legata alla sicurezza sul posto di lavoro, sia come responsabile della formazione dei lavoratori nel rispetto delle differenze di genere. Il contributo mostra come la Medicina di genere sia percepita e messa in atto a livello globale.

Negli Stati Uniti viene ad esempio definita “sex medicine”, poiché viene considerato il fattore biologico (il sesso) e non quello sociale (il genere). Nonostante questa differente terminologia, la Medicina di genere è assai diffusa, al punto che gli USA sono la patria dei primi studi sulla maggiore mortalità cardiovascolare femminile. Al contrario, il Canada affianca la componente culturale a quella biologica. In Canada la discriminazione di sesso/genere viene analizzata anche in relazione ad altri tipi di discriminazione (razziale, sociale etc.).

L’Unione Europea supporta la parità di genere fin dal 1957, anno della sua formalizzazione. Per assistere a un concreto inserimento delle questioni di sesso e genere nei programmi, tuttavia, occorre attendere il 2007. Al momento attuale si sta ancora lavorando sul finanziamento di progetti che portino a una reale uguaglianza di genere in ambito europeo. Se a livello mondiale l’OMS è sempre più attenta alle differenze di genere anche in ambito sanitario e a livello nazionale si riscontrano ancora differenze sostanziali, l’obiettivo comune resta l’applicazione più omogenea possibile della Medicina di genere a tutti i livelli. La “medicina di precisione” rappresenta uno dei grandi traguardi della medicina moderna. Le terapie sono sempre più create su misura per il singolo paziente. In Europa si parla di medicina di precisione ormai dal 2012 e nel 2016 gli Stati Uniti, sotto la presidenza Obama, hanno investito molto nel campo. La medicina di precisione (o meglio ancora medicina personalizzata) è un nuovo approccio terapeutico che combina dati genetici, stili di vita e informazioni raccolte da migliaia di pazienti per creare terapie sempre più specifiche ed efficaci.

I campi in cui attualmente la medicina di precisione trova maggiore applicazione sono l’oncologia e la cardiologia. In quest’ottica, lo studio delle differenze di genere tra i pazienti ricopre un ruolo di fondamentale importanza. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: per raggiungere un livello adeguato di personalizzazione delle terapie sarà necessario investire risorse e rivoluzionare la mentalità relativa alle cure. Ogni ospedale dovrà avere un team dedicato a ogni caso clinico (composto da diversi specialisti medici, operatori sanitari, biochimici, bioinformatici) e in questo la formazione avrà  un ruolo essenziale per organizzare meglio l’attività produttiva.

Dunque anche i contratti di lavoro potranno e già ora possono plasmarsi anche su queste tematiche per offrire tra i benefit e l’organizzazione del lavoro modalità differenti flessibili articolate per il reciproco benessere lavorativo e aziendale e per soprattutto attenzionare i processi di prevenzione salute e sicurezza che in questi ultimi giorni (ma non solo purtroppo) hanno segnato irresponsabilità di aziende in cui hanno perduto la vita giovani donne e uomini.

Alessandra Servidori

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