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Home - Primo Piano - Verso il Congresso Cgil: intervista con Luigi Giove

Verso il Congresso Cgil: intervista con Luigi Giove

di Nunzia Penelope
10 Marzo 2023
in Interviste
Verso il Congresso Cgil: intervista con Luigi Giove

Foto di Marco Merlini

Foto di Marco Merlini

 

Luigi Giove, segretario con delega all’organizzazione della Cgil da circa un anno, praticamente trascorso tutto (anche) a organizzare il Congresso che inizierà la prossima settimana a Rimini. Il Diario del lavoro gli ha chiesto di fare il punto su alcuni temi che sono già stati oggetto della discussione in molti congressi di categoria, e che saranno anche al centro delle assise generali.

Giove, iniziamo dai famosi perimetri contrattuali, ovvero quegli sconfinamenti tra un contratto di una categoria e un altro, limitrofo ma di minor costo per le imprese, fenomeno che spesso causa una sorta di dumping salariale anche all’interno dei contratti “regolari”, cioè firmati dai sindacati confederali. Come si risolve?

La discussione sui perimetri è aperta fin dalla nostra conferenza di organizzazione dell’anno scorso. In quella sede stabilimmo che le modifiche dei perimetri avrebbero dovuto essere discusse con la confederazione. È un tema importante, perché non solo ci sono i contratti pirata, ma anche i nostri stessi contratti sono spesso competizione tra loro. D’altra parte, è l’impresa che decide quale contratto applicare, e ovviamente decide di applicare quello, dal suo punto di vista, di miglior favore, scavallando da una categoria all’altra. Per questo è necessario che ci sia una regia confederale rispetto alle decisioni se modificare o meno la sfera di applicazione dei contratti: le categorie devono confrontarsi con la confederazione circa l’opportunità di farlo. Il congresso sarà occasione per riprendere l’argomento dopo la conferenza di organizzazione, e precisarlo.

Si parla anche di ridurre il numero dei contratti, e talvolta sembra affiorare anche l’intenzione di ridurre il numero delle categorie, magari accorpandole, come già accaduto con chimici e tessili. C’è qualche concretezza in queste voci?

La riduzione del numero ormai abnorme dei contratti è sicuramente necessaria, ma non è una questione che la Cgil possa affrontare da sola, per ovvi motivi: riguarda molti soggetti diversi, a partire dalle controparti. Per quanto riguarda le categorie, invece, non c’è al momento alcun progetto di riduzione, non è un argomento in discussione: è solo un’idea che, diciamo, vaga qua e la. Se e quando si aprirà questa discussione, potrebbe riguardare innanzi tutto la rappresentanza sul territorio, dove alcune categorie potrebbero essere in difficoltà, avendo dimensioni di scala che rendono complicata la presenza sul territorio. Quindi si dovrebbe ragionare su come garantire una rappresentanza più estesa. Il filo rosso che lega la nostra assemblea organizzativa e il nostro congresso è sempre quello di una maggiore confederalità, per noi un valore dirimente, un argine all’individualismo odierno; il che significa anche maggiore solidarietà tra le categorie.

Tra le intenzioni dichiarate più volte da Maurizio Landini c’è quella di creare dei luoghi di confronto trasversali, che consentano a delegati, dirigenti sindacali, lavoratori di vari settori, di parlarsi più direttamente, oltre gli “steccati” delle diverse categorie. Come si realizza questo progetto?

Conferendo un ruolo più forte delle Camere del lavoro, che torneranno ad essere il perno della nostra iniziativa. Come va reso operativo questo processo: attraverso l’istituzione delle assemblee dei delegati a livello territoriale, persone provenienti da diverse esperienze, che possano discutere sia la contrattazione sociale che territoriale, sia scambiarsi il flusso delle informazioni. In alcune aree le assemblee sono già funzionanti, e dopo il congresso ne definiremo la composizione in tutti i territori. Questo naturalmente prevede anche che le Camere del lavoro siano dotate di maggiori risorse, sia invertendo i flussi di trasferimenti, sia generando risparmi su altre attività.

Risparmi da realizzare come?

Lavorando molto sulla digitalizzazione, smaterializzando una serie di servizi e recuperando sia risorse finanziarie che umane. A questo proposito, da dicembre abbiamo avviato una App unica dei servizi Cgil, Digita, con la quale ci si può sia iscrivere, sia gestire direttamente, una volta iscritti, tutta una serie di servizi già online. Da dicembre a oggi, nella fase sperimentale, è stata scaricata già da 250 mila utenti, che il mese prossimo saliranno a mezzo milione. E questo prima ancora di un lancio vero e proprio. Entro aprile, Digita sarà a pieno regime.

Puntate molte risorse su questa iniziativa che potremmo definire una Cgil 4.0 ?

Per realizzare Digita abbiamo effettuato una spending review su varie voci, e tutti i risparmi sono stati indirizzati a questo progetto. Alla fine il saldo sarà di qualche centinaio di migliaia di euro, ma considerando i reindirizzamenti dei risparmi saranno molti di più. Digita, tra l’altro, è anche uno strumento che ci può aiutare a colmare il gap generazionale, avvicinando più facilmente il mondo dei giovani.

Ecco, i giovani: come mai cosi pochi aderiscono alla Cgil? I dati parlano chiaro, su oltre 5 milioni di iscritti gli under 35 sono appena il 18%, contro il 38% nella fascia 35-50 e il 44% nella fascia 50-65. È difficile immaginare che basti una App per ribaltare questo trend.

Il problema della rappresentanza dei giovani è legato alla loro discontinuità nel sistema dell’occupazione. Oggi riusciamo a intercettare solo alcune fasi della loro permanenza nel mercato del lavoro: ne coinvolgiamo tanti, ma il turn over degli iscritti è forte. C’è un problema di eccesso di tutela individuale, che non riusciamo a trasferire in rappresentanza collettiva. I giovani passano da un lavoro all’altro, e quindi spesso anche da una categoria all’altra, o hanno periodi di non lavoro, e si finisce per perdere i contatti. Occorre quindi trovare il modo di dare continuità, di creare un rapporto duraturo nel tempo, sia tra giovani e occupazione stabile, sia, di conseguenza, tra giovani e sindacato.

Però sembra che nell’universo giovanile, specie dopo la pandemia, non sia più considerata necessariamente negativa la possibilità di cambiare spesso lavoro. Anzi.

Non è così. Cambiare volontariamente e spesso occupazione, come dice lei, riguarda solo una parte medio alta di prestazioni, ma non intercetta certo la massa di giovani precari. La verità è che oggi è in atto una torsione patologica del mercato del lavoro: per questo noi restiamo convinti che vada effettuata una drastica riduzione delle tipologie di rapporto, facendo si che quella prevalente sia il contratto a tempo indeterminato.

Al vostro congresso avete invitato la premier Giorgia Meloni, che ha accettato l’invito, cosa mai accaduta con un governo di destra. Landini tuttavia ha più volte avvertito che se il governo non darà risposte, subito dopo il congresso, anzi, fin dal lunedì successivo, ha detto testualmente, la Cgil avvierà un percorso di mobilitazione. Siete pronti anche a uno sciopero contro il governo Meloni, come già contro Draghi?

La premier Meloni è stata invitata esattamente come è stato invitato ogni premier nella storia recente del nostro sindacato. A volte hanno accettato, sia pure molto raramente: ricordiamo Spadolini nell’81, Craxi nell’86 e Prodi nel 96. Nel 2010, Silvio Berlusconi, invitato, non venne personalmente ma inviò al nostro congresso Gianni Letta. Molto più spesso hanno invece rifiutato: e questo a prescindere dal colore politico dell’esecutivo. In ogni caso, al congresso discuteremo degli obiettivi di mandato che vogliamo portare a casa, anche col governo. Poi, se sarà necessario, si aprirà una fase di mobilitazione e di lotta.

Da soli? Oppure puntate a coinvolgere anche Cisl e Uil?

Non abbiamo mai scelto di andare avanti da soli, a prescindere. Per quanto ci riguarda, il nostro riferimento per tutti i confronti istituzionali sono sempre le piattaforme unitarie realizzate insieme a Cisl e Uil. Dopodiché, noi riteniamo che le risposte del governo sui presunti tavoli avviati non siano risposte accettabili, anzi, non siano proprio risposte: e questo vale un po’ per tutto, dal fisco alle pensioni, alle politiche industriali, eccetera.  Ci siamo sempre confrontati con Cisl e Uil, e continueremo a confrontarci, perché pensiamo che l’unità sia fondamentale. Ma questo non può significare immobilismo.

Nunzia Penelope

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