E’ rottura del tavolo negoziale a Palazzo Chigi sull’ex Ilva. Dopo la sospensione il confronto è ripreso per pochi minuti. Il Governo non ha accolto le richieste dei sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm che da domani proclamano lo sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti dell’industria siderurgica, che sarà poi articolato a livello territoriale. Il piano prevede 6mila lavoratori in cassa integrazione entro gennaio. In più, riferiscono i sindacati, è stata annunciata la chiusura dei siti di Novi Ligure e Genaova.
I sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm avevano chiesto al Governo di ritirare il piano per l’ex Ilva, che prevede l’aumento di altri 1.550 lavoratori in Cigs rispetto agli attuali 4.450 e che, dunque, entro gennaio saliranno a 6mila. Il confronto a Palazzo Chigi era stato sospeso poi in attesa di risposte dal parte dell’esecutivo. Nel frattempo, secondo quanto si apprende, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, avrebbe parlato di un quarto potenziale acquirente. Oltre a BadRock, Flacks e un operatore, con il quale c’è una trattativa riservata, è spuntato un altro player internazionale interessato agli impianti siderurgici.
Conclusa la pausa, il Governo ha poi confermato il piano. L’esecutivo “ha chiarito che non ci sarà un’estensione ulteriore della cassa integrazione – hanoto Palazzo Chigi – accogliendo così la principale richiesta avanzata dagli stessi sindacati nel corso del precedente tavolo. In alternativa – spiega il comunicato – saranno individuati adeguati percorsi di formazione in favore dei lavoratori, anche per coloro già in cassa integrazione. La formazione servirà a far acquisire ai lavoratori le competenze necessarie alla lavorazione dell’acciaio prodotto con le nuove tecnologie green”.
La proposta di formazione e della non estensione della Cig era in qualche misura accettabile dai sindacati nella discussione, hanno sottolineato alcune fonti sindacali, ma la conferma del Governo sul ridimensionamento dello stabilimento di Taranto e la verticalizzazione a marzo della produzione nei siti di Novi Ligure e Genova (tradotto: la produzione si ferma, perchè da Taranto) rendeva inutile la proposta della formazione. Perchè un operaio, anche se formato a lavorare “l’accaio con le nuove tecnologie green”, se perde comunque il lavoro, le nuove abilità acquisite difficilmente gli tornerebbero utili da disoccupato o in nuove occupazioni. Un conto è avere della rassicurazioni dal Governo di una prospettiva industriale, spiegano i sindacati, quindi è possibile anche discutere di come gestire eventuai esuberi, ma in questo caso non è stata data nessuna propettiva al riguardo e quindi il rischio di chiusura è sempre più concreto.
“Abbiamo chiesto alla presidenza del consiglio di sospendere e ritirare il piano e di fare intervenire direttamente la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Ci hanno risposto di no e noi abbiamo deciso, ovviamente, di dichiarare lo sciopero a partire dalla giornata di domani”. Così il leader della Fiom, Michele De Palma, dopo la rottura del tavolo di confronto.
“Abbiamo rotto, abbiamo dichiarato 24 ore di sciopero a partire da domani, con assemblee. Perché i nostri dubbi sono diventate certezze. È un disastro”. Cosi il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, riferendo la decisione dei sindacati e sostenendo che “il piano porta alla chiusura dell’ex Ilva. È mancato il senso di responsabilità delle istituzioni e del governo”.
Per l segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, il piano sull’ex Ilva “di fatto va a ridimensionare le attività, perché ferma tutte le aree a freddo e questo per noi è inaccettabile perché ha riflessi importanti su tutti gli stabilimenti, non solo su Taranto. Abbiamo chiesto e ribadito più volte di ritirarlo, perché ci sembra la prospettiva di chiudere lo stabilimento per poi metterlo a disposizione di eventuali potenziali acquirenti che oggi non ci sono. Questo per noi è inaccettabile. Già da domani faremo assemblee, dichiarazione di sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti e quindi si procederà con questa posizione”.
Al tavolo di Palazzo Chigi sulla vertenza ex Ilva, il sindacato Usb denuncia che “il governo ha confermato integralmente il piano già presentato”, giudicato “irricevibile perché fondato sulla riduzione della produzione, sulla fermata degli impianti e sulla gestione del declino attraverso la cassa integrazione”.
L’unica novità è il pacchetto di formazione da 93mila ore per 1.550 lavoratori, ritenuto “utile solo a coprire l’assenza di attività produttive”. Usb riferisce che il management ha confermato lo stop anche agli impianti del Nord, “smentendo la narrativa della manutenzione temporanea” e certificando una riduzione del perimetro produttivo: “Migliaia di persone non lavoreranno, punto”.
Emanuele Ghiani


























