Si allarga ulteriormente la trattativa tra imprese e sindacati sulla revisione del patto della fabbrica e la rappresentanza. Martedì e mercoledì sono in programma gli incontri di Cgil, Cisl e Uil con la Confapi e le cooperative, che seguono quello di due settimane fa con la Confcommercio. Lunedi l’argomento sarà tra i lavori dell’Assemblea generale della Cgil (il massimo organismo decisionale della confederazione), con una informativa di Maurizio Landini sugli ultimi sviluppi del confronto.
La trattativa va avanti da mesi e viaggia su tre binari: uno politico, con i diversi leader sindacali e delle imprese al tavolo, uno tecnico, per definire le soluzioni e tradurle in testi (va detto che al momento nulla è stato ancora messo nero su bianco) e un terzo informale, basato sui contatti tra i protagonisti al di fuori delle agende ufficiali. Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri continuano a marciare uniti, sia al tavolo delle trattative, sia negli incontri privati, come nel pranzo che li ha riuniti per fare il punto dopo l’ultimo incontro con Confindustria. Il fronte imprenditoriale non è ancora altrettanto compatto. Per quanto riguarda i vertici confindustriali, sia il presidente Orsini, sia il vice Marchesini, sarebbero più che decisi a fare un accordo, mentre alcune strutture dell’associazione sembra siano meno convinte.
Gli argomenti in discussione, d’altra parte, sono molti e delicati, e non tutti i nodi sono ancora sciolti. C’è da definire, per esempio, la questione dei perimetri contrattuali, tema ultratecnico di cui si discute da anni senza venirne a capo. E sta in primo luogo alle diverse associazioni delle imprese (Confindustria, Confcommercio, etc) trovare un accordo sulle rispettive ‘’zone di interesse’’. Tutti concordano che i contratti sono troppi e vanno sfoltiti, o accorpati, ma tutto da decidere come e quali.
Tutti concordi anche sulla necessità di risolvere la questione della rappresentanza, soprattutto in chiave anti dumping contrattuale; ma anche in questo caso non si è ancora definito il metodo da seguire. Le perplessità sarebbero maggiori sul fronte delle imprese (forse temendo che emergano debolezze fin qui coperte dalla vaghezza dei dati autodichiarati), mentre tra i sindacati le divergenze tra Cgil e Cisl si sono ricomposte con un passo avanti -o indietro, è lo stesso- tra chi voleva una legge, come la Cgil, e chi non la voleva affatto, come la Cisl. La mediazione è: prima l’accordo tra tutte le parti sociali, a seguire un eventuale supporto legislativo. Sulla questione contratti ci sarebbe convergenza sulla necessità di rafforzare il secondo livello di contrattazione, e si starebbe ragionando anche sull’indennità di vacanza contrattuale. Si discute anche il ruolo delle Rsu e delle Rsa (e cioè le rappresentanze sindacali unitarie e le rappresentanze sindacali aziendali) nell’eventuale nuovo contesto.
Dunque, tanti argomenti, tutti delicati, cruciali per definire il quadro complessivo delle nuove relazioni industriali. Con molta buona volontà da parte di tutti, ma con ancora diversi nodi da sciogliere. L’obiettivo resta quello di realizzare entro la primavera un accordo su tutti i capitoli -compresi quelli relativi a politiche industriali, investimenti innovazione formazione, sicurezza sul lavoro- per poi avviare un confronto anche col governo per i temi di sua competenza, contando sui fondi nella coda del Pnrr e sul tesoretto che deriverebbe dalla fine della procedura di infrazione Ue. Ma tenendo conto anche del referendum sulla riforma della giustizia del 22 marzo, il cui esito non sarà irrilevante sul quadro politico, e dunque sul ‘’clima’’ nel quale calerebbe l’intesa.
Nunzia Penelope

























