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Home - La biblioteca del diario - Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

di Nunzia Penelope
17 Luglio 2026
in La biblioteca del diario
Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

Il 21 luglio di 25 anni fa si consumava uno degli episodi più vergognosi della nostra storia recente, il G8 di Genova, noto anche come ‘’macelleria messicana’’: termine usato dal vicequestore della Mobile, Michelangelo Fournier, presente a Genova, nella sua testimonianza sui fatti. In questi tre lustri nessuno ha mai dimenticato quella data, celebrata con eventi e manifestazioni varie, nonché immortalata e analizzata da film e documentari, oltre che da diversi libri. Tra i tanti usciti negli anni, abbiamo scelto di riproporre il primo in assoluto, e probabilmente anche il migliore: “Non lavate questo sangue,” di Concita De Gregorio, edito da Laterza nel settembre 2001. Cronista di Repubblica, De Gregorio era inviata al G8 come tantissimi altri colleghi di ogni testata e di ogni paese. Riportò sul suo giornale quello che vide, ma praticamente in contemporanea allargò il suo racconto fino a farne un libro, uscito appena due mesi dopo il G8, a memoria quindi ancora freschissima. Ed è un peccato che sia un libro ormai praticamente introvabile, malgrado le innumerevoli ristampe anche presso altri editori. Si trova facilmente in ebook, però, e lo suggerisco caldamente a chi c’era, per rivedere minuto per minuto quei giorni, e a chi non c’era, per scoprirli. (Non a caso ho usato il termine ‘’rivedere’’: l’autrice scrive, se cosi si può dire, con gli occhi prima che con la penna; e la sensazione, leggendo, è di essere nel 2001 a Genova, minuto per minuto)

Il racconto inizia in sordina, mercoledì 18 luglio 2001, l’Antivigilia, con la trasformazione di Genova. Da un lato la citta blindata, in senso letterale: le cancellate di ferro elevate a circondare tutto il centro della citta, la famosa ‘’zona rossa’’ protetta da un immane lo schieramento di forze, un palcoscenico dentro cui si muoveranno i grandi del mondo; dall’altro la città esterna, dove arrivavano alla spicciolata le migliaia di manifestanti di ogni paese, con i loro sacchi a pelo, e i canti, i balli, i concerti. Ci sono le fisime di Berlusconi, che vuole i limoni finti sugli alberi, i giganteschi teloni decorativi a coprire i palazzi meno eleganti, e il divieto assoluto, per i genovesi, di stendere il bucato, anzi ‘’le mutande’’, alle finestre, perché ‘’l’Italia deve fare bella figura’’.

Ci sono i pranzi di gala, con l’allora premier che si vantava di ‘’aver messo allo stesso tavolo Putin e Bush’’: un Putin da pochissimo arrivato alla guida della Russia e non ancora paria della politica mondiale, e un Bush figlio a sua volta appena eletto presidente degli Stati Uniti, ancora sorridente e sereno ignorando che di li a poco, meno di due mesi, si sarebbe trovato immerso nella tragedia immane delle Torri Gemelle. È stato appena ri-eletto anche Silvio Berlusconi, archiviando la travagliata stagione del governo di centro sinistra iniziato con Prodi nel 1996, passato per D’Alema nel 1998, e finito con Giuliano Amato, malamente, nel 2000.

E poi c’è il ‘’fuori’’: con i ragazzi dei social forum mondiali, le Tute bianche di Casarini e Agnoletto, gli operai della Fiom, i Cobas, e tutto un universo di sigle antiglobaliste convenute a Genova per manifestare pacificamente. Ci sono perfino gli iraniani, venuti a chiedere al G8 di condannare la violazione dei diritti umani nel loro paese; ma la sicurezza li rinchiude in una piccola piazza, dove non li vedrà nessuno. Ci sono i grandi registi, arrivati a Genova per realizzare un film collettivo sul G8: Citto Maselli, Ettore Scola, Monicelli, Archibugi, Comencini, Pietrangeli, Tognazzi. C’e’ Manu Chao che tiene concerti, e trentamila ragazzini ballano sulle note di Clandestino.

E ci sono, ovviamente, i Black Bloc. I Black bloc sono un fenomeno che nasce, guarda caso, negli Usa, si sono visti la prima volta nel 1991, con la guerra nel Golfo. ‘’Vanno in giro a piccoli gruppi, quattro o cinque, in prevalenza stranieri’’. De Gregorio ne intercetta due: Peter, 17 anni, di Berlino: ‘’cosa voglio? Non voglio niente, solo rompere, rompere, rompere’’. Un altro: ‘’sono un nazi, mi hanno invitato gli amici italiani, mi hanno detto che avrei potuto fare quello che volevo, che mi sarei divertito’’. C’è Marta Vincenzi, presidente della Provincia, vede i disastri che stanno combinando in giro per la città e si sgola: ‘’andate a controllare, stanno devastando tutto’’. Ma nessuno si muove.

E poi, via via, si scivola in un film sempre più dell’orrore.

La cronologia di venerdì 20 luglio: “Alle 12.15 parte una sassaiola in corso Buenos Aires, volano le molotov. Alle 12.20 Prodi scende dall’auto davanti a palazzo Ducale, la gente lo applaude. Alle 12.45 una carica disperde il corteo dei Socialist worker party. Alle 14.20 i Black bloc assaltano il carcere di Marassi. Alle 15 sfreccia l’aereo di Putin, che alle 16 entra a Palazzo. Alle 16.20 scoppia la battaglia in corso Torino, via Ivrea, Piazza Alimonda. Alle 17 il cardinale Tettamanzi attraversa Piazza de Ferrari, Prodi fa due passi, Ciampi controlla in prefettura che tutto sia pronto per la cena. Alle 17.27 muore Carlo Giuliani. Alle 20 i Grandi vanno a cena”.

La morte di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda non è tuttavia l’apice dell’orrore, ma l’incipit. “Quello che fa di Genova uno spartiacque sono gli eventi dei due giorni successivi: la notte della scuola Diaz, i giorni della caserma di Bolzaneto”, annota De Gregorio.

L’irruzione alla Diaz, due ore di massacro da parte di 200 uomini armati su decine di ragazzi addormentati, ma anche su parlamentari, giornalisti, medici. Quando ai cronisti viene concesso di entrare, ‘’il sangue inizia gia’ sul pianerottolo’’. ‘’Non somiglia a niente che abbiamo già visto. Non in Europa, non in questi anni, nemmeno al cinema’’, chiosa l’autrice. “Sono le tre di notte del 22 luglio, il G8 è finito”. Sul portone della Diaz resta un cartello scritto a pennarello, in inglese: ‘’please, don’t clean up the blood’’. Ma non è finita la storia. Perché c’è ancora la domenica di passione, quella della Caserma Bolzaneto. Le testimonianze degli arrestati sulle torture subite faranno il giro del mondo. Tutto è stato documentato da migliaia di foto, video, internet. Ma dopo. Prima, anzi, nel mentre, c’è lo smarrimento della cronista che come tanti altri colleghi è li, vede tutto, sente tutto, ma non viene creduta quando cerca di raccontarlo: ‘’sono state poche ore, una mattina. Poi, il ritmo dell’informazione si è ripreso dalla sincope. Poche ore, ma molto istruttive’’, dice l’autrice.

Il G8 che poteva passare alla storia come il vertice delle mutande, è invece diventato il vertice della vergogna. Scrive De Gregorio: “Mai come a Genova si è avuta una tale sproporzione tra costi e risultati. I costi: un morto, 600 feriti di cui 208 gravi o gravissimi, oltre 300 fermati, 300 arrestati di cui la metà stranieri, richieste di chiarimenti e indignazione di tutti i governi europei, proteste formali di capi di Stato, 350 miliardi di lire di spesa, 40 miliardi di danni alla città, un discredito incancellabile agli occhi del mondo”. Quanto ai risultati, nessuna intesa tra i Grandi sui temi in discussione, che erano: “futuro delle fonti energetiche, effetto serra, protocollo di Kyoto”. Ricorda qualcosa? E ancora: “I governanti chiusi nella bolla asettica del privilegio, il popolo ammassato fuori, tenuto lontano da idranti, lacrimogeni e 20 mila uomini in armi’’. Ripeto: ricorda qualcosa?

Venticinque anni dopo, e stiamo sempre allo stesso punto.

Nunzia Penelope

Titolo: Non lavate questo sangue. I giorni di Genova

Autrice: Concita De Gregorio

Editore: Laterza

Pagine: 148 pp.

Data di pubblicazione: settembre 2001

EAN: 9788842065104

 

Nunzia Penelope

Nunzia Penelope

Vicedirettrice de Il Diario del lavoro

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