Tetto agli alunni stranieri nelle classi. È la novità annunciata da Giorgia Meloni dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, aggiungendo che il provvedimento arriverà a breve in Consiglio dei ministri. La soglia indicata dalla premier è quella del 30% per classe. Non si tratta però di un limite del tutto inedito: una circolare del 2010, introdotta da dall’allora ministra dell’istruzione Mariastella Gelmini, già stabiliva, «di norma», la stessa percentuale, prevedendo anche una distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra classi e scuole. La novità, nelle intenzioni del governo, è trasformare quella indicazione in una disposizione di legge, rendendone quindi più stringente l’applicazione.
Il testo della misura, non ancora reso noto, dovrà quindi chiarire modalità, criteri ed eventuali deroghe. Resta soprattutto da capire come si interverrà nelle realtà territoriali dove la presenza di alunni senza cittadinanza italiana è particolarmente elevata. Un problema evidenziato anche dal presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: il principio può avere una sua motivazione sul piano didattico, dice, ma diventa difficile da tradurre nella pratica, soprattutto all’infanzia e alla primaria, dove pesa il criterio della vicinanza alla scuola. «Se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?», ha osservato, ricordando che proprio le difficoltà applicative hanno finora accompagnato il tetto previsto dalla circolare.
Nelle scuole italiane, dall’infanzia alle superiori, gli alunni senza cittadinanza italiana sono circa 930mila e rappresentano l’11,6% del totale, di cui oltre sei su dieci, il 65,2%, sono nati in Italia (undici anni fa erano il 51,7%). Nello stesso arco di tempo la presenza degli alunni con cittadinanza straniera è cresciuta, mentre quella degli alunni italiani è diminuita, in un sistema scolastico che nel complesso è passato da quasi nove milioni a circa otto milioni di iscritti. Più di un quarto di questi studenti è concentrato in Lombardia, che ne conta circa 236mila. Seguono Emilia-Romagna con circa 113mila, Veneto con poco meno di 100mila, Lazio con circa 86mila e Piemonte con circa 83mila. A livello provinciale, in testa ci sono Milano, con oltre 83mila alunni, Roma con più di 68mila, Torino con oltre 41mila e Brescia con circa 34mila.
Il quadro dei risultati scolastici segnala difficoltà ancora rilevanti, ma anche differenze importanti tra chi è arrivato dall’estero e chi è nato in Italia. Secondo i dati Invalsi 2025, nella terza media il divario in italiano rispetto ai nativi è di 22,6 punti per gli studenti stranieri di prima generazione e di 13,3 per quelli di seconda generazione; in matematica è rispettivamente di 13,2 e 7,7 punti. Anche la dispersione scolastica implicita mostra una distanza significativa alla fine del primo ciclo: il rischio riguarda il 22,5% degli studenti stranieri di prima generazione contro l’11,6% dei nativi. Il divario, tuttavia, si riduce proseguendo gli studi e, alla fine delle superiori, la quota di dispersione implicita degli studenti stranieri scende sotto quella dei giovani italiani.
Il tema dell’integrazione scolastica entra così direttamente nell’agenda del governo. Meloni ha annunciato infatti anche l’obbligo, per i genitori degli studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico, di imparare l’italiano, oltre al divieto di burqa e niqab nelle scuole. La premier ha legato le due misure alla necessità, a suo giudizio, di evitare che gli alunni italiani diventino minoranza nelle classi e ha sostenuto che l’integrazione non possa prescindere dalla conoscenza della lingua e dal rispetto della parità tra uomini e donne.


























