“Dietro ogni morte sul lavoro c’è una famiglia che aspettava un rientro mai arrivato. Davanti a questo dolore il silenzio è un dovere, ma non può diventare rassegnazione: l’indignazione di un giorno, seguita dal ritorno alla normalità, prepara soltanto altre vittime”. E’ quanto sottolinea la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola in un intervento sul “Quotidiano Nazionale” all’indomani della tragedia sul lavoro al Colosseo.
“Nei primi sette mesi del 2026 i decessi denunciati sono già 582, mentre gli infortuni crescono di quasi il 5 per cento e le malattie professionali del 16,6 per cento. Aumentano anche le vittime tra i lavoratori stranieri. Un dramma sul quale il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, richiama da anni il Paese alle proprie responsabilità”, aggiunge la segretaria.
“La prevenzione deve diventare una politica strutturale, a partire dalle filiere frammentate e dal ricorso eccessivo al subappalto: quando la catena delle responsabilità si allunga, la persona ne diventa l’anello più debole. La patente a crediti è stata un passo avanti, certamente da estendere, insieme a imprese più qualificate, contratti rispettati e responsabilità effettive fino all’ultima ditta in appalto. C’è però un presidio che nessuna norma può sostituire: la partecipazione di chi lavora. Nessun ispettore potrà mai essere ovunque, mentre lavoratrici e lavoratori sanno per primi dove si rinvia una manutenzione o quando i ritmi diventano pericolosi. Dare loro voce e strumenti significa controllare ogni giorno che le regole non restino sulla carta, come hanno dimostrato i comitati aziendali nati durante la pandemia”, sostiene Fumarola.


























