Eni e Ip intervengono sul caro carburanti mentre si restringe il beneficio fiscale sulle accise per il gasolio e benzina e diesel restano sotto pressione. Il primo passo è di Eni, che il 25 settembre ha annunciato un tetto ai prezzi praticati dalla rete Enilive: dal 28 settembre benzina a un massimo di 1,99 euro al litro e gasolio a 2,19 euro, circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi di mercato. Il price cap, inizialmente previsto per 30 giorni, potrà essere prorogato fino alla fine dell’anno, in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.
La mossa arriva alla vigilia dell’ulteriore riduzione del sostegno fiscale sul gasolio: il decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 16 settembre ha portato lo sconto complessivo, considerando anche l’Iva, a 12,2 centesimi al litro fino al 25 settembre e a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. Eni sostiene inoltre di avere già assorbito dall’inizio di marzo una parte significativa degli aumenti delle quotazioni internazionali, trasferendoli solo parzialmente sui prezzi consigliati presso i propri distributori.
Il 27 settembre è arrivata la seconda mossa: Socar, che l’8 maggio ha finalizzato l’acquisizione di Italiana Petroli, ha annunciato a sua volta l’introduzione di un limite ai prezzi di benzina e gasolio sulla rete Ip. A differenza di Eni, però, non è stato indicato un tetto numerico: il valore sarà stabilito in base alle diverse esigenze della filiera e il meccanismo verrà applicato progressivamente, a partire dagli impianti a marchio Ip. Socar ha annunciato inoltre che saranno studiate le modalità per estenderlo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori che si riforniscono da Ip. La società azera ha esplicitamente collegato la decisione all’appello del governo italiano.
Per la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, si tratta di «un atto di responsabilità verso famiglie e lavoratori e va nella direzione indicata dalla Cisl».
«Bene hanno fatto il governo e la presidente Meloni a sollecitare le compagnie. Gli impegni volontari, però, a regime coprono meno di quattro distributori su dieci, sono a termine e possono essere rivisti in qualsiasi momento. Serve una norma stabile che faccia scattare in automatico un tetto dinamico, uguale per tutti gli operatori, quando i prezzi alla pompa salgono oltre quanto giustificano le quotazioni internazionali. Il limite deve agire sui margini che si formano a monte, senza scaricarne il costo sui gestori, che lavorano con pochi centesimi al litro», aggiunge la leader Cisl.
«Belgio e Lussemburgo hanno da anni un prezzo massimo legato alle quotazioni e la Germania punta a introdurre un tetto entro gennaio: l’Italia può arrivarci prima. Il contributo europeo di solidarietà sui superprofitti va riattivato e destinato a chi è più colpito, ma interviene quando il rincaro è già stato pagato. Il tetto lo ferma alla fonte. Va poi introdotto un principio redistributivo: almeno una parte dell’extragettito Iva deve finanziare sostegni al reddito per le famiglie meno abbienti, che spesso l’auto non ce l’hanno e non vedono né lo sconto sulle accise né l’esenzione dal bollo. Infine, governo e parti sociali devono costruire insieme, già nella prossima legge di bilancio, una politica espansiva dei redditi: contratti rinnovati alla scadenza, un fisco più leggero su lavoro e pensioni, l’indicizzazione piena degli assegni pensionistici. È così che si difende il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati», conclude la leader Cisl.

























