L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha segnalato a Governo e Parlamento le criticità sul piano della concorrenza legate alle regole sulle telefonate commerciali per i contratti di energia elettrica e gas. La segnalazione, prevista dall’articolo 21 della legge 287/1990, riguarda la disciplina introdotta dall’articolo 51 del Codice del consumo. Il provvedimento è stato deliberato dall’Autorità il 22 settembre, nel fascicolo S5460/dca, dopo l’esposto presentato il 14 luglio da sette organizzazioni rappresentative di consumatori, lavoratori e imprese – AssoCall-Confcommercio, Assoutenti A.P.S., Codacons, Federazione iConsumatori, Federazione Nazionale UGL Terziario, Movimento Difesa del Cittadino APS e Associazione URT – in cui avevano contestato gli effetti della norma, introdotta con la conversione del cosiddetto Decreto Bollette, sostenendo che le nuove regole producano distorsioni sul mercato.
Il primo problema, secondo i firmatari dell’esposto, riguarda la possibilità per i consumatori di scegliere tra offerte diverse. La norma, sostengono, impedisce di ricevere e confrontare offerte alternative anche quando il consumatore abbia liberamente dato il proprio consenso a essere contattato. In questo modo, secondo le organizzazioni, verrebbero favoriti gli operatori già presenti sul mercato e dotati di ampie banche dati storiche.
Il secondo riguarda il contrasto al telemarketing illegale. Secondo i firmatari, le restrizioni finiscono per colpire soprattutto le aziende regolari, tracciabili e rispettose delle norme, senza fermare invece gli operatori abusivi e i call center clandestini, che continuerebbero a utilizzare anche numerazioni false o camuffate.
Il terzo effetto indicato nell’esposto riguarda l’occupazione. La contrazione delle attività nella filiera regolare dei Bpo e dei contact center, un comparto che conta circa 80mila addetti, starebbe già producendo conseguenze soprattutto nel Mezzogiorno. Le organizzazioni stimano oltre mille posti di lavoro persi, con situazioni di crisi a Matera, Rende e Palermo. A loro giudizio, la situazione sarebbe aggravata anche dal ricorso all’intelligenza artificiale per la sostituzione del lavoro umano.
Le organizzazioni considerano quindi la segnalazione dell’Agcm un riconoscimento della rilevanza delle questioni sollevate e chiedono ora a Governo e Parlamento di intervenire sull’articolo 51 del Codice del consumo. In particolare, chiedono di correggere la norma e di non estendere lo stesso regime restrittivo al settore delle telecomunicazioni. Nel mirino ci sono sia l’ipotesi contenuta nel disegno di legge annuale sulla Concorrenza sia l’articolo 2 del disegno di legge n. 1942, attualmente all’esame del Senato.
Secondo i firmatari, estendere alle telecomunicazioni le attuali restrizioni aggraverebbe gli effetti sulla concorrenza e sull’occupazione regolare. L’obiettivo indicato dalle organizzazioni è contrastare le telefonate moleste e le attività illegali attraverso strumenti di tracciabilità e responsabilità, mantenendo al tempo stesso un mercato trasparente e aperto alla concorrenza, nel quale i consumatori possano scegliere tra offerte diverse e possano operare le imprese che rispettano le regole.
























