A dodici mesi dall’entrata in vigore del nuovo Accordo Stato-Regioni sulla formazione per la salute e la sicurezza sul lavoro, la sua attuazione appare ancora incompleta. A segnalarlo è il Libro Bianco AIFOS “Il sistema della formazione a un anno dall’Accordo Stato-Regioni 17/04/2025”, costruito sui risultati di un’indagine che ha coinvolto 874 professionisti del settore e che sarà presentato il 29 settembre al Senato della Repubblica.
Uno dei nodi principali riguarda l’obbligo formativo introdotto per i datori di lavoro. La misura raccoglie un consenso molto ampio: il 91% degli intervistati la considera molto o abbastanza necessaria. Più lento, invece, il passaggio dalla norma alla pratica. Solo il 23% afferma che la maggioranza dei datori di lavoro con cui opera ha già completato il corso di 16 ore. Nel 39% dei casi la formazione non è stata ancora programmata; per un altro 31% è stata prevista per molti datori di lavoro, ma deve ancora essere svolta.
Il paradosso, evidenziato dal Libro Bianco, è dunque quello di una riforma che raccoglie un consenso molto ampio sui propri obiettivi ma che incontra maggiori difficoltà quando si passa dalla norma alla pratica. Lo stesso rapporto sottolinea come l’obbligo formativo del datore di lavoro, la progettazione dei percorsi e la verifica dell’efficacia siano condivisi nei principi, ma molto meno convincenti nella loro concreta applicabilità.
A preoccupare gli operatori è soprattutto il rischio che la maggiore regolamentazione si traduca in un aumento degli adempimenti senza un equivalente miglioramento dell’efficacia della formazione. Sul progetto formativo obbligatorio, infatti, l’86% degli intervistati ritiene che aumenteranno significativamente gli aspetti burocratici, mentre soltanto il 41%ritiene che aziende e soggetti formatori dispongano già delle competenze e delle risorse necessarie per gestire correttamente il nuovo impianto.
Ancora più significativo è il capitolo dedicato alla verifica dell’efficacia della formazione. Il 75% degli intervistati la considera uno strumento utile per migliorare la qualità della formazione, ma soltanto l’11% ritiene che le aziende abbiano realmente compreso la sua importanza e appena il 27% giudica chiara la disciplina prevista dall’Accordo. Il 76% teme inoltre un eccessivo aumento della burocrazia, mentre soltanto il 28% considera le modalità previste concretamente sostenibili per le piccole e medie imprese.
C’è poi una seconda criticità che riguarda la tenuta nazionale del sistema. Il 74% dei professionisti ritiene che differenti regolamentazioni regionali possano incidere molto o abbastanza sull’omogeneità applicativa dei percorsi formativi. Un rischio che AIFOS considera particolarmente rilevante perché potrebbe portare alla creazione di sistemi differenti da territorio a territorio, con conseguenze sulla certezza delle regole e sull’attività dei soggetti formatori.
Anche sul fronte delle modalità formative emerge un’indicazione netta. La formazione in presenza continua a essere considerata la più efficace dal 91% degli intervistati, mentre l’e-learning viene ritenuto adeguato soprattutto per specifiche tipologie di contenuti. Le nuove metodologie – dalla realtà virtuale ai simulatori fino alla gamification – raccolgono invece un consenso significativo sul piano del potenziale: il 78% le considera capaci di migliorare l’efficacia della formazione e l’85% ritiene che possano favorire un maggiore coinvolgimento. Il problema è rappresentato dalle risorse: l’89% ritiene che oggi le aziende non dispongano ancora delle risorse economiche e organizzative necessarie per adottarle.
“A un anno dall’entrata in vigore del nuovo Accordo Stato-Regioni abbiamo una fotografia molto chiara: i principi della riforma sono condivisi, ma tra l’obiettivo della norma e la sua applicazione concreta esiste ancora un divario significativo – dichiara Paolo Carminati, Presidente AIFOS –. La formazione sulla sicurezza non può trasformarsi in una sequenza di adempimenti burocratici. Il vero obiettivo deve essere modificare i comportamenti, rafforzare la cultura della prevenzione e rendere le aziende più capaci di gestire concretamente i rischi. Per questo servono regole chiare, applicate in modo uniforme sul territorio nazionale, strumenti realmente sostenibili per le imprese e una verifica dell’efficacia che misuri ciò che accade dopo il corso, non soltanto ciò che avviene durante il corso”.
Il Libro Bianco AIFOS propone quindi una serie di interventi rivolti a Ministero del Lavoro, Conferenza Stato-Regioni, INAIL, Regioni, CNEL, parti sociali e Parlamento. Tra le priorità indicate figurano linee guida interpretative uniformi e vincolanti, una revisione del modello formativo per il datore di lavoro, criteri operativi per la verifica dell’efficacia, campagne di sensibilizzazione e incentivi per le imprese, sostegno alle metodologie innovative e un monitoraggio strutturato dell’impatto della formazione sugli infortuni. L’obiettivo indicato da AIFOS non è riscrivere l’Accordo, ma accompagnarne l’attuazione con strumenti capaci di colmare il divario tra gli obiettivi della riforma e la loro effettiva applicazione. “Semplificare – sottolinea il Libro Bianco – non significa ridurre le tutele né gli obblighi: significa costruire norme chiare, applicabili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, capaci di tradursi in una reale riduzione degli infortuni e in un miglioramento della cultura organizzativa delle imprese”.

























