La netta ripresa dell’inflazione registrata a settembre riflette esclusivamente le tensioni nel comparto energetico e i rincari degli alimentari non lavorati, questi ultimi condizionati dalle difficili condizioni meteorologiche dell’estate. È quanto osserva l’Ufficio Studi Confcom, commentando i dati Istat diffusi oggi. L’aumento del 4,2% dei prezzi rispetto a settembre 2025 rappresenta la variazione più marcata degli ultimi tre anni. Considerando che le dinamiche dei prezzi degli alimentari non lavorati sono destinate a riflettersi anche su quelli dei prodotti lavorati, va presa seriamente in considerazione l’ipotesi di una flessione del potere d’acquisto delle famiglie nell’ultima parte dell’anno.
D’altra parte – prosegue la nota – il fatto che l’inflazione core sia ben sotto il 2%, testimoniando quindi l’assenza di rilevanti effetti di secondo ordine, costituisce un’evidenza rassicurante sul funzionamento del sistema produttivo e distributivo del nostro Paese, equilibrio che però potrebbe rompersi con il perdurare di molteplici e intensi shock esterni. Il riacutizzarsi dell’inflazione e i timori di una dinamica economica meno favorevole si sono riverberati sulla fiducia di famiglie e imprese, in calo a settembre. Anche in questo caso, la lettura dei nuovi dati non è priva di aspetti confortanti. La riduzione della fiducia delle famiglie è molto moderata e il sentiment degli imprenditori configura oggi più un timore di un rallentamento generalizzato che un conclamato deterioramento delle condizioni operative dell’attività aziendale.
L’insieme di questi dati – conclude Confcom – conferma una situazione in chiaroscuro in cui le tensioni geopolitiche non sono riuscite ad azzerare i segnali di vivacità della nostra economia, ma rischiano di compromettere, se non risolte almeno parzialmente, la crescita del 2027.


























