Si è aperta con l’Inno di Mameli e la lunga standing ovation all’arrivo di Sergio Mattarella, si è chiusa con un improvvisato Bella Ciao, cantata a squarciagola dalla platea fino agli ultimi palchi. Questa, grossomodo, potrebbe essere la sintesi della cronaca per i 120 anni della Cgil. Sembra forse troppo sintetica, ma non è cosi: in questi tre frame c’è un po’ tutto lo spirito della confederazione, i suoi punti di riferimento. L’inno nazionale, che rappresenta l’unione del paese, la repubblica; gli applausi al presidente, garante della costituzione, amatissimo qui come in tutto il paese; e Bella ciao, infine, canto liberatorio, e -se vogliamo usare un termine abusato- anche identitario della sinistra in tutto il mondo. A cantare assieme ai dirigenti Cgil, al gran completo, presenti e passati, c’erano anche i leader del campo largo, o almeno alcuni: la segretaria del Pd Elly Schlein, il leader di Avs Nicola Fratoianni. Assente, invece, Conte. E anche questo qualcosa vuol dire. Il tutto, nella cornice meravigliosa (e forse per un sindacato insolita) della Scala di Milano, scelta come simbolo della cultura nazionale e internazionale, nella città dove la Cgil è nata centoventi anni fa.
In mezzo, ci sono state le parole di Maurizio Landini, segretario arrivato alla scadenza del suo mandato, che ha potuto comunque festeggiare un anniversario importante, che certifica lo stato di salute della prima organizzazione sindacale italiana. “Permettetemi un ringraziamento particolare al nostro Presidente della Repubblica: la sua presenza ci onora – ha detto Landini aprendo il suo intervento dal palco- Lei è il garante riconosciuto dell’unità della nostra Repubblica, il garante della nostra Costituzione che non esclude nessuno, a partire dalle studentesse e studenti, dalle donne e dagli uomini indipendentemente dalla provenienza, dalla religione e dal colore della pelle”. E ancora: “ringrazio il Presidente della Repubblica per la sua costante sensibilità e vicinanza alle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, al mondo del lavoro tutto che lotta per il riconoscimento pieno dei propri diritti, a partire dalla sicurezza in tutti i posti di lavoro. Perché’ di lavoro si deve vivere, non morire”.
Il segretario ha poi ripercorso i topos centrali della linea cgiellina, a partire dalla rivoluzione tecnologica e dalla pace. Sul primo tema, ha ricordato che l’intelligenza artificiale, gli algoritmi, la digitalizzazione, la robotica, le nuove forme di organizzazione del lavoro, “stanno trasformando tutte le attività del nostro mondo”, consentendo a “coloro che oggi detengono la conoscenza ed hanno il potere economico di sfruttarla, possono avere un dominio impressionate del lavoro, del genere umano, del mondo intero”. Nella storia di tutto lo sviluppo industriale del mondo occidentale, osserva Landini, a guidare e indirizzare l’innovazione erano soprattutto gli Stati; ma oggi questo processo “è in mano a pochi attori privati, dotati di risorse e capacità superiori a quelle di molti Stati, con la forza di potersi sostituire alla politica. Questa concentrazione di potere è all’origine della crisi delle democrazie che stiamo vivendo. Perché ogni trasformazione tecnologica modifica i rapporti di potere. Questo processo non è neutro ed il suo esito non è scontato: dipende da chi lo progetta, lo governa, l’indirizza, lo controlla e l’utilizza. E per quali fini etici, sociali ed economici”.
E poi, su pace e guerra: “L’aumento delle spese militari non determina più sicurezza, ma va a discapito dei necessari investimenti in salari, sanità, istruzione, nuove politiche industriali ed occupazionali, e mette in discussione, in Italia ed in Europa, la tenuta del nostro modello sociale”.
La guerra, ha proseguito, “è tornata nell’ordine naturale delle cose, si sta sostituendo alla politica e alla diplomazia. Il diritto internazionale è calpestato in Ucraina, a Gaza in Cisgiordania, in tutto il Medio Oriente e in tante altre parti del globo”. E riprendendo le parole di Papa Leone: “Noi vogliamo essere costruttori di una pace disarmata e disarmante. Vogliamo essere costruttori di un Europa che si fondi sulla cooperazione, sul riconoscimento del multilateralismo, sul superamento delle politiche di austerità che costruisca un nuovo modello sociale europeo”.
Per quanto riguarda l’attività sindacale in senso stretto, Landini ha ricordato la trattativa in corso con Cisl e Uil e con 14 associazioni di imprese: “Oggi siamo impegnati in un serrato ed importante confronto, per riaffermare il diritto alla contrattazione collettiva, per estendere le elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie in tutti i luoghi di lavoro, per misurare la reale rappresentanza dei soggetti contrattuali e cancellare così i contratti pirata. Per tutelare il valore reale dei salari, rafforzare il ruolo dei contratti nazionali di lavoro, conquistare il diritto alla formazione, alla salute e sicurezza e ad una partecipazione negoziata”. Un confronto reso necessario dai cambiamenti in corso nel mondo del lavoro e nel sistema delle imprese: “Abbiamo alle spalle anni difficili, che hanno visto la pratica degli accordi separati in diversi settori, un attacco all’esistenza e al ruolo dei contratti nazionali di lavoro e della contrattazione collettiva, fino al disconoscimento della reale rappresentatività dei soggetti sociali e delle organizzazioni sindacali e dalla negazione, in molti casi, del diritto democratico delle lavoratrici e dei lavoratori di votare e decidere sulle loro condizioni”.
Infine, un annuncio e una conferma. “Tra poche settimane, daremo vita a una importante assemblea programmatica per aggiornare il programma fondamentale e indicare le nostre proposte per il futuro della democrazia, del lavoro e del paese”, ha detto il segretario. In vista, c’è anche il congresso, che non si sa esattamente quando si svolgerà, ma comunque dopo le elezioni politiche, per volontà del segretario stesso, che con l’occasione lascerà la guida della confederazione per scadenza del mandato. L’assemblea programmatica, in ogni caso, rappresenta già un prologo della discussione che si svolgerà nelle assise generali, quando che saranno.
Poi, a margine del discorso ufficiale, Landini è tornato a parlare di ‘’rivolta sociale’’, specificando che ‘’ce n’è ancora bisogno’’, ma precisando che quella a cui la Cgil pensa è una ‘’rivolta’’ in senso più lato e diverso dall’accezione comune: “la rivolta è la partecipazione, tornare a votare, tornare a partecipare”. E ha aggiunto: “vorrei far notare che c’è stata una prima rivolta sociale perché il referendum per difendere la Costituzione la gente è andata a votare e l’ha bocciata – ha sottolineato -. Qua fan finta tutti di fare sondaggi, ma c’è un atto concreto che, dopo 4 anni, la prima volta che il governo ha provato a misurare su una cosa che ha fatto lui qual era il consenso la maggioranza del paese gli ha detto che non va bene”.
In questo quadro, Landini conferma la manifestazione romana già annunciata per il 17 ottobre a piazza del Popolo: “invitiamo tutte le persone a venire in piazza, perché difendere la Costituzione oggi vuol dire bloccare il prezzo della benzina, vuol dire aumentare i salari, vuol dire investire nella sanità, vuol dire investire nelle energie rinnovabili, vuol dire dire basta alla precarietà, vuol dire investire sulla scuola. E vuol dire anche lanciare un’idea come il nostro Presidente della Repubblica, quando dice che la nostra Costituzione non è razzista e tutela i diritti di tutte le persone”.
Nunzia Penelope

























