Ripensare la finanza e il ruolo del sistema bancario per porli al servizio della persona e dello sviluppo delle comunità e del sistema produttivo. È questo il significato della giornata organizzata presso l’Aula Giulio Cesare del Palazzo Senatorio del Campidoglio dalla Cgil, dalla Fisac-Cgil e dalla Fondazione Di Vittorio. L’iniziativa, che ha visto anche la lectio magistralis di Jaffrey Sachs, economista della Columbia University e Advisor ONU, si inserisce nell’ambito del percorso di aggiornamento del “Programma Fondamentale della Cgil” affidato alla Commissione Cgil presieduta dalla segretaria confederale nazionale Serena Sorrentino
Nel suo intervento la segretaria generale della Cgil, Susy Esposito, ha affermato l’importanza di “rimettere la finanza al servizio delle persone, dell’economia reale e dello sviluppo. Per noi questo significa anche parlare di responsabilità sociale del sistema bancario e finanziario: verso i cittadini, nella tutela del risparmio e nell’accesso al credito, ma anche verso le imprese, gli investimenti e i territori. Le banche svolgono una funzione essenziale nell’economia e devono rispondere anche della qualità e degli effetti delle loro scelte”.
Per Esposito il contratto “non è soltanto uno strumento di tutela economica e normativa dei lavoratori, ma può contribuire a definire un sistema bancario fondato su qualità, professionalità, responsabilità e stabilità. Un contratto nazionale forte significa anche contrastare una competizione giocata sulla compressione del lavoro, dei salari e dei diritti e costruire condizioni per il bene comune e per una funzione al servizio delle comunità. È questa, per noi, una delle dimensioni politiche della contrattazione: non soltanto redistribuire la ricchezza prodotta, ma contribuire a decidere come quella ricchezza viene realizzata e utilizzata e quale funzione deve avere il credito nella società”.
“Per questo il contratto – afferma la numero uno dei bancari della Cgil – resta un presidio economico, sociale, di giustizia e di democrazia. Un presidio che può contribuire a un’idea di economia nella quale il credito sostiene le politiche industriali e lo sviluppo, la finanza deve essere responsabile verso la collettività e il lavoro è una delle leve attraverso cui orientare il cambiamento”.
Nella sua lectio magistralis Sachs ha sottolineato come lo scenario geopolitico ed economico sia attraversato da quattro grandi direttrici di cambiamento. La prima riguarda un nuovo spostamento del potere economico da occidente a oriente. L’Asia, ha spiegato l’economista, è stata il cuore produttivo mondiale fino al 1800, quando Europa e Stati Uniti, grazie alla rivoluzione industriale, hanno conquistato questo primato detenuto fino agli anni Cinquanta dello scorso secolo. Dal ’60 l’economia cinese è stata protagonista di una crescita poderosa. Pechino, ha detto Sachs, non deve essere visto come un nemico, come vorrebbe Trump, ma come un partener commerciale e tecnologico.
L’altra direttrice è il passaggio a un’economia verde e sostenibile per fa fronte al cambiamento climatico. Su questo punto Sachs ha messo in luce la mancanza di una vera strategia europea al di là del Gree Deal. Sul versante della mobilità verde l’automotive europea vive una profonda crisi, ha detto, e quella americana resiste non per un primato tecnologico ma per i dazi. A questo si aggiungono i cambiamenti già in atto nell’economia e nel mercato del lavoro dovuti alla presenza dell’intelligenza artificiale. Per Sachs il pericolo maggiore è già l’elevata militarizzazione di questa tecnologia, e Gaza o il conflitto in Iran sono scenari nei quali i grandi colossi dell’ia stanno testando la tecnologia. E c’è, infine, il calo demografico e l’aumento dell’età della popolazione che deve spingere i paesi occidentali a ripensare la struttura della società.
Tommaso Nutarelli

























