Questo accordo s’ha da fare. Ma tra il dire e il fare ci sono ancora di mezzo alcuni ostacoli. Daniela Fumarola, leader della Cisl, ed Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, non lo nascondono. Entrambi convintissimi che sia indispensabile arrivare all’intesa sulle nuove relazioni industriali, ma altrettanto precisi nell’ammettere che ‘’non è una passeggiata di salute’’, per usare le parole di Orsini. Tanto che l’obiettivo di arrivare alla firma entro il 20 ottobre sembra destinato a slittare ancora: ‘’pensiamo che si possa concludere forse entro metà novembre’’, ha annunciato il presidente degli industriali. E Fumarola, a sua volta: “auspichiamo di poter chiudere nel più breve tempo possibile, ma ci sono 14 associazioni di impresa che devono ragionare fra di loro, e non è facile”.
Nel corso di un evento organizzato dalla Cisl emiliana a Modena, i due leader si sono confrontati a lungo sul tema trattativa. Fumarola ha ricordato che “stiamo lavorando molto, perché sono temi importanti e non vogliamo dare risposte alla sola fase contingente, ma tracciare una visione e una strategia di politica e di relazioni sindacali solide”. La segretaria sottolinea che l’accordo è necessario anche alla luce del decreto Primo maggio varato dal governo la scorsa primavera: ‘’abbiamo fatto pressione perché il governo non esercitasse la delega, adesso però dobbiamo assumerci la responsabilità di dare noi parti sociali la risposta’’. Fumarola mette anche alcune condizioni: l’accordo deve riguardare tutti i cinque argomenti in campo, e deve essere stringente: ‘’non qualcosa che si firma e poi ognuno fa come gli pare’’, sottolinea.
Una delle difficoltà da superare riguarda il capitolo dei salari, argomento che sarà al centro del prossimo appuntamento tra le delegazioni di imprese e sindacati nel pomeriggio di giovedì 15 ottobre. E qui emerge uno dei nodi da sciogliere, che coinvolge anche le rappresentanze degli artigiani. Obietta Orsini: ‘’il 94% dei nostri contratti è in regola, tra rinnovati e non scaduti. Forse bisogna bussare a qualcun altro, per esempio agli artigiani”. Il riferimento è sia alla polemica sulla riforma del settore artigiano varata dal governo e invisa a Confindustria, sia al fatto che proprio le rappresentanze dell’artigianato sembra siano quelle più difficili da convincere al tavolo della trattativa.
Orsini nega di ‘’avercela con gli artigiani” ma ribadisce: “noi facciamo in modo che il potere d’acquisto degli italiani rimanga e cresca, ma forse si dovrebbe chiederlo a tutti”, spiegando di avere “il massimo rispetto” per gli artigiani, ma osservando anche che “quando si parla di salari resto perplesso, perché tra noi e loro c’è una differenza del 34%: questa cosa mi meraviglia, perché non la dice nessuno”. Insomma, “quando si parla di regole e di potere d’acquisto, bisogna che tutti quanti facciamo i compiti a casa. E quando si parla di responsabilità politica e sociale, tutti dobbiamo averlo in mente: se vogliamo far crescere questo Paese, cerchiamo di allineare almeno al salario o al contratto più rappresentativo, per settore”.
Chiosa Fumarola: ‘’questo accordo non sarà un accordo che definisce le regole ma poi ognuno fa come gli pare: questo accordo presuppone che prosegua il metodo di condivisione costante, insieme, tra i 14 firmatari delle imprese e noi tre sindacati”. E ancora: ’’dobbiamo offrire al paese non solo un accordo ma una visione. Quella visione che abbiamo incluso nel nostro Libro verde, con le nostre 120 proposte per un patto della responsabilità. Temi su cui la Confindustria si è detta d’accordo, anche la premier Meloni si è detta d’accordo, ma resta che ancora non abbiamo visto nulla di concreto. E non ci basta convergere sulle idee, perché noi gli alberi li giudichiamo dai frutti che sono in grado di dare’’.
Dunque, tornando all’accordo: ‘’lo firmeremo – avverte la leader Cisl- se ci sarà un ragionamento più compiuto su tutti i cinque temi: sulla rappresentanza, sulla contrattazione, con il rafforzamento di quella decentrata, su salute e sicurezza, perché muoiono tre persone al giorno e questo non lo possiamo più tollerare, sulla formazione come diritto universale ed esigibile, e sulla partecipazione, che nelle aziende dove è applicata ha funzionato, e che pertanto chiediamo venga finanziata con un fondo strutturale. Firmando un accordo con queste basi, potremo davvero dare un contributo fondamentale al futuro del Paese”.
Nunzia Penelope



























