Nella vicenda dell’ex Ilva c’è un errore che continua a ripetersi: cercare sempre un nemico esterno. Per alcuni sono gli ambientalisti, per altri la magistratura, per altri ancora il governo di turno. Ma dopo quindici anni di crisi, sequestri, commissariamenti, cambi di proprietà e promesse mancate, la domanda dovrebbe essere un’altra: chi ha lasciato che migliaia di lavoratori arrivassero a dipendere dalle sentenze dei tribunali per conoscere il proprio futuro?
L’articolo di Giuliano Cazzola ha un merito: ricorda che senza produzione di acciaio un Paese industriale diventa più debole e più dipendente dall’estero. È una questione reale. Ma sbaglia bersaglio quando trasforma magistrati e ambientalisti nel cuore del problema. A Taranto lavoro e salute non sono interessi contrapposti: appartengono alle stesse persone. Gli operai, le loro famiglie, i loro figli vivono nello stesso territorio e respirano la stessa aria.
Per troppo tempo, invece di investire nella trasformazione degli impianti, nella sicurezza e nell’innovazione tecnologica, si è preferito rinviare le decisioni. Così ogni conflitto è finito dentro un’aula di tribunale e ogni emergenza è stata scaricata sui lavoratori. Non sono stati loro a decidere le strategie industriali, non sono stati loro a rinviare gli investimenti, non sono stati loro a costruire un modello produttivo incapace di coniugare occupazione e sostenibilità.
Per questo il punto non è scegliere tra acciaio e ambiente. Il punto è capire perché una grande industria strategica non sia stata resa compatibile con le esigenze di entrambi. Una politica industriale degna di questo nome avrebbe affrontato il problema anni fa, invece di lasciare che si trasformasse in una guerra permanente tra diritti.
I lavoratori oggi chiedono anzitutto di vivere del proprio lavoro. Non possono essere condannati né alla disoccupazione né all’esposizione ai rischi ambientali. Hanno diritto a un’industria che produca ricchezza senza produrre malattia, a una transizione che non si traduca in deindustrializzazione, a scelte che guardino oltre gli ammortizzatori sociali e i prepensionamenti.
Il vero nemico non è chi denuncia l’inquinamento né chi applica la legge. Il vero nemico è un sistema che da anni rinvia le soluzioni, investe troppo poco e presenta sempre il conto agli stessi: ai lavoratori e alle loro comunità. Chi continua a dividerli tra occupazione e salute difende il problema, non la soluzione.
Savino Pezzotta ex segretario generale della CISL


























