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Home - Notizie del giorno - Renzi: ‘Def mantiene impegni presi’

Renzi: ‘Def mantiene impegni presi’

9 Aprile 2014
in Notizie del giorno

“Il Def mantiene tutti gli impegni che ci eravamo presi, alla faccia dei gufi. Inizia a pagare chi non ha mai pagato. Si cambia verso”. Così il premier Matteo Renzi in un tweet delle 6.29 di oggi, all’ indomani dell’ approvazione del Documento di economia e finanza. 

L’Italia crescerà quest’anno dello 0,8%, un po’ meno di quanto previsto finora, ma comunque più di quanto stimato dalla Commissione europea e dal Fondo monetario. Manterrà il deficit abbondantemente sotto il 3%, al 2,6%, vedrà il debito pubblico salire al 134,9% del Pil quest’anno per poi scendere anche grazie alle privatizzazioni ed assicurerà la tenuta dei conti, perché la finanza pubblica “è a posto”. Allo stesso tempo l’Italia varerà le riforme strutturali, quelle che tutti invocano, quelle rimaste bloccate per anni, se non per decenni, e che restituiranno al Paese una credibilità e una prospettiva di sviluppo in grado di invertire il ciclo negativo. E’ questo il sentiero su cui si muove il Def approvato dal consiglio dei ministri insieme al Piano nazionale per le riforme, che getta le basi anche per l’operazione “di giustizia sociale” diventata uno dei fiori all’occhiello di Matteo Renzi: il taglio dell’Irpef per dare agli italiani dal reddito medio-basso l’equivalente di una “quattordicesima”. Una spending review fatta di tagli degli stipendi dei manager e di stretta alla pubblica amministrazione, ed anche con un nuovo, intervento fiscale sulle banche.

Renzi non ha perso occasione per tutta la giornata di rassicurare sulla certezza delle coperture. Tutti i 6,6-6,7 miliardi necessari per gli 8 mesi del 2014 saranno disponibili per garantire i soldi promessi in più in busta paga a 10 milioni di italiani. Nel dettaglio 4,5 miliardi verranno dalla spending review vera e propria, circa un miliardo dagli incassi Iva derivanti dal rimborso dei debiti della pubblica amministrazione e un altro miliardo dall’aumento della tassazione sulle plusvalenze realizzate dalle banche con la rivalutazione delle quote Bankitalia. Il governo precedente aveva previsto un’aliquota al 12% che potrebbe ora addirittura raddoppiare, se non arrivare al 26%.

I tagli alla spesa del piano Cottarelli, rivisto e corretto a Palazzo Chigi, dovrebbero invece partire non solo dall’eliminazione degli enti inutili (il Cnel fra tutti, vero pallino di Renzi) ma anche e soprattutto dall’adozione di un tetto preciso – 238.000 euro – per gli stipendi dei manager pubblici. “Il 10% della retribuzione la si prenderà solo se il paese va bene, come le stock options nelle aziende, ha insistito il premier, “Non è possibile che un manager prenda un premio massimo se il paese va a rotoli. Da adesso inizia a pagare chi non ha mai pagato”.

Renzi si è poi spinto ancora più in là, esortando un allargamento dello stesso limite agli organi costituzionali, con un riferimento anche ai vertici amministrativi di Camera e Senato, che darebbero così prova di “coraggio, intelligenza e lungimiranza nel tornare in sintonia con il Paese”. Del resto chi fa politica deve dimostrare di volerlo fare “per spirito di servizio”, ha sottolineato ancora Renzi e non per i superstipendi. La spending non comporterà invece alcuna tagliola per la sanità, settore tradizionalmente tra i più a rischio. Di tagli lineari non ce ne saranno, anzi la spesa sanitaria è destinata inevitabilmente a crescere con l’invecchiamento della popolazione. Quello che sarà necessario sarà invece un intervento sulle Regioni che finora hanno amministrato peggio la spesa, “picchiando duro se serve”.

Coperture e misure specifiche verranno comunque dettagliate nel prossimo apposito decreto annunciato per venerdì prossimo, 18 aprile. Qualche giorno dopo rispetto al previsto perché prima sarà necessario portare il Def in Parlamento, con il passaggio fissato giovedì 17. Si concretizzerà allora ufficialmente l’operazione “fiducia” voluta da Renzi, che annunciando lo 0,8% di crescita nel2014 hacomunque parlato di una stima “molto prudenziale e aderente alla realtà” che potrebbe essere “smentita in positivo”. “L’Italia ce la può fare. Il premier ha inoltre anticipato al “Corriere della Sera” alcuni dei prossimi passi che il governo intende fare in ambito dei tagli alla spesa dopo il varo del Def. A cominciare da una campagna web dove chiedere ai cittadini di segnalare sprechi su cui intervenire.

Il primo commento dalle parti sociali arriva dal Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni: “Speriamo che gli  80 euro non siano una tantum ma strutturali anno per anno.Un giudizio sul Def  lo potremo dare solo quando leggeremo attentamente il provvedimento per capire gli effettivi cambiamenti introdotti nei meccanismi di spesa pubblica. E’ sicuramente positivo che il Governo abbia introdotto il tetto di 230 mila euro per le retribuzioni dei manager pubblici, ma rimane l’esigenza del  finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, la detassazione del salario di produttività e una soluzione definitiva per gli esodati”. Mentre il direttore dell’Abi, Giovanni Sabatini, riguardo il tetto introdotto per le retribuzioni dei manager, dichiara: “Se confermata sarebbe una scelta ingiusta e illogica”, oltre che “assolutamente inaspettata” .

 

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