Brunetto Boco, segretario generale della Uiltucs, è stata una trattativa difficile?
E’ durata sette mesi ma si è chiusa all’interno del tempo previsto dall’accordo interconfederale, anzi con due giorni di anticipo e senza un’ora di sciopero. Questo dimostra che la procedura è valida. L’accordo interessa oltre 2 milioni e mezzo di lavoratori.
Quali i punti fondamentali?
Innanzitutto l’incremento del salario di 86 euro a regime, quasi il 5,6% nel triennio. E poi il nuovo contratto prevede un rafforzamento della contrattazione di secondo livello, così come previsto dall’accordo interconfederale.
In che modo intendete estendere la contrattazione di secondo livello?
Innanzitutto bisogna dire che solo l’8% dei lavoratori beneficia di un contratto aziendale o territoriale e che più del 70% dei dipendenti del terziario è impiegato in aziende con meno di 15 lavoratori. Quindi, considerando come è fatto il settore, la contrattazione aziendale è molto difficile. Per questo il primo obiettivo è cercare di estenderla a un numero più alto di lavoratori e questo è possibile puntando allo sviluppo del livello territoriale.
In che modo procederete?
L’obiettivo è sottoscrivere contratti territoriali entro i 18 mesi che abbiamo a disposizione. Presenteremo piattaforme su base territoriale e, a seconda della situazione economica, decideremo quali deroghe applicare al contratto nazionale. Ad esempio definire il sistema del salario variabile collegato alla produttività.
Gli altri punti caratterizzanti?
Abbiamo definito l’arbitrato sulla base delle indicazioni del collegato lavoro. In una categoria dove esistono molti contenziosi è un modo per snellire le procedure e dare più certezza ai lavoratori. Inoltre è stato rafforzato il sistema di welfare contrattuale sulla sanità integrativa.
Si è discusso molto durante il negoziato su come gestire la malattia.
Sì, abbiamo raggiunto un compromesso, tenendo conto che la controparte non voleva più pagare i primi tre giorni di malattia. C’è stato un sistema di penalizzazione perché verranno pagati al 100% solo i primi due eventi, mentre il 3° e il 4° lo saranno al 50%, ma siamo riusciti a salvare, escludendole dalla penalizzazione, le malattie superiori ai 12 giorni, i ricoveri ospedalieri, il day hospital e le malattie molto gravi. Inoltre abbiamo trasformato i 30 giorni retribuiti in caso di malattie oncologiche, previsti dalla circolare ministeriale, in 60 con un estensione della malattia a tutte le patologie gravi e continuative.
Avete predisposto anche le deroghe al contratto nazionale.
Sì ma sono possibili solo per quanto attiene al mercato del lavoro e alla flessibilità d’orario in situazioni di crisi, sviluppo o ristrutturazioni aziendali. Sono stati esclusi tutti gli aspetti retributivi e tutte le norme con riferimento di legge.
Quali sono state le difficoltà di questo rinnovo?
Nonostante la lieve ripresa la crisi dei consumi continua tuttora nel 2011 e questo ha pesato al tavolo di trattativa. Per fortuna però c’è l’accordo interconfederale che ha richiamato tutti a un atteggiamento di coerenza, cosa che in presenza del vecchio sistema non sarebbe successo. Per questo è opportuno ragionare su come si è sviluppata la trattativa. E la vera domanda da farsi è “se non ci fosse stata la riforma del modello contrattuale quando si sarebbe rinnovato il contratto?”.
La Filcams Cgil non ha firmato l’accordo.
Abbiamo lavorato per una firma unitaria e mi auguro di cuore che firmi presto. E’ importante soprattutto perché da un lato lo sviluppo del welfare e della bilateralità e dall’altro l’estensione del secondo livello hanno bisogno della convergenza di tutte le organizzazioni sindacali. Ora aspettiamo la consultazione che però ha i limiti di sempre.
Quali sono questi limiti?
La categoria è troppo frammentata, non abbiamo mai raggiunto il 50%+1.
Francesca Romana Nesci

























