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Home - In evidenza - Al via il XIII congresso della Cgil Emilia-Romagna

Al via il XIII congresso della Cgil Emilia-Romagna

1 Febbraio 2023
in In evidenza, Notizie del giorno
Al via il XIII congresso della Cgil Emilia-Romagna

Ha preso il via questa mattina, e fino a venerdì, all’hotel Dante di Cervia, il XIII congresso della Cgil Emilia-Romagna. Oltre 610 delegate e delegati presenti per una tappa importante del percorso congressuale della Cgil che ha visto prima lo svolgimento di oltre 10 mila assemblee di base nei luoghi di lavoro che hanno coinvolto 128 mila tra lavoratori e lavoratrici, poi i congressi delle categorie territoriali, delle 11 Camere del Lavoro e delle 12 categorie regionali. Un percorso che culminerà con il congresso nazionale in programma a Rimini dal 15 al 18 marzo.

Ad aprire i lavori della prima giornata del congresso della CGIL Emilia-Romagna “Stefano Massini racconta il lavoro”, a seguire la relazione del segretario generale uscente Massimo Bussandri, che dopo aver toccato temi più squisitamente internazionali e nazionali, ha analizzato la situazione economica e sociale dell’Emilia-Romagna. “Abbiamo scelto di chiamare il nostro congresso ‘Una regione resistente’ in quanto l’Emilia-Romagna è una regione ‘resistente’ perché figlia della Resistenza, e perché la sua storia sociale, economica, produttiva e di relazioni industriali le ha finora consentito di reggere meglio di altri territori le dure prove della pandemia, della guerra e delle loro conseguenze. E di produrre, anche in tempo di pandemia e di conflitto globale, realizzazioni all’avanguardia sul piano delle relazioni sindacali”, ha premesso Bussandri. “Noi abbiamo bisogno di capire se la Regione con cui avremo a che fare è una Regione che si consegna mani e piedi al disegno nazionale di smantellamento della sanità pubblica o se invece è una Regione che intende resistere a quel disegno, investire, riprogettare e provare a invertire la tendenza. Noi vogliamo questa Regione”, ha messo in chiaro il segretario generale uscente. “Spesso questo territorio ha avuto un ruolo di progettazione e una capacità di programmazione che hanno anticipato visioni e realizzazioni poi divenute patrimonio dell’intero Paese: la nostra sanità e il nostro sistema sociosanitario pubblico ne sono uno degli esempi più maturi, e uno dei punti sui quali si è costruito l’avanzamento democratico delle masse popolari e della classe lavoratrice. Chiediamo da questo congresso di rinnovare quella tradizione di progettazione, di programmazione e di anticipo, anche perché non consentiremo alcun arretramento su questo punto”, ha sottolineato Bussandri. E comunque, neppure una regione “resistente come la nostra può vivere isolata dal contesto”, perché anche “il miglior protocollo regionale sugli appalti va in difficoltà se poi il Governo mette in campo una riforma che prevede subappalti a cascata, appalti integrati senza vincoli, aumento delle soglie per gli affidamenti diretti, con il rischio di riaprire una stagione fondata sullo sfruttamento della manodopera negli appalti pubblici e con il rischio di riaprire le porte ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata”. Così come anche “il miglior protocollo regionale su salute e sicurezza va in difficoltà se non ci sarà al contempo una netta inversione del duplice disinvestimento al quale abbiamo assistito a livello nazionale nell’ultimo decennio: quello delle imprese che hanno cominciato a considerare gli investimenti in salute e sicurezza tra i primi sacrificabili nei bilanci aziendali; e quello dello Stato, che prosciugando progressivamente le risorse pubbliche destinate agli organismi di vigilanza e controllo”.

Se quindi anche una regione come l’Emilia-Romagna non può vivere isolata dal contesto, “vuol dire che non è e non potrà mai essere autosufficiente, non può arroccarsi su nessuna torre d’avorio, e corre rischi enormi a rincorrere spinte all’autonomia o all’autosufficienza, comprese quelle apparentemente suadenti che vanno sotto il nome di ‘autonomia differenziata’, oggi richiamata in auge dalla proposta governativa di arrivare alla definizione di un disegno di legge”. Un’autonomia differenziata che “non è per noi un’opportunità ma una preoccupazione, perché differenzia i cittadini dello stesso Paese rispetto all’esigibilità dei diritti e al rispetto di principi costituzionali fondamentali, perché cristallizza i divari esistenti fra i territori, perché crea sistemi pubblici a diverse velocità, perché disarticola l’unità del sistema di istruzione che invece è fondamentale se vogliamo che la nostra scuola non formi soldati del lavoro, ma prima di tutto intelligenze critiche e spiriti liberi, capaci di costruire un futuro migliore di quello che noi stiamo lasciando alle nuove generazioni. Una preoccupazione perché non c’entra nulla con la nostra storia, con la storia solidale di quell’Emilia Romagna”, sottolinea Bussandri. Una regione “resistente” ma non autosufficiente “può semmai proporre il proprio paradigma culturale, economico, sociale e istituzionale come stimolo al Paese, anzi ha il dovere di farlo”, a partire dal “modello di transizione ‘giusta’ che si sta affacciando in Emilia-Romagna e al quale abbiamo dato il nostro contributo, dove da una parte non si chiudono gli occhi di fronte alle emergenze del presente e dall’altra però si progetta rapidamente il domani, lavorando al massimo livello di autosufficienza energetica, investendo sulle rinnovabili, sull’attivazione delle comunità energetiche, sul trasporto pubblico, sulla mobilità elettrica e sostenibile, sulla messa in sicurezza del territorio. Così come credo che vada nella direzione giusta il modello di formazione che, anche qui con il nostro contributo, è stato costruito: un’idea di formazione che deve accompagnare la lavoratrice o il lavoratore in ogni fase della vita e che deve andare al passo con le necessità delle grandi transizioni, irrobustendo competenze digital e competenze green”.

Ma se vogliamo “che la nostra sia la regione del lavoro, del lavoro di qualità, della sostenibilità, dei diritti uguali e non differenziati per età e per genere, deve essere necessariamente anche la regione della legalità. Dobbiamo generare consapevolezza diffusa rispetto ai tanti, troppi, tentativi di trasformare la nostra regione in ‘distretto di mafia’. E dobbiamo creare le condizioni culturali e politiche perché, in una fase che si profila complicata, nessun imprenditore emiliano-romagnolo pensi che la soluzione ai suoi problemi sia quella di rivolgersi a chi offre servizi accettabili a prezzi stracciati, perché dietro quei prezzi stracciati ci stanno lavoratori sfruttati, sottopagati, senza diritti, senza la possibilità di rivolgersi a un sindacato, talvolta minacciati”, ha ribadito Bussandri.

Durante la giornata di oggi hanno portato il loro saluto, tra gli altri, il sindaco di Cervia Massimo Medri e il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

Domani i lavori riprenderanno al mattino con la proiezione di un video sul bilancio sociale della CGIL Emilia-Romagna a cui seguirà il dibattito e l’intervento di Daniela Barbaresi, segretaria nazionale CGIL. Si conclude venerdì 3 con la proiezione del video “Al lavoro, alla lotta”, l’intervento del segretario generale della CGIL Maurizio Landini e l’elezione del segretario generale della CGIL Emilia-Romagna.

Durante i lavori congressuali i partecipanti potranno visitare la mostra “Per puro splendore” della scrittrice e fotoreporter Annalisa Vandelli (realizzata e promossa dalla CGIL Emilia-Romagna e da Nexus Emilia-Romagna), e la mostra “Il costo del lavoro. Le morti sul lavoro in Emilia-Romagna dal 1940 a oggi” a cura del fotografo Luciano Nadalini (realizzata e promossa dalla CGIL Emilia-Romagna).

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