• Today is: giovedì, Febbraio 2, 2023

Commissione Lavoro, previdenza sociale (I lavori della settimana)

redazione
Giugno15/ 2020

**187ª seduta: martedì 16 giugno 2020, ore 15
*188ª seduta: mercoledì 17 giugno 2020, ore 8,30
189ª seduta: giovedì 18 giugno 2020, ore 9

ORDINE DEL GIORNO

PROCEDURE INFORMATIVE


I. Audizione di rappresentanti di Avvocati Giuslavoristi Italiani e dell’Associazione Comma2 in relazione all’affare assegnato riguardante ricadute occupazionali dell’epidemia da Covid-19, azioni idonee a fronteggiare le situazioni di crisi e necessità di garantire la sicurezza sanitaria nei luoghi di lavoro (n. 453)

II. Interrogazione


IN SEDE CONSULTIVA


I. Esame dell’atto:
Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, adottato in attuazione dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 novembre 2019, n. 133  Relatore alla Commissione ROMAGNOLI
(Osservazioni alla 1ª Commissione)

(n. 177)

II. Seguito dell’esame del disegno di legge:
Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) – Relatrice alla Commissione GUIDOLIN
(Parere alla 12a Commissione)

(867-B)

III. Seguito dell’esame congiunto del disegno di legge:
Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2019
(Relazione alla 14ª Commissione)

(1721)

– e dei documenti:
1. Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2020
(Parere alla 14ª Commissione)

(Doc. LXXXVI, n. 3)

2. Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, relativa all’anno 2019
(Parere alla 14a Commissione)

(Doc. LXXXVII, n. 3)

– Relatrice alla Commissione PARENTE


INTERROGAZIONE ALL’ORDINE DEL GIORNO


TARICCO FERRAZZI CIRINNA’ BOLDRINI IORI MESSINA Assuntela D’ARIENZO LAUS STEFANO ROJC FEDELI D’ALFONSO PINOTTI ASTORRE VATTUONE MANCA PARRINI – Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali.

Premesso che:

i buoni pasto”, conosciuti anche come “ticket restaurant” sono dei biglietti, elettronici o cartacei, che il datore di lavoro concede ai propri dipendenti, per l’acquisto di pasti o prodotti alimentari in assenza del servizio di mensa, oppure per una determinata categoria di lavoratori, quando tale servizio non è previsto. Sono definiti in ultimo dal recente decreto del Ministero dello sviluppo economico n. 122 del 7 giugno 2017 come “cedibili, non cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro” ed “utilizzabili solo dal titolare”, e possono essere considerati a tutti gli effetti come un benefit aziendale, ampiamente usato sul territorio italiano, e conseguentemente come un mezzo di pagamento erogabile in formato cartaceo o elettronico;

secondo dati Istat sono poco più di 500 milioni i buoni pasto registrati durante l’anno 2019, per un ammontare di 3,2 miliardi di euro di valore di mercato, di cui beneficiano ogni giorno circa 1,8 milioni di occupati del settore privato e poco meno di un milione nel settore pubblico, per un totale di più di 2,7 milioni di lavoratori;

considerato che:

la legge di bilancio per il 2020 (legge n. 160 del 2019) ha introdotto importanti variazioni, stabilendo un’abolizione dell’obbligo di utilizzo del buono nel corso della giornata lavorativa, permettendone quindi un accumulo fino ad un totale di 8 e spendibili nei confronti di un numero ampliato di esercizi commerciali, con evidenti benefici per dipendenti e aziende in termini di tassazione a loro favorevole;

la legge stimola nei fatti un avvicinamento ai ticket elettronici, favorendoli rispetto a quelli cartacei per il loro valore massimo di importo complessivo giornaliero (si passa dai precedenti 7 euro agli attuali 8 euro, quota che non concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente contro i 4 euro dei cartacei) proprio in virtù della loro maggiore tracciabilità;

rilevato che:

il corrente sistema di gestione dei buoni pasto, il codice degli appalti (di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, e successive modificazioni e integrazioni) genera nei fatti una tassa occulta del 30 per cento sul valore di ogni buono pasto a carico degli esercenti, tra commissioni alle società emettitrici e gli oneri finanziari legati alle procedure di incasso ed ai ritardati pagamenti;

i diversi locali commerciali (bar, ristoranti, supermercati e centri commerciali) perdono o spendono per l’incasso conseguentemente quasi 3.000 euro ogni 10.000 euro di buoni pasto incassati;

dato atto che:

le associazioni di categoria, per la prima volta tutte insieme, hanno dato vita ad un tavolo di lavoro congiunto nel ricercare una soluzione comune a questa situazione che è diventata insostenibile per le aziende, le quali sottolineano come profondamente ingiusto il fatto che i costi connessi all’utilizzo di uno strumento utile come questo vada poi a pesare in tutte le sue implicazioni negative sulle spalle degli esercenti, mettendo a rischio la sostenibilità economica di un sistema che dà un servizio importante a 3 milioni di lavoratori e mettendo in ginocchio decine di migliaia di imprese pubbliche, della piccola e grande distribuzione;

le associazioni di categoria hanno manifestato il disagio proprio e delle imprese loro associate, non escludendo campagne di comunicazione per sensibilizzare i cittadini al problema, e anche ipotizzando scioperi dei ticket, fino ad arrivare ad una class action, qualora non si arrivi in tempi brevi a correttivi normativi e gestionali in materia per ridurre le ricadute negative sulle imprese, arrivando anche alla revisione stessa del codice degli appalti, pur difendendo i diritti acquisiti dei lavoratori,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del susseguirsi delle vicende, soprattutto alla luce dell’assenza di azioni concrete a seguito del fallimento di “Qui!Group”, il più grande fornitore di buoni pasto della pubblica amministrazione, travolto da 325 milioni di euro di debiti compresi i 200 a carico degli esercenti convenzionati, su cui il primo firmatario del presente atto ha già presentato un atto di sindacato ispettivo (3-00132);

se non reputino necessario valutare una revisione dell’intero sistema gestionale dei buoni pasto al fine di garantire il rispetto del valore nominale dei ticket lungo tutta la filiera, che coinvolga anche le responsabilità di Consip, verificando che non siano ravvisabili comportamenti di “omesso controllo”, anche alla luce di quanto già verificatosi precedentemente con il fallimento della Qui! Group, e anche alla luce della legge di bilancio per il 2020 che incentiva i ticket elettronici, nella consapevolezza che questo strumento è un elemento importante per il welfare aziendale e soprattutto dalla consapevolezza che tale scelta consolida un percorso di alleggerimento della pressione fiscale a partire dalla riduzione delle tasse sul lavoro.

(3-01387)

redazione