“L’accordo Usa-Ue dovrebbe essere fermato ora per due ragioni. La prima è perché riconoscerebbe la legittimità di una guerra commerciale. La seconda, invece, favorirebbe la delocalizzazione, quindi la deindustrializzazione dell’Europa con un impatto economico, sociale e democratico per cittadini e lavoratori incalcolabile”. Così il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, sull’accordo sui dai al 15% firmato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von Der Leyen.
Per De Palma “la decisione degli Usa di aggredire il lavoro usando i dazi come arma per proteggere l’immenso debito americano è un vero e proprio atto di guerra commerciale, industriale e sociale. L’ipotetico accordo Usa-Ue sui dazi, se confermato, sarebbe una debacle negoziale della Commissione europea, con un danno ad oggi incalcolabile per i lavoratori e i suoi cittadini”. Per il sindacalista, infatti, si tratta di una vera e propria “disfatta negoziale” ai danni dell’Europa plasticamente rappresentata dalle cifre : dazi al 50% su acciaio e alluminio; dazi del 15% su tutti i prodotti metalmeccanici; obbligo all’acquisto di 750 miliardi di dollari di prodotti energetici; obbligo a investire 600 miliardi da parte della Ue negli Usa. Il tutto in un accordo “i cui contenuti non sono ancora del tutto chiari come la web tax o la reciprocità dei dazi”.
Quanto la comparto metalmeccanico, per De Palma l’intesa potrebbe incidere notevolmente sulle esportazioni di prodotti metalmeccanici italiani verso gli Stati Uniti. Il valore complessivo delle esportazioni della metalmeccanica italiana verso gli Usa nel 2024 è stato di circa 30 miliardi di dollari, al netto delle esportazioni di parti e componenti verso altri Paesi che esportano negli Usa. Si tratta del 10,51% delle esportazioni metalmeccaniche italiane totali, pari a 282,3 miliardi di dollari. I settori metalmeccanici più esposti nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, su cui quindi peseranno di più i dazi, sono l’automotive per un valore complessivo di 5,2 miliardi di dollari, che riguarda in particolare le auto di alta cilindrata; macchinari, impianti e apparecchiature, con un valore complessivo di oltre 14,6 miliardi di dollari; aerospazio e navale: in entrambi i casi nel 2024 le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno costituito oltre il 20% delle esportazioni complessive di questi settori. Inoltre, i dazi imposti su acciaio e alluminio non colpiranno soltanto le produzioni di acciaio e alluminio ‘grezzo’, ma un’ampia serie di prodotti e componenti costituiti da questi materiali: si tratta di oltre 3,4 miliardi di dollari di esportazioni per quanto concerne l’alluminio e oltre 2,2 miliardi di dollari per l’acciaio.
“L’Unione europea e il Governo italiano per limitare gli effetti dovrebbero mettere in campo una strategia efficace di investimenti per un piano industriale europeo di 800 miliardi nei prossimi anni; di allargamento degli accordi commerciali con nuovi paesi e continenti, ma soprattutto puntare sulla crescita del mercato interno aumentando i salari e diminuendo la pressione fiscale sulle lavoratrici e sui lavoratori”, conclude.




























